Seko: così un unifeed di qualità

Come ottenere un unifeed ideale e garantire il benessere alle vacche e il rispetto per l’ambiente? Ne hanno discusso i tecnici della Seko Industries in occasione di una convention organizzata a Curtarolo (Pd), illustrando ricerche e studi e nuove soluzioni


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La salute delle vacche da latte e di conseguenza la loro produttività passano attraverso un mangime ben miscelato, di qualità, uguale lungo tutta la mangiatoia e costante nel tempo. Parola di esperti che si sono riuniti in una convention organizzata dalla Seko Industries a Curtarolo (Pd), illustrando ricerche e studi sull’unifeed ideale.

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Carro unifeed: Samurai 7 della Seko, da 27 m³.

Prima del convegno, clienti e ospiti sono stati accompagnati all’azienda agricola Dalle Palle a Camisano Vicentino per una dimostrazione di un carro unifeed, Samurai 7 della Seko, da 27 m³. L’azienda agricola Dalle Palle possiede, al momento, 250 vacche da latte ma è in costruzione una nuova stalla così da ospitare nel totale 400 capi. Il carro unifeed visto all’opera può alimentare tra i 100 e 170 capi. «L’obiettivo – hanno detto gli esperti della Seko – è installare un centro unifeed centralizzato ed elettrico, una volta che l’azienda arriverà a regime di 400 capi. Questo consentirà non solo un’ottimizzazione degli alimenti perché gestiti in modo più omogeno ma anche un ambiente silenzioso e privo di inquinamento per il benessere animale».

Giuseppe Luppoli, presidente e fondatore Seko Industries in apertura dell’incontro ha sottolineato alla platea: «La sfida oggi è raggiungere la qualità assoluta dell’unifeed per il benessere ambientale e dell’animale. Per soddisfare esigenze diverse servono ricerche al fine di studiare la razione migliore per le vacche da latte. Per tale motivo abbiamo invitato nella nostra sede degli studiosi tra cui Niels Bastian Kristensen professore dell’Università agraria di Copenhagen (Dk) per esporre la sua filosofia dell’alimentazione zootecnica denominata “Sistema Compact Unifeed”, sistema di alimentazione zootecnica che genera grandi benefici in termini di maggior produttiva nelle aziende agricole: maggiore quantità e qualità del latte e significativo incremento della salute del bestiame in generale».

Il Sistema Compact Unifeed

«Il concetto di Sistema Compact Unifeed – ha spiegato Kristensen – è stato introdotto in Danimarca negli anni 2012-2013. Sono stati fatti molti studi sulle vacche da latte per comprendere l’impatto del mangime più o meno miscelato sull’animale». Le vacche mangiano tutto ma tendono a selezionare per cui, per evitare che l’animale non possa scegliere ciò che preferisce, è necessario che il pasto sia ben omogeneo. Ha proseguito il professore: «Abbiamo condotto un esperimento partendo da una razione standard basata su fieno e piccoli cereali. Abbiamo fatto un setaccio corto di insilato di mais macinato da 3 mm e uno lungo da 30 mm. Sono state somministrate due razioni e misurati i valori. Abbiamo visto che c’è stata una riduzione del tempo di ruminazione delle vacche del 30%: da 8,2 ore per setaccio lungo a 6,2 per quello corto. Da un’ulteriore analisi è emerso anche che il rumine si riempiva meno». L’esperimento ha previsto di utilizzare un miscelatore con il protocollo standard di mangime con insilato d’erba e mais. «La miscelazione – ha aggiunto Kristensen – è avvenuta con rotazione lenta in un tempo più lungo, di 90 minuti, il risultato è stato sorprendente: si è vista solo erba, il resto è sparito, anche il colore era uniforme. Nessun problema per le vacche. Abbiamo capito che è necessario prolungare la miscelazione nel miscelatore per produrre prodotto più fine. Qualcuno in Danimarca ha obiettato che le vacche avrebbero mangiato troppo e sarebbero state male. In realtà, questa razione unica non era selezionata dall’animale che non sceglieva la parte preferita del mangime. Con la razione compatta si vanno a somministrare tutti i componenti».

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Il carro distribuisce il mangime nella mangiatoia.

