Montichiari, incontro Aia: i trend nella zootecnia di precisione

Il Sistema allevatori in evidenza nel bresciano: vetrina delle razze, attenzione verso i giovani e confronto su alcuni strumenti della “Precision livestock farming” in allevamento. I contenuti emersi in fiera, in occasione del convegno organizzato da Aia in collaborazione con la ditta Tdm


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La partecipazione di Aia e del Sistema allevatori italiano alla 89esima edizione della Fiera agricola zootecnica italiana di Montichari (Brescia) segna anche l’ingresso a pieno titolo dell’Organizzazione nell’era della zootecnia di precisione. «In realtà – come ha sottolineato il presidente di Aia, Roberto Nocentini – spinta dal bisogno di un continuo progresso, l’Associazione italiana allevatori, con i suoi oltre settant’anni di esperienza sul campo e con l’affidabilità dei dati raccolti negli allevamenti, già oggi mette a disposizione un formidabile bagaglio di informazioni per un ottimo management aziendale».

Anche per questo, in occasione dell’appuntamento al Centro fiera del Garda monteclarense, Aia, in collaborazione con Tdm, azienda operante nel settore degli impianti di mungitura a elevato contenuto tecnologico, ha proposto un convegno tecnico sul tema “L’evoluzione della informazione in azienda: dati, sensori, nuove tecnologie”. Un’iniziativa ritenuta particolarmente importante, non solo in quanto momento di confronto tra esponenti del Sistema allevatori provenienti da tutto il territorio (oltre centocinquanta i presenti nel pomeriggio del venerdì apertura della manifestazione), ma anche tra ricercatori, docenti universitari e tecnici qualificati.

«Momenti di informazione e crescita come questo – ha ribadito Nocentini affiancato dal vicepresidente Claudio Destro, moderatore del convegno – saranno realizzati anche in occasione di altre prossime iniziative pubbliche, poiché c’è bisogno di insistere nel miglioramento delle attività in stalla, nonostante i ricorrenti periodi di crisi del settore, e occorre avere la forza di comunicare all’esterno i valori positivi di qualità di cui siamo portatori».

Le istituzioni – è emerso tra l’altro dal dibattito – ma anche i cittadini e i consumatori chiedono infatti che le scelte degli allevatori siano sempre più orientate alla sostenibilità ambientale e al benessere animale. In questo, il Sistema allevatori è pronto: un tema quale, ad esempio, la gestione dello stress da caldo (in particolare nelle bovine da latte), comune ormai in quasi tutte le zone del Paese, è da tempo al centro degli studi e delle ricerche sviluppate dai tecnici dell’Associazione. E trovano già applicazione – come è stato dimostrato nel corso del convegno – in molte aziende zootecniche di primissimo piano.

Lo step successivo sul quale si stanno concentrando gli sforzi del Sistema allevatori, è passare a trasformare l’elevato numero di dati raccolti in informazioni utili all’allevatore nella sua gestione quotidiana della mandria. In sintesi, d’accordo con quanto è emerso dalle relazioni presentate, “si migliora solo ciò che si misura”.

Le relazioni

In ossequio alla concretezza che è la cifra che contraddistingue il mondo allevatoriale, i lavori del convegno sono entrati subito nel vivo con la relazione della professoressa Marcella Guarino (Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare – Università degli studi di Milano), sul tema “Zootecnia di precisione: istruzioni per l’uso”. Dopo una premessa di carattere generale, e la definizione di zootecnia di precisione (Precision livestock farming, in sigla Plf) come gestione dell’allevamento del bestiame attraverso sistemi di monitoraggio e controllo in tempo reale della salute e del benessere degli animali e del loro impatto ambientale, è stato individuato quale punto nodale nella ricerca di soluzioni alle criticità che possono insorgere nella mandria, l’attivazione di sinergie di diverse figure professionali (veterinario, zoonomo, ingegnere, o altre).

