Sementi di erba medica: è 2,60 euro/kg il prezzo interprofessionale per il raccolto 2016

Lo ha fissato il Comitato tecnico economico sementi foraggere (Ctef), riunitosi a Bologna


Erba medica

Il primo dicembre Comitato tecnico economico sementi foraggere (Ctef), riunitosi a Bologna, ha fissato il prezzo “interprofessionale” per il raccolto 2016 di seme di erba medica in 2,60 euro al kg di prodotto pulito, al netto cioè di ogni tara e scarto. Rispetto alla precedente indicazione di inizio novembre, il prezzo medio di riferimento del seme di erba medica ha fatto quindi registrare un leggero incremento, dovuto a una resa delle produzioni complessive che a livello europeo dovrebbe essere inferiore alle aspettative.

“Il Comitato tecnico economico sementi foraggere opera in seno all’accordo quadro per la moltiplicazione delle sementi foraggere definito da Assosementi in rappresentanza del settore sementiero e dal Coams che rappresenta invece gli agricoltori-moltiplicatori sementieri” – ha commentato Giovanni Laffi, coordinatore del Ctef. Valutato l’andamento dei consumi e delle produzioni nell’Ue e tenuto conto dei costi medi di produzione e di lavorazione in stabilimento del seme di erba medica, riteniamo che il prezzo medio di riferimento indicato sia in grado di remunerare adeguatamente tutti gli operatori coinvolti nella produzione di seme di erba medica di qualità”.

“Il prezzo riportato costituisce un valore medio indicativo, un orientamento per la definizione dei contratti di coltivazione previsti nell’ambito dell’accordo quadro di settore. Tale valore medio rappresenta la base di riferimento sulla quale si possono innestare altri parametri che valorizzano la qualità delle sementi prodotte, parametri che sono individuati dallo stesso accordo quadro e che contribuiscono a definire il prezzo finale convenuto fra le singole parti contraenti.” ha specificato Laffi.

Nel corso della campagna 2016 la moltiplicazione delle sementi di erba medica in Italia ha registrato un ulteriore incremento della superficie investita che, secondo i dati ufficiali al momento disponibili anche se non ancora definitivi, si attesterebbe ben oltre i 30mila ettari del 2015. “L’auspicio – ha concluso Laffi – è che gli operatori ricorrano sempre di più allo strumento contemplato dall’accordo quadro di settore, l’unico in grado di tutelare entrambe le parti contraenti e di stimolare concretamente l’ottenimento di produzioni di elevata qualità”.


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