Ha aggiunto il professore: «Non dobbiamo aver paura di miscelare tutta la razione perché il pericolo è che ci siano variazioni nei pasti. Se le vacche non sono ben alimentate c’è il rischio che stiano troppo tempo in piedi a mangiare così da non riposare abbastanza oppure quelle che sono più forti si facciano spazio mangiando le parti più buone a scapito delle più deboli. Dalle nostre ricerche e studi, il Sistema Compact Unifeed mantiene la razione per l’intera mandria 24 ore al giorno, per tutta la settimana senza essere selezionata». Inoltre, il mangime nella mangiatoria deve essere a una distanza facilmente raggiungibile dalle vacche; la razione deve essere distribuita correttamente e omogeneamente. È importante che il cibo resti attaccato alla mangiatoia per evitare che le vacche, non riuscendo a mangiare al bisogno vadano in stress. «La ricetta danese – ha affermato il professore – deve essere adattata al clima e alle esigenze di ciascun Paese. La razione di unifeed è l’unica fonte di alimentazione per la vacca: nel momento in cui l’animale inizia a mangiare non deve sentire profumi o consistenze diverse. Pertanto è fondamentale aggiungere acqua per rendere umidi i componenti secchi della razione. Se l’acqua è poca si creano danni perché ci sono parti difficili da mescolare con le altre. Il protocollo standard (figura 1) prevede una prima fase con immersione di Pellet, ingredienti secchi + 100% di peso secco in acqua per un’ora, meglio di notte, nella seconda fase, che può essere fatta al mattino, si aggiunge foraggio insilato, altri mangimi fibrosi e minerali per 15-20 minuti. L’ultima fase prevede l’aggiunta di insilato di mais per 15-20 minuti. La finitura finale è importante per la fissazione degli elementi. Per vedere se stiamo lavorando bene, bisogna controllare la miscelatura, il comportamento delle vacche che devono considerare il mangime composto da un unico elemento, valutare il flusso di mangime che esce dal miscelatore e come si presenta nella mangiatoia». Un altro consiglio di Kristensen è quello di conservare un po’ di giacenza e analizzarla per controllare la composizione, confrontandola poi con una razione appena fatta. Per un risultato ottimale non dovrebbero esserci differenze tra le due razioni. Infine, bisogna pulire bene i miscelatori verticali perché il mangime mal miscelato può creare danni alla salute degli animali.

«Si sono calcolati effetti positivi a lungo termine del Sistema Compact Unifeed – ha concluso il professore – con un esperimento su 11 mandrie. Si è calcolato un aumento della produzione di latte delle vacche che si sono mantenute in buona salute e non sono invecchiate precocemente».

Le proposte Seko Industries

Riccardo Scalabrin, che lavora in Seko, ha presentato alla platea il progetto Seko Feeding Center, ideato proprio da lui: «Nell’ambito dell’alimentazione dell’animale – ha spiegato Scalabrin – l’elemento più importante è la qualità dell’alimento prodotto. Per questo motivo Seko introduce il Seko Feeding Center, un sistema di produzione unifeed centralizzato finalizzato alla massima qualità della produzione di mangimi. L’unità di riferimento è una Samurai 7 Me – macchina miscelatrice stazionaria con motore elettrico con capacità da 11 a 33 m3. Al variare della capacità della macchina viene associata una diversa filosofia di distribuzione. Se infatti il cuore del Seko Feeding Center è la macchina stazionaria a motore elettrico, per la distribuzione si possono valutare opportunità diverse tutte perfettamente integrate nelle tecnologie Seko».

Ha aggiunto Scalabrin: «Se consideriamo aziende con dimensioni da 100 a 500 capi con logistica moderna possiamo associare un sistema di distribuzione automatico o semiautomatico. Se consideriamo aziende con dimensioni oltre i 500 capi la tecnologia Seko permette di affiancare all’unità centrale un sistema di distribuzione flessibile e articolato composto da macchine trainate, semoventi, a motorizzazione diesel o elettrica. Questo sistema può essere utilizzato anche per le stalle, a esempio quelle più storiche, che hanno dimensioni di passaggi non ampi per un macchinario grande. Con questo sistema si ha così un controllo del materiale e dei magazzini con responsabilizzazione del personale che gestisce la macchina, con adeguata preparazione e formazione».