Ovviamente, quanto sopra è oggi sempre più indispensabile poiché si è ampiamente superata l’epoca nel quale l’allevatore aveva più tempo per un controllo visivo del comportamento dei suoi animali. E quindi, vista la necessità di nuove tecnologie per ottimizzare e facilitare il lavoro degli allevatori, per passare ai vantaggi della Plf, ci si può dotare di strumenti quali microfoni (molto chiaro l’esempio riguardante la valutazione di situazioni di stress – comportamenti aggressivi – o insorgenza di patologie respiratorie nell’allevamento suinicolo, o di benessere in quello avicolo in corrispondenza dell’atteggiamento di “razzolamento” alla ricerca di cibo), droni, termocamere, scanner, data logger o videocamere. Oppure, nello specifico delle bovine da latte, sistemi di localizzazione (collari), accelerometri, masticometri, ruminometri o sistemi di analisi del prodotto in real time. Dall’uso di queste strumentazioni – come è stato già sperimentato – si ottengono misurazioni sicuramente oggettive, completamente automatizzate e in tempo reale. A questo si aggiunge una riduzione dei costi dovuta alla minore necessità di visitare gli animali, una miglior osservazione delle risposte comportamentali dei capi, dati che possono essere riferiti sia a un singolo soggetto o all’intero allevamento, e infine una grande disponibilità di informazioni affidabili da utilizzare anche ai fini della tracciabilità dell’intera filiera produttiva. Chiaramente, per sviluppare un sistema di Plf occorrono una serie di fasi che passano attraverso la creazione di un algoritmo e l’applicazione e validazione di un modello.

È importante rilevare che l’Europa è abbastanza avanti nel trattare il tema della Precision farming, e quindi anche l’Italia può avere un suo spazio (tra le quattro compagnie spin-off nel settore c’è ne è anche una del nostro Paese). In più, si prefigurerebbe la realizzazione di un anello di congiunzione tra “Agricoltura 2.0” e “Industria 4.0” che è uno dei prossimi obiettivi del Sistema-Paese. Tutto ciò, però – è stato sottolineato – va anche accompagnato da una attività di training, cioè da corsi di formazione per gli allevatori e dalla possibilità di avere a disposizione aziende dove sperimentare i prodotti tecnologici.

L’esperienza dell’azienda

Il punto di osservazione del partner di Aia nel convegno, l’azienda Tdm, è stato sviluppato da Maurizio Ruggeri, Ceo Milking Division del gruppo, che ha relazionato su “Precision farming: la sala di mungitura come centro nevralgico della raccolta dati dell’azienda”. Sono emersi alcuni punti di contatto con la relazione precedente, in particolare la consapevolezza che l’allevatore non può essere presente ovunque: e quindi l’ottimizzazione del processo produttivo – soprattutto in sala di mungitura – può essere assicurata solo dal monitoraggio di ogni singola fase.

Interessante il raffronto tra le performance produttive delle bovine da latte non più di due decenni fa, comparate ai “record” ottenuti oggi: ciò dimostra che quelli che sembravano obiettivi impossibili da raggiungere in sala di mungitura ora sono una realtà consolidata.

Uno degli elementi centrali, ha rimarcato il relatore, è che quotidianamente in azienda emerge una grande quantità di dati ma, paradossalmente, per gli allevatori non ci sono abbastanza informazioni. A questo problema, i processi di automazione e gli strumenti per la zootecnia di precisione, ad alta tecnologia, possono dare più soluzioni. Nella gestione della sala di mungitura l’allevatore può controllare infatti la macchina, i comportamenti (e lo stato di salute) degli animali ma anche quelli degli addetti. Altro punto importante è che attraverso le tecnologie si possono personalizzare le mungiture, a seconda delle razze (e specie), anche in considerazione del fatto che i singoli animali sono diversi tra loro, e in fasi differenti della lattazione.

Le potenzialità per la selezione genetica

L’Ufficio ricerca e sviluppo di Aia ha dato il suo contributo con la relazione di Stefano Biffani su “Le potenzialità dei dati di Precision livestock farming per la selezione genetica e il benessere degli animali”. In premessa, il relatore ha sottolineato che ciò che interessa, in allevamento, è la centralità del risultato: occorre, innanzitutto, sfatare l’opinione di chi sosteneva che il fenotipo non servisse più, mentre invece ai fini della gestione in azienda si può parlare di “fenotipo prodigo”, in quanto finalizzato all’assistenza tecnica e al miglioramento genetico.

