Sottoscritto il 30 luglio, valido dal 1° agosto 2013 al 31 gennaio 2014 –

Firmano le federazioni regionali di Cia e Confagricoltura. E per la parte industriale il gruppo Lactalis Italatte. Il no di Copagri e Coldiretti

Prezzo latte in Lombardia, accordo a quota 0,42

latte

Il nuovo prezzo del latte alla stalla in Lombardia è stato fissato in 0,42 euro/litro più Iva e resterà in vigore per sei mesi, dal primo agosto 2013 al 31 gennaio 2014. E’ il risultato dell’accordo firmato il 30 luglio scorso dalle federazioni lombarde di Cia e Confagricoltura e dal gruppo Lactalis Italatte.

 

Il prezzo precedente, stabilito da un accordo scaduto il 30 aprile 2013, era di 0,40 euro/litro. Nel periodo di interregno, tra il primo maggio e il 31 luglio, il prezzo ufficioso, così come l’offerta degli industriali per il rinnovo dell’accordo, erano rimasti fermi a quota 0,40.

 

Soddisfazione ovviamente da parte di chi ha firmato: «Confagricoltura Lombardia e Cia Lombardia – si legge in comunicato congiunto – esprimono il proprio apprezzamento per la disponibilità al dialogo mostrata da Lactalis, grazie alla quale è stato possibile portare a termine positivamente questa complessa trattativa in uno spirito di reciproca responsabilità tra industria e allevatori». Le federazioni regionali lombarde delle due organizzazioni professionali hanno ringraziato pubblicamente per l’interessamento anche il ministro Nunzia De Girolamo e l’assessore regionale Gianni Fava.

 

Continuano le due federazioni lombarde: «La sottoscrizione dell’accordo, raggiunto dopo una lunga e complessa trattativa, offre una prospettiva di stabilità per i prossimi sei mesi agli allevatori, in un contesto generale di grande difficoltà ed incertezza economica. I dati diffusi da Ismea confermano la tendenza alla riduzione dei consumi alimentari da parte delle famiglie italiane e una situazione di imprevedibile volatilità dei mercati. In tale scenario, la firma di un accordo che garantisca ai produttori di latte lombardi una certezza circa la retribuzione del prodotto nei prossimi sei mesi rappresenta quindi un atto di responsabilità da parte delle nostre organizzazioni». Anche perchè, aggiungono, c’è da considerare «la rappresentatività del gruppo Lactalis nel comparto della trasformazione lattiero-casearia», fattore che permette di interpretare l’accordo come «un dato economico importante per l’intero settore del latte italiano, che guarda alla Lombardia come un punto di riferimento».

 

Osserva Luigi Barbieri, presidente della Federazione di prodotto lattiero casearia di Confagricoltura: «Sicuramente quanto raggiunto il 30 luglio è un risultato che, almeno fino a fine anno, rasserena in parte i produttori di latte italiani. Ma rimangono tutte le preoccupazioni di un mercato instabile e con costi elevati dei mezzi di produzione. Non va dimenticato che l’anno scorso c’è stata un’impennata dei costi delle principali materie prime in media dal 20 al 40%, soprattutto per la soia, rimanendo elevati anche nel primo semestre del 2013».

Chi non ha firmato

Di tutt’altro segno l’interpretazione di chi non ha firmato. Copagri Lombardia, per esempio, dichiara: «Siamo totalmente contrari su quanto definito tra una parte delle organizzazioni e la società Italatte. Tale prezzo è assolutamente fuori mercato se teniamo conto delle dinamiche dei prezzi degli ultimi mesi nel Nord Italia, che vedono un prezzo del latte importato ben oltre i 46 centesimi e sostenuto dai consumi dei mercati internazionali e dai prezzi dei principali prodotti italiani. E ci spiace che con questo atto venga vanificato il lavoro svolto in queste ultime settimane, sostenuto anche dalle istituzioni con il contributo dell’assessore lombardo Gianni Fava e del ministro Nunzia De Girolamo».

Pollice verso anche da parte di Coldiretti. Secondo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, l’accordo vale solo 41,5 centesimi al litro sulla media del periodo primo maggio – fine gennaio. «Si tratta di un valore che non permette alle aziende agricole di stare in piedi e quindi la Coldiretti non poteva avallare un’intesa che condanna a morte decine di allevamenti che sono già messi sotto pressione dall’aumento dei costi di gestione mentre le industrie stanno facendo fatturati d’oro sulle spalle degli agricoltori. Secondo la Coldiretti, che è sempre stata disponibile alla trattativa, un prezzo congruo per garantire la vita delle aziende e anche il reddito di tutta la filiera, industria compresa, doveva essere di almeno 43 centesimi al litro».


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