Wolf: niente condensa con la stalla in legno

È questo uno dei tanti vantaggi che Alfio Sassella e Sonia Marioli, conduttori dell’azienda Marioli Sonia a Talamona (So), hanno riscontrato dopo la costruzione della nuova struttura firmata Wolf System. «Le caratteristiche dello stabile garantiscono un maggior livello di benessere animale e vitelli visibilmente più in salute»


stalla

Miglior salute dei vitelli, elevato livello di benessere animale e soddisfazione dal punto di vista sia estetico che funzionale. Sono i vantaggi che la scelta di una stalla in legno firmata Wolf System ha portato ai coniugi Alfio Sassella e Sonia Marioli, conduttori dell’azienda agricola Marioli Sonia a Talamona, in provincia di Sondrio.

La costruzione della nuova stalla risale al 2010, quando Alfio e la moglie Sonia decisero di radunare i loro 50 capi, suddivisi in tre stalle diverse prese in affitto, sotto un unico tetto. Le bovine appartengono alla Original Braunvieh (Bruna originale), una razza antica e precedente all’attuale “Bruna alpina”. In Lombardia, nel Registro anagrafico della Bruna originale, ne sono censiti oggi 400 capi.

Le caratteristiche di razza

Come spiega Sassella, che oltre a essere allevatore è anche presidente dell’Associazione Original Braunvieh, «anticamente questa razza era a triplice attitudine: lavoro, carne e latte. Oggi è rimasta ovviamente solo a duplice attitudine: carne e latte. I vitelli maschi si caratterizzano per una resa elevata in carne, così come anche le vacche a fine carriera. Si tratta di una razza longeva, sia per le sue caratteristiche genetiche, sia per le condizioni di allevamento estensive (stalla e alpeggio). L’età media di una vacca di Original Braunvieh è infatti intorno ai 15 anni, con alle spalle anche 6/7 parti».

Proprio per le sue caratteristiche genetiche, l’allevamento della Original Braunvieh va gestito in modo che le vacche, nei mesi invernali, restino in stalla, mentre, nei mesi estivi, possano pascolare negli alpeggi.

In alpeggio da maggio a settembre

Prosegue Sassella: «A maggio portiamo gli animali in alpeggio a circa 500 metri d’altitudine. Nella prima metà di giugno saliamo a 1.400 metri, mentre da luglio a settembre rimaniamo in alpeggio a quota 2.000-2.200 metri. L’alpeggio è di proprietà e si trova in Val Brembana vicino al Passo San Marco».

Condensa in stalla un problema da risolvere

Per i mesi che le vacche trascorrono in stalla, Sassella spiega quali erano le esigenze da soddisfare: «La nostra zona è molto umida, per cui avevamo necessità di un ambiente sempre areato che risolvesse il problema della condensa. Dunque, grazie alla presenza di un cupolino su tutta la linea di colmo, la ventilazione viene oggi favorita da tre finestre a vasistas poste in ogni campata. Questo garantisce un costante ricambio d’aria, per cui possiamo dire di avere ottenuto un maggior livello di benessere animale e vitelli visibilmente più in salute».

La stalla

La stalla è di 17,2 metri x 24. La sua copertura, così come quella del caseificio aziendale (vedi box), è in pannello a sandwich su assito in legno. La scelta è stata motivata da esigenze estetiche, ma anche allo scopo di evitare condense. Per il fienile si è scelto una copertura in lamiera grecata con feltro anticondensa. Il basamento della stalla è in muratura in sasso a vista. Le pareti sono coibentate.

La stabulazione fissa un “ritorno alle origini”

Le vacche dell’azienda Marioli sono a stabulazione fissa legate alla posta, «un ritorno alle origini in un contesto di innovazione – commenta Sassella -. Una delle caratteristiche di questa razza consiste infatti nel portamento delle corna. In ogni caso lo spazio a disposizione non avrebbe permesso di costruire una stalla libera. Invece, con la stabulazione fissa, i metri quadri necessari per capo sono inferiori. L’idea che la stabulazione fissa sia sinonimo di scarso benessere animale non corrisponde al vero, soprattutto nel nostro caso. Anzitutto, perché le poste che abbiamo realizzato lasciano molta libertà alle bovine e sono attente a tutte le esigenze degli animali. Secondariamente, perché la mandria rimane nei pascoli per circa cinque mesi all’anno nel caso delle vacche e fino a sette o otto mesi all’anno nel caso delle manze. Tutto ciò per dire che il tempo in cui l’animale rimane legato alla posta è veramente minimo».

Prosegue Sassella: «Abbiamo posto particolare attenzione alla scelta delle attrezzature interne, optando anzitutto per una pavimentazione in gomma, che offre maggior comfort all’animale. Inoltre abbiamo deciso per un tipo di posta che permette agli animali un’ottima capacità di movimento in senso longitudinale e in senso trasversale. Non essendo presente un vero e proprio tubo educatore, si evitano escoriazioni sul collo degli animali».

 

La foto è di Ruggero Gandelli.

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 18/2016

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