Le indicazioni degli ingegneri agrari sulle stalle da latte

I criteri progettuali e gestionali per le stalle di bovini da latte definiti dal manuale tecnico dell’associazione mondiale degli ingegneri agrari (Cigr). Nella stalla sperimentale dell’Università di Bologna una parziale convalida di questi criteri progettuali


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La progettazione, la costruzione e la gestione delle stalle per bovini da latte sono attività in continua evoluzione e richiedono sempre più elevate competenze per stare al passo con il progresso tecnico e scientifico in atto sia in campo zootecnico che in campo tecnologico. Di conseguenza assume sempre più importanza la disponibilità di fonti di aggiornamento e qualificazione per i tecnici e progettisti del settore; tanto più nel nostro Paese, ove la pubblicistica specializzata è piuttosto carente.

Risulta dunque particolarmente apprezzabile, e meritevole di divulgazione, un’iniziativa realizzata da un gruppo internazionale di specialisti del settore, riuniti in un apposito working group nell’ambito della Cigr (Commission Internationale du Génie Rural), l’associazione mondiale degli ingegneri agrari, con la pubblicazione, nei mesi scorsi, di un manuale tecnico contenente i criteri progettuali e gestionali per stalle di bovini da latte.

Tale report, intitolato “The Design of Dairy Cow and Replacement Heifer Housing” è, per un verso, l’aggiornamento di un analogo report pubblicato nel 1994, ma ne costituisce altresì un notevole ampliamento e approfondimento, coprendo le esigenze di tutte le attività che si svolgono nelle aree di stabulazione. Nelle sue 60 pagine vengono fornite indicazioni precise circa il dimensionamento degli spazi interni, il design delle attrezzature e degli impianti, la climatizzazione, l’organizzazione dei reparti con finalità speciali. E’ importante segnalare che il report è scaricabile gratuitamente dal sito http://amsacta.unibo.it/4272/.

Esso costituisce quindi una guida completa e dettagliata per un corretto approccio alla progettazione e gestione delle stalle da latte che merita una larga divulgazione anche nel nostro Paese e perciò ne diamo conto in questo articolo illustrandone sinteticamente i contenuti e soffermandoci solo sulle parti che risultano più originali e innovative per la realtà italiana.

Requisiti generali

Il primo capitolo è dedicato ai requisiti fondamentali degli animali. In esso si indicano primariamente alcune dimensioni corporee, standardizzate in funzione di età e peso (fig.1e tab.1), parametri necessari, come vedremo, per dimensionare correttamente gli spazi individuali.

Seguono informazioni generali riguardanti la salute, il comportamento (specie i movimenti di alzata e coricata), i fabbisogni alimentari (durata e frequenza di assunzione di foraggio e di acqua) e quelli ambientali (qualità dell’aria, rumore, luce). Viene sottolineata in questa parte, e ripresa più ampiamente nel capitolo conclusivo, l’importanza dell’atteggiamento tenuto dagli operatori nel rapporto con gli animali.

Ai requisiti ambientali, in particolare a quelli climatici, è dedicato il successivo capitolo. Si indicano, in particolare, i principali parametri che definiscono le zone di maggiore o minor benessere e i relativi effetti sulla produzione.

Particolarmente utile ed efficace ai fini pratici risulta a nostro avviso il grafico di fig. 2, in cui è rappresentato l’effetto congiunto di temperatura e umidità dell’aria sulla produzione di latte. A questi due indicatori deve poi aggiungersi anche il valore della velocità dell’aria, fattore assai importante specie per mitigare le alte temperature; con effetti benefici dai 24 °C in su, che possono arrivare anche a un 10% sopra ai 30 °C (per velocità superiori a 4 m/s).

Requisiti progettuali

E’ la parte più consistente e tecnicamente rilevante del manuale. I primi paragrafi sono dedicati al dimensionamento delle aree di riposo nella stabulazione libera, vale a dire le zone a cuccette e le zone a lettiera.

Per le cuccette, che in quanto spazi fortemente delimitati richiedono una notevole precisione dimensionale, si parte dall’analisi del comportamento delle bovine nella fase di alzata e coricata, ove si evidenzia un fabbisogno aggiuntivo di spazio, oltre a quello corporeo, per lo slancio in avanti della testa al fine di controbilanciare il peso del treno posteriore (fig. 3).

Da quest’analisi sono dedotte le principali dimensioni spaziali mediante formule matematiche che legano i vari dettagli costruttivi alle dimensioni corporee di cui si è detto in precedenza. Sottolineiamo che questo metodo, che può sembrare alquanto macchinoso, è l’unico fondato scientificamente in quanto ogni altra indicazione sarebbe basata semplicemente su dati medi che, come sappiamo, sono estremamente variabili da capo a capo; con conseguenza o di un eccesso di spazio, quindi un maggiore imbrattamento del pavimento, o, ancor peggio, come troppo spesso accade, di carenza di spazio e difficoltà a soddisfare il fabbisogno di riposo.

