Ovini, quale redditività

Si è arrivati a 0,55 e i 0,60 centesimi al litro. E per la carne di agnello a 2 euro scarsi al kg. Di seguito le parole indignate di un allevatore sardo che rappresenta un piccolo gruppo di allevatori, circa 25, che ogni anno cerca di vendere al miglior offerente un milione di litri di latte


ovini

Solitamente dopo il 31 dicembre di ogni anno si fa una disamina dei 365 giorni per capire se tutto o gran parte è andato per il meglio. Quest’anno ho voluto fare un’analisi meno soggettiva, soffermandomi a fare alcune riflessioni sul settore agricolo e in particolare su quello zootecnico. Devo dire che purtroppo nessuno o quasi in questa attività può tirare un sospiro di sollievo, ricordando che meno di un anno fa il latte degli ovini veniva remunerato tra 1,10 e 1,20 mentre gli agnelli raggiungevano picchi di 5,00 il kg. In questo anno invece si sta vendendo il latte senza prezzo, o per sentito dire tra i 0,55 e i 0,60 centesimi (fonti anonime perché nessuno o quasi ha stipulato contratti di vendita), mentre per l’agnello è tutto più chiaro 1,70 euro al kg in meno prima delle feste di natale, dopo si stanno già concretizzando 2 euro scarsi al kg.

Certo che il nostro è un settore anomalo, un anno galleggi e per altri 10 sprofondi, nel più totale disinteresse di politica e associazioni di categoria troppo impegnate a richiedere i soldi delle domande Pac che ci hanno compilato e che però noi non riscuotiamo da anni (vedi legge regionale 15/2010 art 7e 13). I più fortunati hanno percepito il sostegno di questo bando dopo due anni gli altri hanno perso le speranze, magari nel frattempo anche la casa e l’azienda perché la banca li ha sfrattati.

Non tutti però, come d’altronde negli altri settori, se la passano così male, c’è anche chi è riuscito, con la fatica e il sudore di alcune generazioni, a ereditare un’azienda agricola. Così non avendo altro da fare se non la scelta di emigrare o continuare a galleggiare decide di prendere in mano l’azienda di famiglia.

Lo Iap (Imprenditore agricolo professionale) illuso dalle continue campagne pubblicitarie fatte ad hoc per il ritorno dei giovani nei campi, una volta inserito, pur avendo un’attività continua a sentirsi emarginato a causa, soprattutto, dei mancati ritiri in azienda per le strade dissestate da anni. Nessuno pensa che si debba intervenire, se non l’agricoltore stesso con i pochi soldi e mezzi che ha a disposizione. C’è poi chi si è ritrovato con una strada asfaltata ma non ha la corrente nonostante abbia fatto richiesta da anni.

Inoltre, mentre fai il bilancio dei 365 giorni sapendo preventivamente di essere in perdita, senti a mezzo stampa che l’assessore all’agricoltura si è dimesso per dei capricci politici, perché a suo dire non c’è più una linea condivisa.

Allora verrebbe da chiedersi se è veramente possibile non avere una linea condivisa per un progetto di elettrificazione rurale, di ripristino stradale, di stabilizzazione dei pagamenti Pac, per una pianificazione più in generale del comparto agricolo e zootecnico. È possibile che anche in Sardegna ci siano poi così tanti consiglieri regionali che non hanno a cuore il futuro di tantissime famiglie.

Tutto tace, nessuno si lamenta o, se lo fa, abbassa la voce, ma non perché ha paura di ostentare le sue mille difficoltà ma perché è sfinito, stufo, e incredulo innanzi a una classe politica che non si degna neanche di visitare le aziende per capire in quali condizioni si trovano gli agricoltori e gli allevatori sardi.

 

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