Prezzo del latte, discesa senza fine

I dati della Commissione Ue aggiornati al 4 maggio 2016. Quotazioni in costante calo in tutti i paesi europei, Italia compresa


Aprile, prezzi del latte pagati ai produttori, media Ue

Il grafico pubblicato qui sopra è una delle cinque figure sui prezzi alla produzione del latte nella Ue diffuse dalla Dg Agri della Commissione europea nei giorni scorsi (dati aggiornati al 4 maggio 2016). Le altre le possiamo consultare cliccando sulla riga colorata presente qui sotto:

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Come si può vedere, questi grafici e queste tabelle non dicono niente di buono per i produttori di latte europei, in particolare per quelli italiani.
Infatti le curve dei grafici e le colonne degli istogrammi sono tutte in discesa. Un esempio nella figura pubblicata qui in alto: mostra come da novembre 2015 ad aprile 2016 il prezzo medio Ue del latte “crudo” non abbia cessato di scendere, sino a raggiungere in aprile quota 27,62 euro/100 kg. Impietoso poi il confronto con la situazione dei tre anni precedenti.

L’Italia non fa eccezione, nonostante il prezzo alla produzione di aprile 2016 (32,49 euro/100 kg) sia un po’ superiore a quello medio Ue. Infatti la tabella della prima slide mostra come la quotazione italiana sia più bassa di quella dei mesi immediatamente precedenti: novembre 2015 34,07 – dicembre 2015 34,75 – gennaio 2016 34,38 – febbraio 2016 34,09 – marzo 2016 33,05 – aprile 2016 32,49.
Mostra anche che in gennaio 2015 il prezzo italiano era pari a 35,54 euro.

Infine, questa stessa tabella mostra che il prezzo del latte italiano è superiore a quello medio europeo (32,49 contro 27,62), superiore in particolare a quello tedesco (27,31), francese (27,48) o polacco (25,42!). Ma questo non può essere una consolazione. A noi allevatori italiani infatti non interessa tanto questo tipo di confronto, interessa piuttosto che il nostro prezzo raggiunga il livello dei costi di produzione.

Non è una consolazione, anzi si può definire una situazione critica. Critica perchè certifica che il latte estero è più conveniente, per un’industria casearia che lo volesse acquistare, di quello nazionale. E questo non fa certo bene ai rapporti contrattuali tra gli allevatori italiani e la controparte industriale.

G.S.


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