Zootecnia di precisione, il Crea: in Italia manca l’interazione fra i sensori

Nelle nostre aziende da latte, il 15% dei sistemi di mungitura sono automatizzati. Così come il 25% dei sistemi per la preparazione dell’unifeed e il 13% di quelli dedicati al controllo del benessere e di altri aspetti gestionali. È quanto emerso al recente convegno organizzato da CremonaFiera in collaborazione con il Crea di Lodi e l’Apa di Cremona. Perché investire sulle nuove tecnologie, secondo gli esperti


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Il 28 ottobre scorso presso la Sala Monteverdi di CremonaFiere, nell’ambito della 71ª edizione delle Fiere Zootecniche Internazionali, si è tenuto il convegno “La zootecnia di precisione: un’opportunità per un cambiamento consapevole”, organizzato dall’ente fieristico in collaborazione con il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) di Lodi e l’Associazione provinciale allevatori (Apa) di Cremona.

I saluti iniziali sono stati fatti dal presidente dell’Apa di Cremona, Riccardo Crotti, che ha ringraziato i presenti e ha valorizzato il ruolo dell’Apa in un territorio leader a livello nazionale per produttività e qualità delle produzioni; a seguire, quelli di Andrea Galli, direttore del Crea di Lodi e chairman dell’evento, che ha anche spiegato come l’obiettivo dell’incontro mirasse a far acquisire all’imprenditore la giusta consapevolezza degli strumenti tecnologici a disposizione per una gestione automatizzata dell’azienda agricolo-zootecnica, ma anche più efficiente, più sostenibile e più redditizia.

Galli ha quindi invitato Luigi Sartori, dell’Università degli studi di Padova, a parlare di “Agricoltura di precisione in Italia: stato dell’arte e prospettive di sviluppo”.

L’Agricoltura di precisione (Adp), ha spiegato il docente, è la gestione di precisione delle attività agricole realizzata grazie all’uso di tecnologie che consentono di osservare, misurare e supportare le decisioni o mettere in atto azioni risolutive al fine di ottimizzare l’efficienza produttiva, la sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Grazie a una iniziativa promossa dal Mipaaf nel 2015 per descrivere lo stato dell’arte dell’Adp e inquadrare le prospettive di sviluppo del settore, è stato realizzato un sondaggio on line per identificare le principali tecnologiche utilizzate in Italia, le produzioni scientifiche disponibili, nonché i progetti di ricerca e trasferimento tecnologico finanziati sul territorio nazionale.

Scarso uso delle tecnologie

Sartori ha voluto puntualizzare come, nonostante l’Italia vanti un livello molto elevato di meccanizzazione agricola rispetto ad altri Paesi, sia i trattori che le attrezzature siano per lo più obsolete (hanno in media 20 anni) e che le tecnologie acquistate dagli imprenditori italiani siano presenti solo su una piccola percentuale dei trattori o delle operatrici vendute annualmente.

Tra queste si annoverano i sistemi di guida automatica (1%) o manuale after market (8%), i sensori per la mappatura delle produzioni per mietitrebbie (40%) o trince (30%), i protocolli di comunicazione isobus su trattori (10%) o attrezzi (3-5%), le macchine spandiconcime dotate di sensori vari e con possibilità di dose variabile (10%), i dispositivi per il controllo delle sezioni durante i trattamenti (dal 6 al 50%) e, infine, gli impianti di irrigazione con controllo remoto (dal 30 all’80%).

«Necessaria la formazione»

I risultati dell’indagine presentati dal docente hanno messo in evidenza anche alcune criticità. Ad esempio, solo pochi imprenditori dispongono delle competenze informatiche e delle risorse necessarie per gestire le tecnologie. Tra le principali difficoltà che gli utilizzatori incontrano si annoverano, poi, la bassa compatibilità tra i diversi sistemi, la complessità del loro funzionamento, gli alti investimenti economici richiesti e la non facile misurazione dei benefici ottenibili.

Sartori ha concluso il suo intervento sottolineando come, oltre ai percorsi di formazione, occorra condurre studi pilota dimostrativi e informare gli imprenditori circa le opportunità di …

 

L’autrice fa parte del Gruppo di ricerca di Zootecnia sperimentale del Crea di Lodi.

 

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