Il sistema Saturn One

Ha precisato Scalabrin: «Il sistema Saturn One prevede più stazioni di carico e stoccaggio attraverso diversi moduli di macchine in grado di preparare il prodotto a seconda delle esigenze, dei tempi e delle quantità. La distribuzione della nuova razione unifeed viene eseguita dalla navetta “Sat” che opera in maniera completamente automatica caricando il prodotto dalla stazione di alimentazione e distribuendo direttamente in mangiatoia in maniera uniforme e accurata. L’alimentazione viene programmata per il numero di distribuzioni giornaliere a seconda della tipologia degli animali e dell’allevamento.

Il sistema Saturn One è composto da una o più stazioni di alimentazione e relative navette di distribuzione per soddisfare le più svariate esigenze nel campo dell’alimentazione automatica. Allo stesso tempo è possibile prevedere una sola stazione con più punti di stoccaggio per le diverse tipologie di alimentazione. Il sistema Saturn One è modulare e flessibile e può essere integrato nel tempo con più moduli dedicati sia alla preparazione che alla distribuzione finale del prodotto a seconda delle esigenze e dello sviluppo dell’allevamento».

 

DUE RICERCHE DALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

Giorgio Marchesini, professore dell’Università di Agraria di Padova, ha illustrato due ricerche effettuate insieme a Igino Aldrighetti, della stessa Università.

La prima analisi riguarda l’omogeneità dell’unifeed attraverso l’analisi della composizione chimica del cibo lungo tutta la mangiatoia. «Dagli studi e risultati preliminari su 87 aziende con vacche da latte – precisa Marchesini – è emerso che ci sono grandi differenze nel mangime lungo la mangiatoia. Solo il 7% delle aziende analizzate ha unifeed molto omogeneo, il 18% omogeneo, il 60% disomogeneo e il 18% molto disomogeneo».

La seconda indagine ha riguardato la capacità di selezione degli animali in 84 aziende da vacche da latte. «L’analisi – dice il professore dell’Università di Padova – è stata effettuata con campioni di residui raccolti in tempi diversi: 16 misurazioni vicino alla mangiatoia dopo aver mangiato (Fv, fronte vacca) e 16 misurazioni lontane dalla mangiatoia (Fc, fronte corridoio). Con un algoritmo si è calcolato che nel 55% dei casi gli animali fanno una selezione: prima mangiano le particelle più fini e poi le cariossidi di mais. In questo modo si crea un sovraffollamento di animali che mangiano in modo diverso. Quindi in molte aziende la razione non è omogenea e le vacche hanno selezionato il mangime».

Secondo i ricercatori italiani è necessario lavorare sull’omogeneità dell’unifeed per non somministrare razioni diverse agli animali.

 

IN COSA CONSISTE SEKO FEEDING CENTER

Per il funzionamento di Seko Feeding Center si parte da un’unità stazionaria a motore elettrico a cui si affianca un sistema di distribuzione.  Il sistema è completamente automatico (e pertanto non presidiato, con operatività di 24 ore su 24, 7 giorni su 7) grazie a un software Seko di ultima generazione, semplice da gestire, di utilizzo flessibile e funzionale particolarmente adatto alla gestione delle specifiche esigenze delle farms.

«Il sistema – ha aggiunto Scalabrin – è costituito da una stazione di alimentazione dedicata alla preparazione della razione attraverso un trincia miscelatore della nuova generazione Samurai 7 in grado di trinciare perfettamente e non sfibrare qualsiasi prodotto alla lunghezza desiderata e allo stesso tempo effettuare una perfetta miscelazione raggiungendo un’omogeneità di oltre il 99% come dimostrano i test effettuati presso varie università; livello irraggiungibile per altre macchine e sistemi».

Va tenuto presente infatti che la trinciatura e la miscelazione sono di primaria importanza poiché da queste fasi di lavorazione dipende il risultato della razione unifeed, fattore determinante per la redditività dell’allevamento.

 

Leggi l’articolo anche su Informatore Zootecnico n. 10/2017

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