Metodo e informazione per prevenire la patologia –

Le bovine che si ammalano di mastite clinica subiscono un calo della produzione temporaneo, a volte anche di entità notevole, che in parte continua anche per tutta la durata della lattazione. Fra le contromisure l’applicazione di precisi protocolli di intervento e il rispetto dell’igiene di stalla.

ZOOTECNIA. DOSSIER MASTITI

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La mastite è una delle principali patologie nell’allevamento della vacca da latte, sia considerando la frequenza con cui si presenta (vedi tabella 1) sia per l’elevata incidenza dal punto di vista produttivo ed economico. La mammella è l’organo più sottoposto a “stress” funzionale nella vacca da latte, deve infatti sintetizzare il latte e tutti i suoi componenti a partire dalla circolazione sanguigna e inoltre subisce una manipolazione meccanica quotidiana in seguito alla mungitura, specialmente in quegli animali con elevata capacità produttiva che oramai abbiamo selezionato nei nostri allevamenti.

Dossier MastitiI fattori predisponenti e scatenanti delle mastiti possono essere considerati quasi infiniti, ma si manifestano in un’unica espressione che è la presenza di agenti patogeni all’interno del tessuto ghiandolare mammario che porta alla alterazione delle componenti del latte: presenza di coaguli (“stoppini”), aumento della conta cellulare, gonfiore del quarto, dolorabilità, risentimento generale dell’animale.

La presenza di infiammazione, a livello della ghiandola mammaria come in qualsiasi altro organo, provoca una riduzione della funzionalità che si traduce in una produzione ridotta o azzerata. La gravità dello stato infiammatorio del quarto è generalmente correlato alla perdita di capacità produttiva per alterazione o distruzione delle strutture cellulari.

PERDITE PRODUTTIVE
Le infezioni subcliniche, caratterizzate solitamente da modeste alterazioni del latte e da elevata conta cellulare che si mantiene per settimane o mesi, originando spesso da forme acute non guarite, analogamente provocano una riduzione di funzionalità con perdita di produzione. Numerosi ricercatori hanno studiato a lungo le conseguenze degli stati infiammatori della mammella e già da alcuni anni sono disponibili tabelle che stimano le perdite produttive in base al contenuto in cellule somatiche del latte per singola bovina.

Le bovine che si ammalano di mastite clinica subiscono un calo della produzione temporaneo, a volte anche di entità notevole, che però manifesta degli effetti su tutta la durata della lattazione; infatti si osserva spesso come la ripresa della capacità produttiva non raggiunga i livelli precedenti l’episodio di malattia.

Un recente lavoro, presentato all’ultimo convegno Sivar di Verona, svolto in collaborazione con l’Università di Milano su alcuni allevamenti della Pianura padana, ha analizzato le curve di lattazione, sia effettive che di previsione (evm), di bovine con episodi di mastite clinica. E ha mostrato una diminuzione significativa media nei soggetti “mastitici”, nell’ordine di circa 437 kg di latte per lattazione, mentre la produzione prevista (evm) ha evidenziato mancata produzione media nell’ordine di 697 kg. Le primipare sono risultate meno sensibili agli episodi clinici con perdite di 339 kg e 205 kg (evm), mentre le vacche di 2° parto e oltre hanno subito flessioni di oltre 720 kg e 912 kg (evm). Considerando poi solo gli animali pluripari che si sono ammalati più volte le perdite raggiungono i 938 kg per lattazione effettiva e oltre 1.270 kg per lattazione prevista (evm).

La mastite nella vacca ha poi un costo diretto di cura
che comprende i farmaci necessari per il trattamento, la manodopera per l’applicazione e il latte non vendibile che deve essere scartato nel rispetto dei tempi di sospensione. Una valutazione di queste spese fatte su allevamenti del nord italia ha prodotto un range di valori tra 42 e 120 euro per singolo caso, con un costo medio di 74,31 € a cui si devono aggiungere le perdite di produzione stimate in circa 140 e 223 €, rispettivamente per lattazione effettiva e prevista.

PER RIDURNE L’IMPATTO
In questo scenario, in cui si posizionano la maggior parte delle stalle italiane, quali strumenti possiamo mettere in campo per contenere il problema mastite?

Per poter ridurre l’impatto della patologia mammaria in allevamento la strada migliore è indiscutibilmente la prevenzione e quindi tutte le pratiche igieniche e di buona gestione della mandria, che spaziano dal rispetto del benessere animale alla pulizia degli ambienti e delle attrezzature fino ad una adeguata formazione del personale che lavora a contatto con le bovine, sono essenziali per poter tendere a risultati soddisfacenti.

A titolo di esempio la sempre più frequente presenza negli allevamenti di personale straniero con scarsa esperienza e difficoltà di comprensione della lingua deve orientare verso modi di comunicazione efficaci quali schemi semplificati di esposizione delle corrette procedure. Ad esempio tabelloni con fotografie esemplificative del lavoro richiesto con brevi indicazioni nella lingua madre si sono dimostrate molto utili.

Utile poi rifarsi a codificate e schematiche “linee guida” per il trattamento delle mastiti come quelle proposte nel nostro schema A.

Una tempestiva identificazione delle alterazioni in sala di mungitura è la condizione essenziale per un corretto intervento sulle mastiti cliniche; qualsiasi modificazione fisica del latte dovrebbe essere rilevata dal personale di mungitura che in proposito deve ricevere una adeguata formazione. La presenza di coaguli (“stoppini”), di siero, di colorazioni anomale sono rilevate solo attraverso la pratica dello “stripping”, la spinatura pre attacco dei gruppi, che deve essere effettuata metodicamente e con attenzione, eventualmente con l’ausilio di supporti idonei (es. padellino nero). In casi dubbi è estremamente utile il ricorso a test di rilevazione rapidi, come il California mastitis test (Cmt), pratico, economico e di facile lettura (vedi tabella 3).

Una volta rilevata l’alterazione è fondamentale che il mungitore sia in grado di classificare la gravità del caso secondo uno schema semplice ma rigido. Un esempio di categorizzazione della severità della mastite è riportato nella figura 3.

Leggi l’intero lavoro in formato pdf
 


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