Migliori performance latte grazie al bicarbonato di sodio

Studio dell’Università Cattolica di Piacenza sull’utilizzo di più alti dosaggi di bicarbonato di sodio nelle razioni delle vacche da latte. Bovine alimentate con una dieta a più elevato contenuto di Bicar®Z hanno migliorato la produzione di latte e le condizioni di salute


bicarbonato

L’utilizzo di alimenti ad elevato contenuto di amido e grado di fermentescibilità rappresenta una pratica diffusa in diete per vacche da latte ad alta produzione per sostenere la crescente domanda energetica, particolarmente nelle fase iniziale della lattazione. In queste condizioni l’accumulo di acidi organici a livello ruminale (Krause e Oetzel, 2006) può determinare condizioni di acidosi manifeste e subcliniche (Plaizier e coll., 2008) che, se non adeguatamente affrontate, possono minare le basi per un successo produttivo nell’intera lattazione ed in casi gravi compromettere la permanenza dello stesso animale nella mandria.

Attualmente non esistono molti strumenti per monitorare l’instaurarsi ed il persistere di tali condizioni avverse a livello ruminale e l’impiego di sostanze tamponanti in diete per vacche da latte rappresenta una delle vie intraprese per tentare di arginare il manifestarsi di questa eventualità. Ad influire sull’efficacia della misura intrapresa gioca il fatto che spesso risultano ignoti sia il potere tampone della dieta che il carico di acidi a livello ruminale.

Nelle nostre condizioni di allevamento, il bicarbonato di sodio rappresenta il tampone maggiormente presente in diete per vacche da latte con un range di utilizzo di 80-150g/capo/giorno. Tuttavia, anche il livello più elevato di inclusione potrebbe risultare insufficiente nella prima fase di lattazione giustificando dosaggi di bicarbonato superiori a quelli normalmente utilizzati al fine di preservare la montata lattea, la produzione e la qualità del latte nonché le performance riproduttive e le condizioni di salute degli animali.

La prova di campo: utilizzo di un più elevato dosaggio
di bicarbonato di sodio

Per verificare questa ipotesi è stata effettuata una prova in un’azienda agricola con 800 vacche da latte in mungitura nel periodo marzo-agosto 2015. Tale prova è stata realizzata in collaborazione con Solvay, azienda che produce e commercializza Bicar®Z, bicarbonato di sodio per utilizzo zootecnico.

Gli animali, allevati a stabulazione libera, erano monitorati con i sistemi Afimilk® e Afiact® per la registrazione giornaliera ed individuale della produzione di latte su 3 mungiture, attività, rilevazione del calore e stato di salute degli animali. La prova ha interessato vacche pluripare in lattazione, confinate in quattro gruppi da 120 animali, ed alimentati con una stessa dieta base (Tabella 1) a due livelli di inclusione di Bicar®Z.

All’inizio della prova i quattro gruppi sono stati assegnati in modo random a due trattamenti individuati per il diverso livello di inclusione di bicarbonato di sodio: controllo (150g/capo/giorno) e alto bicarbonato (300g/capo/giorno). In seguito all’andamento delle condizioni climatiche, dal 25 maggio il livello di Bicar®Z nel gruppo ad alto bicarbonato è stato elevato a 400g/capo/giorno. Gli animali sono rimasti in prova fino al termine della ventesima settimana in lattazione e l’assegnazione degli animali ai gruppi di trattamento avveniva in modo random e dopo la seconda settimana di lattazione.

L’ingestione di sostanza secca degli animali è stata valutata giornalmente sul gruppo ed espressa su base settimanale mentre campioni della dieta sono stati prelevati e analizzati a cadenza bisettimanale.

Durante la prova è stata inoltre monitorata su un campione random di 160 animali la qualità del latte (grasso, proteina, lattosio, caseina e contenuto di urea) su campioni prelevati ad intervalli di 20 giorni, lo stato fisiologico ed infiammatorio degli animali mediante prelievo di campioni ematici (30±5 giorni dalla data di parto prevista e 30±5 giorni in latte), l’equilibrio minerale mediante prelievi di urine (30±5 giorni dalla data di parto prevista e 30±5 giorni in latte) e le condizioni generali digestive mediante prelievi di campioni fecali in stalla (40 campioni sui due gruppi di trattamento).

Dei 160 animali coinvolti e con data parto compresa nel periodo marzo-aprile 2015, 11 animali sono stati successivamente esclusi dalla prova per errori attribuibili alle normali fasi di gestione degli animali (mungitura, movimentazione) in quanto gli stessi, per un breve periodo, hanno incrociato i gruppi di trattamento.

Le condizioni di alte temperature associate ad elevati tassi di umidità, frequentemente osservati nella realtà della pianura Padana, possono determinare stress da caldo nelle vacche in lattazione con riduzione dell’ingestione e conseguente deficit energetico e ripercussioni negative sulle performance produttive. Per tutto l’arco di durata della prova sono state quindi misurate a livello di gruppo e a cadenza settimanale, la temperatura e l’umidità relativa, necessari per il calcolo dell’indice THI (Temperature Humidity Index) ritenuto un valido indicatore di stress da caldo (Bernabucci e coll., 2014).

