Uno sguardo al Canada

Produzione e consumo: dati Cdic, Clal e Unioncamere. Import record di formaggi made in Italy


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Con le sue 4.204 tonnellate di formaggio esportato in Canada, nella classifica della quota export per Paese d’origine, l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti (con 4.849 tonnellate) ed è prima in Europa (dati Cdic, Canadian dairy information centre). È anche vero che in Canada è in vigore un sistema di quote volto a proteggere i produttori locali dalla concorrenza estera, ma ampie prospettive potrebbero aprirsi una volta che entrerà in vigore l’Accordo economico e commerciale globale (Ceta), in corso di approvazione, tra il Canada e l’Ue.

I numeri del settore canadese

In Canada, il settore lattiero-caseario conta 12mila imprenditori agricoli, i quali allevano un milione di vacche che producono 7,8 milioni di tonnellate di latte (dati Clal).

Come fa sapere l’Associazione Holstein Canada, all’interno del Paese il 98% delle aziende produttrici di latte sono a gestione familiare. Le aziende lattiero-casearie sono distribuite su tutto il territorio nazionale, con maggior concentrazione (81%) in Ontario e nel Quebec e minore densità nelle province occidentali (13%) e orientali (6%).

Il sistema di regolazione del mercato

Nel Paese, la produzione e il mercato del latte sono regolamentati da un regime di quote produttive. A gestirlo è la Canadian dairy commission, che fissa le quantità e indica i prezzi di riferimento per burro e latte in polvere. Se da un lato, questa rigidità del sistema richiede investimenti proibitivi per aumentare la produzione e per entrare ex-novo nel sistema produttivo, essa stabilizza però anche i prezzi del latte e ne contrasta la volatilità, dando sicurezza ai produttori.

L’altro pilastro del sistema di regolazione del mercato è rappresentato dalle quote e tariffe d’importazione. Queste misure di protezione commerciale mettono un limite anche alle esportazioni italiane. Tuttavia, come già anticipato, consistenti spazi di crescita sono previsti nel prossimo futuro se sarà approvato il Ceta. L’accordo, che abolirà il 99% dei dazi doganali e renderà molto più facile per gli esportatori e gli investitori dell’Ue fare impresa in Canada, attende oggi di essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo e quindi dai legislatori canadesi, per entrare in vigore all’inizio del 2017.

Ulteriori possibilità per il mercato italiano

Se il Ceta andrà in porto, anche per l’industria casearia italiana ci saranno ulteriori possibilità di crescita sul territorio canadese, dove i consumatori cercano prodotti sempre più di qualità firmati made in Italy.

Al contempo, dovremo comunque continuare a scontrarci con la forte concorrenza dei produttori locali, localizzati soprattutto nella provincia francofona del Quebec e tutelati, appunto, dalle misure di protezione commerciale.

I consumi

Come riferisce il rapporto su “Il mercato agroalimentare in Canada” realizzato da Unioncamere Emilia Romagna a novembre 2014, nel Paese si consumano annualmente 420mila tonnellate di formaggi, di cui 135 mila tonnellate di cheddar cheese (formaggio tipo olandese a pasta dura), 135mila tonnellate di specialità diverse, 110mila tonnellate di cosiddetta “mozzarella” locale, in aggiunta a 25mila tonnellate di prodotti artigianali (cottage cheese). Le importazioni contingentate finora non superano le 50mila tonnellate/anno, ma solo 13mila tonnellate sono accessibili ai Paesi differenti da Usa e Messico.

Incentivi alle imprese che investono in Canada

Come fa sapere ancora il rapporto Unioncamere, le due maggiori aziende italiane presenti in Canada sono Parmalat (17 impianti per produzione di latte, formaggi, succhi di frutta) e Ferrero. Il governo canadese e numerose province offrono importanti incentivi sotto forma di crediti di imposta e di aiuti finanziari alle aziende, anche straniere, disposte a investire localmente nel settore.

Si aggiunge l’accesso ad alcuni strumenti specifici come l’iniziativa Growing Forward finanziata con oltre 1,1 miliardi di dollari per l’introduzione di nuove tecnologie e di capacità imprenditoriali, inclusa l’attrazione di investimenti stranieri sia nell’agricoltura che nell’industria di trasformazione (sicurezza alimentare).

Operano nella stessa direzione anche diversi programmi gestiti dalle province. Tra queste, particolarmente attiva nel settore è quella del Quebec (Investissement Quebec).

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