Si consiglia perciò di dimensionare le cuccette sulla taglia media del 10% dei capi più grossi a partire, appunto, da dimensioni corporee individualmente determinate in funzione del peso (tab. 1). Tutti i dettagli progettuali sono dati in funzione di tali parametri (L, H, W) e come tali verranno riportati nelle illustrazioni senza ulteriore legenda.

Il percorso progettuale analitico è rappresentato nelle figure 3 e 4, i cui valori sono ottenibili dalle formule seguenti: per la larghezza CW = 0.85H; per la lunghezza “testa a testa” CL1 = 1,06L + 0,48H; per la lunghezza contro muro CL2 = 1,06L + 0,65H. Tuttavia, per comodità d’uso, vengono forniti nel manuale anche alcuni dati standard (tab. 2).

Lo stesso metodo ha generato i criteri per il corretto disegno dei divisori con individuazione delle zone di libertà e di vincolo (fig. 4).

Un’applicazione pratica di questi criteri dimensionali può essere riconosciuta nella realizzazione di alcuni modelli innovativi di divisori che potremmo definire “ad asta obliqua, rigida o elastica, lineare o curva” i quali rispettano quasi perfettamente i requisiti funzionali illustrati in fig. 4.

All’Università di Bologna

Una parziale convalida di tali criteri progettuali ci è data dall’esperienza fatta nella stalla sperimentale dell’Università di Bologna dove uno di questi modelli, costituito da un tubolare metallico rettilineo di circa 7 cm di diametro, è da tempo operante (fig. 5).

Da tale esperienza, pur in assenza di osservazioni scientifiche, sembrano emergere alcuni lati positivi: gli animali hanno una maggiore libertà di movimento; il divisorio non tocca il fianco o la schiena quando sono coricati; è possibile “sfilare” il divisorio semplicemente allentando un bullone così facilitando gli animali che dovessero presentare difficoltà ad alzarsi o che vengano fatti partorire in cuccetta. Inoltre risulta semplice l’installazione e la manutenzione, più facile la pulizia delle cuccette.

Si segnala però anche un inconveniente, ossia la possibilità che alcuni animali di taglia ridotta, soprattutto le primipare, riescano a coricarsi in senso contrario (un caso osservato da noi in fig. 6) o, semplicemente, a disporsi in posizione diagonale, sporcando la cuccetta e rendendo necessaria una supplementare attività di pulizia. Un accorgimento migliorativo potrebbe essere quello di realizzare un gradino a terra, o “fermo al piede”, nella parte anteriore della cuccetta, come largamente in uso nel Nord Europa e consigliato nel manuale.

La lettiera

In analogia con le cuccette si ottiene il dimensionamento delle aree a lettiera, i cui valori medi, pure forniti dal manuale, sono riportati in tab. 3 distinguendo fra gli schemi con o senza area di esercizio interposta fra la zona di riposo e la zona di alimentazione.

Molto spazio è poi dedicato alla corretta gestione della lettiera.

Le stalle fisse

Si è discusso nel gruppo se trattare anche il tema delle stalle fisse.

Alla fine, pur ritenendo questo sistema superato e inefficiente, tranne che per piccole stalle, si è dedicato un capitolo anche alla sua completa trattazione, considerata l’importanza che esso ancora riveste in molte zone montane o in aree marginali del Nord Europa.

L’alimentazione e l’abbeverata

I successivi capitoli sono dedicati al dimensionamento degli spazi e delle attrezzature per alimentazione e abbeverata. In fig. 7 sono riportate le dimensioni per mangiatoia, rastrelliera e spazi adiacenti, mentre l’interspazio fra animali alla mangiatoia viene standardizzato nelle misure di 65, 71, 78 e 83 cm rispettivamente per le categorie di peso di 550, 650, 750 e 850 kg.

Un elemento di novità, almeno per l’Italia, è costituito dalla soluzione definita “posta di alimentazione” (v. fig. 8). Essa consiste in una zona rialzata rispetto alla corsia di alimentazione ed in pendenza, con divisori interposti fra gli animali, simili a quelli per cuccette ma più corti. In questo modo le bovine, mentre mangiano, non sono disturbate dal passaggio del raschiatore, oltre a poter sostare per parecchie ore su un pavimento pulito e reso confortevole con un rivestimento in gomma.

Per l’abbeverata, vengono riportati in manuale i fabbisogni e le corrette modalità di somministrazione dell’acqua, con riguardo al numero e al posizionamento degli abbeveratoi (singoli o collettivi) e con specifiche tecniche per i diversi impianti. Delle varie raccomandazioni riportiamo, in fig. 9, gli spazi minimi per abbeveratoi collettivi, in quanto tali spazi risultano, nella realtà italiana, troppo spesso sottodimensionati, con conseguenti limitazioni al soddisfacimento del fabbisogno, specie estivo, di acqua.

