Multe quote latte saranno restituiti 70 milioni

A stabilirlo è un recente emendamento al disegno di legge sugli enti locali presentato dal deputato Pd Marco Carra: il prelievo complessivo a carico dei produttori scende a poco più di 30 milioni di euro, contro gli oltre 100 milioni già conteggiati l’anno scorso


multe

Le multe sul superamento delle quote latte da attribuire agli allevatori italiani per la campagna 2014/2015 vengono limitate a quanto strettamente dovuto all’Unione europea. Ciò significa che il prelievo complessivo a carico dei produttori è di poco superiore a 30 milioni di euro, contro gli oltre 100 milioni già conteggiati l’anno scorso. A prevederlo un emendamento al disegno di legge sugli enti locali, presentato dal deputato Pd Marco Carra.

Riepiloghiamo la faccenda, sottolineando che ha del sorprendente scrivere ancora di quote latte a quasi un anno e mezzo dalla loro abolizione definitiva, ma tant’è. L’ultima campagna del regime del prelievo supplementare, conclusasi il 31 marzo 2015, ha visto l’Italia superare di 109mila tonnellate il proprio tetto produttivo stabilito dalle norme comunitarie. Una quantità di latte che si è tradotta in un corrispettivo di prelievo da versare all’Ue di 30,53 milioni di euro, a cui si aggiunge un 5% che lo stato italiano ha ulteriormente trattenuto per coprirsi rispetto a eventuali contenziosi.

I conteggi condotti nel 2015 avrebbero potuto terminare così, perché gli obblighi verso l’Unione europea sarebbero stati, a quel punto, rispettati. Se non fosse che la norma italiana vigente sulle quote latte – la legge 33 del 2009, la cosiddetta legge Zaia dal nome dell’allora ministro delle Politiche agricole – imponeva un altro percorso.

Bisogna considerare che nel corso della campagna 2014/15 le singole aziende italiane avevano complessivamente splafonato per una quantità di latte che superava le 720mila tonnellate, cioè molto più di quanto previsto dai tetti Ue. Una quantità di latte che corrispondeva a prelievi per oltre 200 milioni di euro, già in cassa (almeno contabilmente e teoricamente) dai caseifici per effetto dell’obbligo delle trattenute mensili. Fatti i conti, la differenza tra quanto trattenuto nel corso di campagna e quanto dovuto effettivamente all’Ue, avrebbe dovuto essere restituita agli allevatori. Ma la legge Zaia prevedeva precise e severe restrizioni alla restituzione.

Per farla breve: diverse categorie di allevatori che avevano splafonato, dovevano per legge rimanere fuori dalla restituzione. Semplificando le cifre, dei circa 200 milioni trattenuti complessivamente, 30 andavano girati all’Ue, 100 andavano restituiti agli aventi diritto, mentre i rimanenti 70 milioni, essendo a carico degli esclusi dalla restituzione, venivano destinati a un fondo per interventi nel settore lattiero caseario. In conclusione, la multa 2015 ammontava a oltre 100 milioni di euro (i 30 dovuti all’Ue e i 70 destinati al fondo latte).

C’è ancora da annotare che, a fine campagna 2015, un decreto legge del governo Renzi aveva allargato un poco le maglie delle restrizioni alla restituzione volute dalla legge 33 del 2009 (altrimenti i 70 milioni non restituiti sarebbero stati di più) e ha introdotto la possibilità di rateizzazione in tre anni (settembre 2015, 2016 e 2017) delle multe superiori ai 5mila euro.

La questione sembrava chiusa così. Ma le proteste levatesi da molte parti hanno portato oggi – a oltre un anno di distanza – a un ripensamento. Sfociato nell’emendamento alla legge sugli enti locali che cambia, di molto, le carte in tavola.

In pratica, tutti i calcoli sulla restituzione e soprattutto sulle esclusioni dalla restituzione, fatti a fine campagna 2014/15, non valgono più. Il testo dell’emendamento dice che la trattenuta agli allevatori dovrà solo essere calcolata “in misura corrispondente al prelievo dovuto all’Unione europea, maggiorato del 5 per cento”. Dunque molto meno di quanto fino ad ora trattenuto.

