Mozzarella di bufala, bene i controlli lungo la filiera

Gli interventi contro l’adulterazione del prodotto sono la cartina tornasole di un processo di controlli adeguato. «È necessario difendere la qualità e il prestigio di un prodotto simbolo del made in Italy» dice Salvatore Loffreda, direttore regionale della Coldiretti campana


mozzarella

«L’operazione della Guardia di Finanza di Caserta nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in materia di contrasto alle frodi agroalimentari nel settore della produzione di mozzarelle di bufala campana dop, ha evidenziato come il sistema dei controlli funzioni perfettamente». È quanto ci riferisce Salvatore Loffreda, Direttore regionale della Coldiretti campana che sottolinea «si tratta di indagini portate avanti da qualche anno, subito dopo l’entrata in vigore dell’attuale sistema di controlli che impone ad allevatori, raccoglitori e caseifici di dichiarare immediatamente tutte le produzioni».

Con il decreto sulla tracciabilità del latte bufalino, infatti, tutte le produzioni sono strettamente controllate.

«Il Dipartimento qualità agroalimentare, ci riferisce Michele Blasi, Direttore del Dqa, è impegnato a gestire le comunicazioni dei dati produttivi dei raccoglitori e dei caseifici della filiera dop, che riferiscono circa i dati produttivi (latte acquistato) e la provenienza, controllando che la produzione avvenga come descritto nel Disciplinare di produzione. I dati si riferiscono a tutte le tipologie di latte, compreso quello che viene congelato, e a qualsiasi tipologia di prodotto, ovvero mozzarella che rientra nella dop oppure no».

Le comunicazioni degli allevatori, invece, sono inserite nel portale Sian e gestite dall’Istituto zooprofilattico del mezzogiorno (Izsm).

«Naturalmente, aggiunge Blasi, i dati vengono incrociati per verificare la veridicità delle comunicazioni. Questo sistema di controlli consente di rilevare facilmente anomalie, come quelle che sono state riscontrate recentemente, che fanno partire immediatamente gli opportuni accertamenti».

Nel caso in questione erano già partite cinque segnalazioni, da parte sia del Consorzio sia del Dqua, che hanno allertato gli organi di controllo.

«La quantità di latte bufalino prodotta dagli allevamenti certificati dal Dqa, precisa Blasi, è più che sufficiente a soddisfare le richieste dei caseifici e l’impiego di latte vaccino, che pure ha una minor resa produttiva, è finalizzato solo alla riduzione dei costi di produzione. Tuttavia, come si suole dire “il gioco non vale la candela” perché i numerosi organismi di controllo (Guardia di finanza, Repressione frodi, Asl, Nas, ecc.) vigilano continuamente e le maglie si sono ristrette moltissimo, per cui la probabilità di essere scoperti è molto alta, come testimoniano le ultime vicende».

Il prodotto dop “Mozzarella di bufala campana”, come anche altre produzioni che possiedono rilevanza internazionale, è soggetto a tentativi di frode. «Tuttavia, aggiunge Loffreda, questi episodi rafforzano il prodotto perché i consumatori si accorgono di come l’intera filiera sia adeguatamente controllata. La Mozzarella di bufala è uno dei prodotti agroalimentari maggiormente controllati».

La Mozzarella di bufala campana è il primo formaggio dop del Sud con un aumento di produzione record del 7,2% per un totale di 44.270 ton nel 2016 e ogni tentativo di adulterazione danneggia gravemente i 1371 allevamenti impegnati quotidianamente a produrre nel rispetto delle regole.

«Occorre difendere la qualità e il prestigio di un prodotto simbolo del made in Italy, aggiunge Loffreda. Il valore al consumo di questo prodotto è di quasi 700 milioni di euro realizzati anche grazie al prestigio conquistato all’estero dove sono dirette circa 13mila tonnellate all’anno per un valore che ha superato i 100 milioni di euro».

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 4/2017

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