Le aree di deambulazione

Un apposito capitolo è poi dedicato ai pavimenti delle aree di deambulazione, la cui importanza è andata via via crescendo come conseguenza dell’aumento di patologie podali che si registra nelle stalle moderne.

Vengono descritte tutte le principali caratteristiche che possono influenzare la salute e il benessere degli animali: attrito, abrasività, durezza, tessitura, profilo, facilità di pulizia e drenaggio, insieme alle prestazioni dei diversi materiali: cemento, asfalto, gomma. Indicazioni dimensionali vengono date per la rigatura dei pavimenti pieni (fig. 10) e per i pavimenti fessurati (tab.4).

Mungitura, climatizzazione

Nel capitolo dedicato alla mungitura, più che sui tipi di impianto, soggetti a continua evoluzione, ci si sofferma sul dimensionamento degli spazi, con particolare attenzione alle corsie di ritorno dalla sala di mungitura e alla zona di attesa, nei sistemi a spina di pesce e a pettine.

Si prosegue poi con un capitolo dedicato alla climatizzazione in cui si approfondiscono, in particolare,i meccanismi di ventilazione naturale. Si evidenzia come, nei climi caldi, il movimento d’aria (necessario non solo per abbassare la temperatura, ma anche per ridurre l’umidità) sia dovuto in modo pressoché esclusivo all’azione del vento, essendo praticamente nulla la convezione termica (moto di aria calda verso l’alto) in quanto è minima la differenza di temperatura fra esterno e interno. In tali condizioni sono determinanti le aperture verticali (sui lati e sui fronti) e non già il cupolino, utile invece d’inverno.

Date le notevoli portate di ventilazione che si possono raggiungere, per effetto del vento, in edifici molto aperti, risulta erronea l’enfasi che ancora da noi si dà, anche in sedi autorevoli, all’inerzia termica, ossia al peso della struttura, come fattore di mitigazione delle alte temperature. In queste condizioni sono appropriate le strutture leggere, alte e molto aperte (con possibilità di chiusura mediante reti o simili d’inverno).

Per gli animali in particolari condizioni

Un ulteriore ampio capitolo è dedicato alle soluzioni stabulative per vitelli e capi da rimonta, ma su questo non ci soffermiamo per ragioni di spazio.

Vogliamo invece dare risalto ad alcuni aspetti progettuali, comunemente trascurati nei nostri testi specializzati, cui il manuale dà un giusto rilievo per l’importanza che assumono ai fini di una buona gestione. Ci riferiamo agli spazi riservati ad animali in particolari condizioni: vacche in precoce o tardiva asciutta; vacche allattanti a rischio (vecchie, zoppe, a mungitura lenta, convalescenti); vacche ammalate; vacche e manze in transizione (da 3-4 settimane prima del parto a 2-3 settimane dopo) a loro volta suddivisibili in vacche e manze pre-parto, al parto, post-parto. Ognuna di queste categorie avrebbe bisogno di spazi appositi, tanto più quanto più grande è la mandria. Tali spazi vengono quindi descritti nelle specifiche esigenze, con particolare e dettagliato approfondimento del box parto.

L’ultimo capitolo è dedicato agli accorgimenti costruttivi e operativi utili a ridurre i rischi per la salute dei lavoratori nelle diverse fasi: gestione degli animali (movimentazione, mungitura, ispezione e trattamenti), distribuzione dell’alimento, pulizia e gestione liquami. Nonché in riferimento alle condizioni ambientali (aria, luce, rumore).

La sostenibilità degli allevamenti

Per concludere, vogliamo richiamare alcune tematiche emergenti che sono introdotte per la prima volta in un manuale di questo tipo. Si tratta di aspetti inerenti alla sostenibilità degli allevamenti, che vengono trattati nella parte iniziale della pubblicazione.

Uno di questi riguarda la costruzione degli edifici, che deve sempre più rispondere a obiettivi di un basso impatto di materiali e tecniche, di flessibilità degli edifici che ne permetta le modifiche e il riuso, di riciclo dei materiali derivanti da demolizioni. L’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment) è in questo caso la procedura appropriata.

Altri aspetti riguardano più direttamente le ricadute ambientali: risparmio di energia e di risorse idriche, contenimento dell’emissione di gas in atmosfera (molto legato alla costruzione e gestione dei pavimenti), produzione di energie rinnovabili.

Infine vengono citati aspetti di interesse sociale quali il benessere degli animali e le produzioni biologiche (per questi ultimi si richiama la legislazione europea). Sono temi che vanno tenuti in grande considerazione non solo dagli allevatori o dai pubblici uffici, ma anche dai progettisti in quanto molte delle potenziali ricadute negative possono essere ovviate già in fase di impostazione progettuale, evitando interventi successivi e un inutile appesantimento dei costi di gestione.

 

(*) L’autore è del Dipartimento Distal, Università di Bologna.

 

Visualizza l’articolo intero pubblicato su Informatore Zootecnico n. 15/2015


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