Si tratta così di procedere a una maxi restituzione per circa 70 milioni di euro agli allevatori. Il “come” lo indica lo stesso emendamento. A coloro che hanno aderito alla rateizzazione delle multe, e a settembre 2015 hanno già versato la prima rata, Agea restituirà la parte di multa non più dovuta (per effetto dell’emendamento) tra il prossimo primo ottobre 2016 e il dicembre 2016. Verranno inoltre sospese le ulteriori rate e sbloccate le relative fidejussioni di legge.

Con la stessa tempistica verrà restituita la parte di multa “in eccesso” agli allevatori che non hanno rateizzato ma hanno pagato tutto e subito l’anno scorso. Per coloro infine che non hanno rateizzato né ancora pagato, Agea notificherà quanto dovuto per effetto del nuovo calcolo di restituzione (una cifra ben inferiore al primo computo), e intimerà di pagare entro il primo ottobre 2016, altrimenti aggiungerà una sanzione amministrativa tra i 1.000 e i 15.000 euro.

 

Gli altri interventi

Oltre alla questione legata alle multe sulle quote latte, al disegno di legge sugli enti locali sono stati agganciati vari provvedimenti in campo agricolo e zootecnico in particolare; tutti ora approvati.

Tra questi c’è l’attivazione della programmazione produttiva volontaria dell’offerta per il settore lattiero con un finanziamento ad hoc di 10 milioni di euro, con dettagli applicativi ancora da chiarire ma nell’ambito, ovviamente, della normativa europea.

È stato poi rifinanziato il Fondo indigenti, per il quale viene confermato lo stanziamento di 10 milioni per l’acquisto di latte crudo da trasformare in Uht e distribuire agli indigenti attraverso la rete degli enti caritativi.

Una misura infine anche per il comparto suinicolo anch’esso, come il lattiero, colpito duramente dalla crisi di mercato degli ultimi mesi. Viene attivata la moratoria per debiti degli allevatori suinicoli. L’intervento è realizzato attraverso l’allargamento delle finalità del fondo latte e prevede dal 2017 la concessione di un contributo destinato alla copertura dei costi sostenuti dagli allevatori per interessi sui mutui bancari negli anni 2015 e 2016.

 

Ma l’assessore del Veneto: la nuova norma «non risolve i problemi del settore»

A contestare i criteri di redistribuzione della multe nell’ultimo anno di applicazione delle quote latte è l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan, che commenta così: «Gli splafonatori nell’ultimo periodo di applicazione del regime 2014/2015 sono stati ben 10.879 – puntualizza Pan – e se i 30 milioni di multa dovuti alla Ue (pagabili in tre anni) fossero stati ridistribuiti tra tutti loro, ogni azienda avrebbe dovuto versare in media 2.806,58 euro, con un esborso annuale di soli euro 935,52 per azienda. Diversamente il Governo nel luglio 2015, a campagna conclusa, quando già sapeva perfettamente quanti erano e chi erano gli splafonatori, ha preferito emanare delle norme “ad personam”, graziando ben 8.839 di loro e accollando la multa solo su 2.040 allevatori, per la maggior parte del nord Italia. Ha rinunciato così a rivedere la norma, come invece avrebbe dovuto fare per dare completa attuazione al regolamento Ue».

«Male, quindi, che il Governo pretenda ora che il pagamento dei 30 milioni dovuto alla Ue venga effettuato da queste sole 2.040 aziende subito, anziché in tre annate senza interessi, come previsto sempre in base alla normativa comunitaria, e come l’Italia sta facendo in sede Ue, addirittura introducendo una sanzione amministrativa specifica in caso di mancato pagamento immeditato. In questo modo – conclude Pan – il Governo e il ministro Martina confermano per l’ennesima volta di non aver alcuna reale intenzione di occuparsi del settore zootecnico, ma di essere solo intenzionati a far cassa alle spalle degli agricoltori italiani».

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 15/2016

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