Navarotto: i trend nella progettazione delle stalle

Alcuni flash sui trend in atto nella progettazione delle stalle proposti dallo specialista Pierluigi Navarotto. Anche in base a quanto si sta facendo in Olanda e negli Usa


Edilizia-stalle-bovini

Il mutamento delle tendenze nel settore dell’edilizia zootecnica è da imputare essenzialmente a un cambiamento delle priorità dell’allevatore di oggi. Se prima l’obiettivo era essenzialmente quello di contenere i costi, anche agendo sull’efficienza della manodopera, ora a questo aspetto si aggiungono altri elementi prioritari per chi si accinge a progettare una stalla, o a ristrutturarla. Questi altri nuovi elementi sono la sicurezza, l’impatto ambientale ed il benessere animale.

Così almeno definisce i principali aspetti dei nuovi trend Pierluigi Navarotto, per molti anni docente di Costruzioni rurali all’Università di Milano. Che ci propone alcune esempi delle nuove tendenze, anche facendo riferimento a realizzazioni in atto in Olanda e negli Stati Uniti.

Alimentazione, cuccette

«L’allevatore – spiega Navarotto – deve domandarsi quale livello di automazione e/o di meccanizzazione vuole adottare nelle varie zone. E’ evidente infatti che, se si parla ad esempio di alimentazione, optare per la predisposizione di una zona attrezzata con stazioni di distribuzione della miscelata completa (non del solo concentrato come attualmente d’uso), invece della tradizionale distribuzione della miscelata, cambia notevolmente la distribuzione planimetrica della stalla».

Nella zona di riposo, «la tendenza ormai consolidata è l’utilizzo delle cuccette con dimensioni standard di circa 2,5 m di lunghezza per 1,25 m di larghezza. Gli aspetti più innovativi sono relativi alla conformazione dei battifianchi, che si realizzano in modo da risultare il più discreti possibile, in modo da interferire quanto meno si può con gli animali e, soprattutto, in modo da non danneggiarli».

Paglia, materassini, sabbia

Ma l’elemento più delicato, e ancora oggetto di soluzioni differenziate, «è rappresentato dal suolo», puntualizza il tecnico. «In questo caso una soluzione ideale ancora non esiste. La paglia assicura il benessere all’animale, ma richiede parecchio lavoro e condiziona le operazioni di pulizia e di gestione degli effluenti. L’utilizzo di materassini in materiali elastomerici risponde meglio alle esigenze di igiene e di pulizia, ma raramente assicura buone condizioni di benessere».

L’impermeabilità dei materassini, infatti, «ne assicura la buona lavabilità e disinfettabilità, tuttavia impedisce la traspirazione dalle superfici corporee a contatto. Talvolta poi, a causa dello sfregamento, possono evidenziarsi nella zona del garretto perdita di pelo e tumefazioni. Per questo è spesso raccomandato l’utilizzo sui materassini di un materiale assorbente, quale ad esempio la segatura, che possa svolgere anche la funzione di lubrificante nei confronti della superficie del materassino stesso. La scelta sarà quindi frutto di un compromesso tra le diverse esigenze da privilegiare nel caso specifico. Solo in allevamenti di dimensioni più ridotte o in settori da tenere attentamente controllati, come la zona di asciutta e in particolare quella del periparto, si usa la soluzione a lettiera assegnando superfici adeguate».

Un’alternativa proveniente dagli Usa consiste nell’utilizzo della sabbia. Quali sono i suoi vantaggi? Risponde l’esperto: «Anzitutto, la sabbia è priva di sostanza organica e quindi offre le massime garanzie dal punto di vista igienico, inoltre è morbida e si adatta perfettamente alla conformazione dell’animale. Nel nostro Paese possiamo trovare alcuni esempi interessanti nelle stalle lombarde, anche se le caratteristiche abrasive della nostra sabbia, decisamente più grossolana di quella americana, aumentano sensibilmente l’usura delle attrezzature meccaniche».

