Pamela Ruegg: le ultime acquisizioni sulle mastiti

Li dovrebbero organizzare gli allevatori. Con confronti periodici, per esempio trimestrali. È solo uno dei suggerimenti operativi proposti dalla specialista americana in questa intervista esclusiva all’Informatore Zootecnico. Fra i numerosi contenuti messi sul piatto anche segnalazioni su alcune delle ultime acquisizioni della ricerca scientifica


mastiti

Il medico veterinario Pamela Ruegg è professoressa ed Extension Milk Quality Specialist presso l’Università del Wisconsin, Madison (Usa). Attiva in svariate organizzazioni nazionali e internazionali, è stata vice-presidente e poi presidente del National Mastitis Council, di cui è tuttora membro.

Specialista nelle questioni legate alla prevenzione e al trattamento delle mastiti bovine e in quelle relative ai fattori aziendali che influenzano la qualità del latte, la sua esperienza professionale spazia dalla ricerca in ambito accademico – oltre cento pubblicazioni scientifiche, numerosi capitoli di libri di testo, poster e abstract presentati a convegni nazionali e internazionali – all’assistenza tecnica nel settore industriale, alla divulgazione dei risultati agli operatori del settore a livello internazionale.

In merito a prevenzione e trattamento delle mastiti, abbiamo chiesto la sua opinione relativamente ad alcuni dei temi oggi più discussi. E che spesso sono poco chiari sia dal punto di vista teorico che da quello pratico.

Terapia selettiva in asciutta

Un primo argomento che è stato affrontato è quello della terapia selettiva in asciutta, un nuovo e diverso tipo di approccio al trattamento delle bovine in asciutta.

Da dove deriva il forte interesse che sta suscitando la terapia selettiva in asciutta? Chi è a favore di tale pratica basa le proprie convinzioni sul fatto che l’uso a scopo profilattico degli antibiotici potrebbe aumentare i fenomeni di antibiotico-resistenza dei patogeni: quanto c’è di vero in questo?

«L’interesse sulla terapia selettiva in asciutta sta crescendo, prima di tutto perché gli allevatori stanno cercando di contenere i costi, e inoltre perché c’è una pressione dell’opinione pubblica per la diminuzione dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti da latte. Ciò nonostante, ad oggi, più del 90% degli allevamenti statunitensi continuano a utilizzare la terapia in asciutta (Dct, dry cow therapy) su tutti gli animali. Anche se esiste l’opinione che l’utilizzo degli antibiotici possa promuovere i fenomeni di antibiotico-resistenza, non ci sono attualmente dati che dimostrino la relazione tra le massicce dosi di antibiotico a lento rilascio utilizzate per la terapia in asciutta e lo sviluppo di resistenze. Allo stesso modo nessuna ricerca, fino ad ora, ha dimostrato che l’uso della terapia in asciutta selettiva sia associata a una diminuzione delle resistenze. Basandosi sulla mancanza di evidenza che l’uso della terapia in asciutta sia associato a un aumento delle resistenze, nel nostro territorio si continua a raccomandare l’effettuazione della terapia in asciutta su tutti i quarti di tutti gli animali. Tuttavia, gli operatori del settore lattiero-caseario debbono dimostrarsi responsabili e fornire risposte in merito a questa problematica».

Nel caso si decidesse di effettuare questo tipo di trattamento, quale potrebbe essere un elemento fondamentale da dover considerare?

«La terapia in asciutta selettiva si concentra sull’utilizzo intramammario degli antibiotici solo negli animali in cui si sospetta o viene confermata la presenza di una infezione intramammaria, mentre normalmente ci si limita all’utilizzo di sigillanti del capezzolo per prevenire nuove infezioni. Quindi uno degli elementi chiave per l’applicazione della terapia selettiva è rappresentato dalla corretta identificazione degli animali con infezione mammaria. I metodi per rilevare gli animali che possano beneficiare dell’impiego della terapia selettiva non sono precisi e comprendono:

– l’anamnesi dello stato sanitario dell’animale (Scc mensile e incidenza di mastiti cliniche),

– analisi di screening quali utilizzo del Cmt (California mastitis test),

– analisi microbiologiche del latte dei singoli quarti (sia con tecniche tradizionali che con Pcr).

Sebbene tutte queste metodologie possano identificare animali positivi, il tasso di falsi negativi (numero di vacche sicuramente infette non identificate e trattate) oscilla tra il 10 e il 40%, di conseguenza diversi quarti sicuramente infetti vengono trascurati dalla terapia».

(La sigla Scc sta per Somatic cell count, conta delle cellule somatiche. La sigla Pcr sta per Polymerase chain reaction. La Pcr è una tecnica di biologia molecolare che consente la moltiplicazione-amplificazione di frammenti di acidi nucleici dei quali si conoscano le sequenze nucleotidiche iniziali e terminali. Ndr).

Sempre a proposito della terapia selettiva in asciutta: dal punto di vista della ricerca scientifica quali sono le evidenze fino ad ora riscontrate?

«Alcuni studi hanno valutato a oggi l’utilizzo della terapia selettiva in asciutta. Alcuni studi hanno utilizzato la Scc del latte di massa come metodo di selezione degli allevamenti eleggibili mentre altri non hanno utilizzato nessun criterio a livello di mandria. Diversi sono stati i criteri utilizzati a livello di animale eleggibile. Quando è stata utilizzata solo la Scc dell’ultimo mese prima dell’asciutta (gli animali erano eleggibili se la Scc dell’ultimo mese era minore alle 150.000 o 250.000 cellule/ml per primipare e pluripare rispettivamente) l’utilizzo della terapia in asciutta selettiva è risultata in un aumento del rischio di mastite clinica e della Scc nella lattazione successiva (Scherpenzeel et al., 2014).  Al contrario, nell’utilizzo sia di criteri a livello di mandria (Scc nel latte di massa <250.000 cellule/ml) che di criteri altamente selettivi a livello di animale (Scc <200.000, nessuna mastite clinica nei 90 giorni precedenti l’asciutta e analisi batteriologica del latte di pool dei quattro quarti), l’applicazione della terapia selettiva in asciutta non ha influenzato la Scc, il tasso di mastiti cliniche e la produzione della lattazione successiva (Cameron et al., 2014, Cameron et al., 2015)».

E quali sono stati i risultati di questi studi?

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 11/2016

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