«A questo proposito – ha sostenuto Biffani -, la zootecnia di precisione permette di rimettere al centro i nostri animali, potendo oggi raccogliere dati che fino a pochi anni fa si pensava fosse impossibile rilevare, se non a costi molto elevati». È questo uno dei punti fondanti del progetto di ricerca “Predictive modelling for dairy cow welfare assessment” messo in campo dal Dispaa (Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze), dal Consiglio nazionale per la ricerca (Cnr) e da Aia.

«Il progetto – ha spiegato il relatore – ha come obiettivo lo studio approfondito della ruminazione (inteso come tempo giornaliero dedicato alla ruminazione), con lo scopo di utilizzare queste informazioni a fini predittivi dello stato di salute della bovina e, quindi, del benessere animale. Il tempo di ruminazione può essere rilevato in azienda in forma automatizzata e continua, rappresentando quindi uno dei fenotipi del futuro. Le informazioni ottenute, unite e “sovrapposte” ai dati dei controlli funzionali Aia, danno ulteriori utilissime indicazioni, ad esempio, per verificare il legame tra lo stato del rumine con la produzione e l’ambiente (Thi). Il progetto – ha informato tra l’altro Biffani – è in atto su una popolazione di oltre 500 vacche localizzate in tre stalle di Lombardia ed Emilia-Romagna».

Uno degli aspetti più interessanti e che rientrano tra gli obiettivi del progetto è anche quello di verificare se la ruminazione è un carattere influenzato dalla genetica o se è correlato (sempre geneticamente) con altri caratteri. I primi risultati confermano questa ipotesi, con valori di ereditabilità intorno al 20% e correlazioni genetiche favorevoli con la produzione ma negative con alcuni caratteri del benessere.

Risultati aggiuntivi potrebbero, poi, riguardare l’effetto dello stress da caldo, della correlazione negativa tra una ruminazione non corretta e animali con problemi di mastite, o riproduttivi e di locomozione.

Il contributo della ricerca

A concludere l’incontro, la relazione del professor Igino Andrighetto (Dipartimento di Medicina animale, produzioni e salute-maps, dell’Università degli studi di Padova) su “Precision farming: applicazioni per la gestione dell’alimentazione nell’allevamento bovino”. In linea con molti degli elementi emersi negli altri interventi, risulta evidente il contributo di alcuni strumenti utili alla gestione in stalla, nello specifico per quanto riguarda la correttezza delle razioni.

Andrighetto ha illustrato gli ambiti operativi del gruppo di ricerca attivato sulla Precision farming, che vanno dalla produzione e controllo dei processi di conservazione degli alimenti (insilati), alla gestione della razione, alla prevenzione dell’insorgenza di patologie attraverso il controllo del comportamento degli animali, al controllo delle condizioni ambientali nelle strutture di allevamento (oltre al Thi, importante anche la rilevazione dei gas presenti in stalla) e alla pianificazione della riproduzione in base ai dati aziendali. In tema di valutazione dell’omogeneità della razione, a esempio, si sono individuate tre possibilità: il prelievo di campioni lungo la mangiatoia per sottoporli ad analisi chimica e setacciatura (sistema realistico ma probabilmente troppo oneroso), l’utilizzo di indicatori (traccianti) da immettere nel carro miscelatore (questo sistema però è utile solo ai fini della ricerca) e un’analisi direttamente allo scarico della miscelata con appositi strumenti portatili.

L’esempio portato del nuovo sistema di misura è dato dalla disponibilità di uno strumento Nirs portatile dotato di specifiche costruttive adatte alla lettura “in diretta” del dato. Questa tecnologia consente di creare una curva specifica di calibrazione per gli unifeed in grado non solo di leggerne le caratteristiche chimiche ma anche fisiche e strutturali.

Quali prospettive?

In conclusione, l’era della zootecnia di precisione si può dire non trovi impreparato il Sistema allevatori nazionale. Anzi, molte sono le opportunità per accompagnare questa fase da protagonisti.

Un ulteriore elemento, non trascurabile, è che l’utilizzo di nuove tecnologie può essere uno stimolo all’ingresso in zootecnia di giovani professionalità, in considerazione della maggior predisposizione all’uso di questi strumenti.

L’aumento progressivo degli iscritti alle scuole di secondo grado e alle facoltà di agraria, in questi ultimi anni, fa ritenere possibile una crescita occupazionale anche per tecnici e allevatori “di precisione”.

 

(*) L’autore è dell’Aia (Associazione italiana allevatori), Roma.

 

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