Pavimentazioni, flushing

Il dibattito si incentra comunque per lo più ancora sull’alternativa tra pavimentazione continua e pavimentazione fessurata. Spiega Navarotto: «Dal punto di vista della presa del piede, il pavimento fessurato è sicuramente valido, in quanto le fessure impediscono lo scivolamento. Come noto, in questo caso le deiezioni cadono nella fossa sottostante e la pavimentazione rimane relativamente pulita. Ma, proprio per questo, qualità dell’aria e biosicurezza possono risultare penalizzate».

Nel caso invece si abbia a disposizione la pavimentazione continua, prosegue il tecnico, «è possibile, in caso di necessità, intervenire con lavaggi diretti e addirittura con vere e proprie disinfezioni. Si tratta di un’opportunità certamente da non considerare di routine ma che, all’occorrenza, può risultare di grande aiuto per risolvere situazioni di criticità. Di contro, tale soluzione è molto più vincolante proprio sul piano delle pulizie, in quanto risulta necessario garantire corsie rettilinee e non esagerare in lunghezza».

Un’altra soluzione di provenienza «americana», che per un certo periodo è stata vista con grande interesse, è il flushing, vale a dire l’utilizzo dell’acqua (o meglio della frazione più liquida del liquame ripreso dallo stoccaggio) per veicolare le deiezioni presenti sulle corsie. In pratica l’azione meccanica di trasporto delle deiezioni, normalmente affidata al raschiatore meccanico, viene invece svolta dal liquame. La soluzione è apparsa immediatamente interessante sia per l’eliminazione delle attrezzature meccaniche nelle aree occupate dagli animali, sia per i minori rischi di involontari danneggiamenti agli stessi, sia, ancora, per gli ottimi livelli di pulizia ottenibili. Però si sono evidenziate criticità legate soprattutto agli aspetti di compatibilità ambientale a causa dell’aumento delle emissioni in atmosfera.

Sul tema pavimentazioni conclude Navarotto: «Oltre alla scelta tra pavimentazione fessurata o continua, si pone anche la scelta tra pavimentazione “dura” o “morbida”. Chi desidera quest’ultima può fissare sulla superficie un materassino in gomma. In questo caso gli animali avranno a disposizione una pavimentazione soffice che assicura una deambulazione più sicura grazie alla maggiore presa degli zoccoli, simile a quella che assicura il prato. L’unico difetto è il costo, che oscilla sì dai 40 ai 60 euro/mq, ma a fronte del quale si hanno minori costi per interventi sanitari».

Mungitura

Ma le tendenze più innovative le ritroviamo nella zona mungitura, «dove ormai – precisa Navarotto – il robot di mungitura non è più visto con timore, grazie anche al notevole aumento della sua affidabilità. Tale aumentata affidabilità consente addirittura, nel caso delle grandi stalle (800-1.200 capi), di poter optare tra un’impostazione di mungitura “diffusa” o “centralizzata”».

Nel primo caso, quello della mungitura diffusa, «la stalla si suddivide in più moduli, ciascuno dei quali è dotato di una zona di mungitura attrezzata con stazioni robotizzate. Una stalla di 1.000 vacche, ad esempio, sarà quindi costituita da quattro stalle affiancate di 250 vacche cadauna, riducendo moltissimo le esigenze di movimentazione degli animali con notevole semplificazione gestionale».Nel secondo caso, quello della mungitura centralizzata, si manterrà invece l’impostazione classica, con la centralizzazione delle operazioni di mungitura, ma queste saranno svolte in una sala a giostra ove tutte le operazioni di ingresso, attacco e stacco del gruppo sono gestite da stazioni robotizzate».

Zootecnia di precisione

Non è infine da trascurare la possibilità di «adattare le strutture alle nuove tecnologie di “zootecnica di precisione”, ora in fase di veloce sviluppo».


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