SOSTENIBILITÀ –

Secondo un nuovo rapporto i consumi reali sono in linea con la dieta mediterranea. E l’impatto è molto simile a quello dell’ortofrutta

Produrre carne non danneggia il pianeta

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Il consumo di carne è sostenibile per
l’ambiente? Cercano di rispondere tre associazioni
del settore, Assica (industriali delle
carne e dei salumi), Assocarni (industria e
commercio carni bovine) e Unaitalia (filiere
agroalimentari carni e uova) con il rapporto
www.carnisostenibili.it che presenta la ”clessidra
ambientale”, un’infografica che suggerisce
come seguire una dieta equilibrata in base al modello della dieta mediterranea.
«Sotto la lente d’ingrandimento è stato messo
il consumo di carne apparente (pari a 235 g/
giorno in media) e quello reale (esclude dal
peso le parti non edibili) che, invece, si ferma
a 85 g». Ne risulta un›alimentazione carnivora
più bilanciata.

«L’impatto delle scelte alimentari in molti
casi è inferiore a quello derivante da altre decisioni quotidiane come, ad esempio,
la scelta del tipo di auto», ha affermato
Massimo Marino indicando la metodologia
del Life Cycle Assessment che ha messo in
relazione gli impatti ambientali dell’intera filiera
produttiva.

Il risultato, secondo il rapporto, è che
seguendo le indicazioni alimentari dell’Inran
quantificate in 14 porzioni a settimana di carne,
pesce, uova, legumi e salumi (circa 650
g di carne) e 35 di frutta e ortaggi (6.250 g) il
carbon foot print totale è di 23,7 Kg CO2 con
una sostanziale equivalenza tra le due produzioni.
«In un‘alimentazione equilibrata si può
consumare un etto di carne cinque volte alla
settimana abbinata alle verdure e completare
l‘assetto nutrizionale con fibre e vitamine»,
ha sottolineato Evelina Flachi, specialista in
Scienza dell‘alimentazione.

Anche il consumo di acqua nell’allevamento
«non è un problema perché il 94% dei 1.500
litri d’acqua che servono per produrre una
bistecca da 100 g è costituito da acqua
piovana, mentre quella di cui ci si deve
preoccupare è il 6% di acqua blu», ha
aggiunto Ettore Capri, direttore del Centro
di ricerca per lo sviluppo sostenibile. Diversa
la questione della salubrità del consumo di
carne, spesso sul banco degli imputati come
alimento cancerogeno. «Più che il consumo,
che deve rimanere nelle quantità indicate, è
importante il tipo di cottura – ha concluso
Stefano Zurrida, del comitato scientifico
della Fondazione Umberto Veronesi –. Molti
rischi dipendono dalla filiera alimentare:
congelare la carne, per esempio, diminuisce
l’incidenza del tumore allo stomaco dal
50 al 70%».

In Italia la produzione di carne si concentra
particolarmente al Nord dove viene allevato
il 70% dei bovini, i quattro quinti dei suini e i
due terzi dei volatili.


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