I risultati della prova: produzione
e qualità del latte, performance riproduttive
e condizioni di salute

Sulla base dei dati produttivi registrati individualmente, sono state calcolate le curve di lattazione utilizzando il modello di Wood (Dematawewa e coll., 2007).

Non si sono riscontrate differenze (Figura 1) tra i gruppi di trattamento né per le variabili della curva del modello (produzione iniziale di latte, montata lattea e pendenza dopo il picco) né per le variabili calcolate (settimana media al picco e persistenza della curva). Dalla curva del modello ottenuta considerando le produzioni giornaliere si evidenzia però un aumento produttivo di 1,6 kg di latte/capo nel gruppo ad alto bicarbonato rispetto al controllo, pari a 224 kg quando espresso sulle 20 settimane di controllo.

Gli animali alimentati con il più elevato livello di bicarbonato nella dieta hanno avuto un’ingestione di sostanza secca superiore (+1,1 kg come media di gruppo) rispetto al controllo (Figura 2), con un’efficienza alimentare di 1,45 (kg latte/kg di sostanza secca ingerita).

Sempre dalla stessa figura si evince come all’aumentare del valore di THI gli animali riducano l’ingestione alimentare, con una tendenza ad una tolleranza migliore verso stress termici in animali alimentati con un più elevato contenuto di tampone nella dieta, almeno sino a valori di THI di 72.

Questo valore di THI viene generalmente considerato come soglia, oltre il quale la combinazione di temperatura ed umidità genera nell’animale una condizioni di stress termico tale per cui si inizia ad osservare una riduzione dell’ingestione ed un conseguente calo produttivo. Tuttavia la soglia limite di THI può essere ridotta a 65 in animali ad elevata produzione (Bernabucci e coll., 2014) e, come evidenziato dalla figura 2 (area in rosso con valori di THI superiori a 65), questo corrisponde ad un valore di THI oltre il quale i due gruppi di animali iniziano a manifestare riduzioni di ingestione, marcatamente più intenso nel gruppo controllo, in risposta ad un probabile stress termico.

Da questi risultati si evince che la riduzione dell’ingestione da stress termico può iniziare molto presto nell’anno solare e già dal mese di maggio la razione per gli animali maggiormente produttivi o freschi dovrebbe essere adeguata di conseguenza. In queste eventualità la presenza in rumine di un quantitativo più elevato di sostanze tamponanti al di là di quelle naturalmente prodotte dall’animale durante la masticazione/ruminazione può essere di aiuto nel gestire possibili turbe ruminali dovute a variazioni improvvise del quantitativo di sostanza organica ingerita.

I parametri della qualità del latte (determinata su campioni individuali ogni 20 giorni) non evidenziano differenze significative tra i trattamenti eccetto che per una maggior quantità di lattosio prodotto (7%) nel gruppo a più elevato livello di bicarbonato (Tabella 2).

I calcoli sono stati ottenuti considerando la produzione media di latte per ogni animale misurata nelle ultime 6 mungiture (2 giorni) al momento del prelievo del campione di latte. In questo contesto la produzione di latte nel gruppo ad alto livello di bicarbonato è risultata significativamente più elevata (6%) e numericamente più elevata (1,8 kg/capo) quando corretta al 4% di grasso rispetto al controllo. La maggior produzione di lattosio nel gruppo ad alto livello di bicarbonato potrebbe essere verosimilmente collegata alla più alta assunzione di alimento e quindi disponibilità di glucosio per la ghiandola mammaria.

Una miglior condizione metabolica degli animali alimentati con la dieta a più elevato contenuto in bicarbonato è evidenziabile dai parametri del profilo metabolico (Tabella 3) ove si evidenziano livelli più elevati di albumina e colesterolo con livelli analoghi di GOT/AST e GGT. Bassi livelli di albumina e colesterolo osservati nel gruppo controllo potrebbero suggerire ridotti livelli di sintesi nel fegato maggiormente impegnato nelle risposte di fase acuta, come suggeriscono i valori più elevati di aptoglobina e ceruloplasmina, i quali sono correlati a riduzione di performance produttive e a disordini metabolici (Bertoni e coll., 2008; Bertoni e Trevisi, 2013).

Inoltre, i più elevati livelli di beta idrossibutirrato (BHBA) negli animali del gruppo controllo suggeriscono una maggior chetogenesi anche se non si raggiungono mai valori critici, probabilmente per un livello di ingestione inferiore, o per la presenza di fenomeni infettivi infiammatori dimostrati dai più alti livelli di aptoglobina e ceruloplasmina. Il livello più elevato di ingestione negli animali ad alto livello di bicarbonato non ha peraltro prodotto aumenti del livello ematico di urea suggerendo un minor ricorso all’utilizzo di aminoacidi a scopo energetico o una miglior efficacia azotata/energetica a livello ruminale.

Il contenuto in acidi grassi volatili in campioni di feci evidenzia una ridotta attività fermentativa nel gruppo ad alto livello di bicarbonato rispetto al controllo (7,03 vs. 5,75 Mmol/100g feci, rispettivamente per controllo vs. alto livello di bicarbonato) indice di miglior condizione intestinale, fermentazione dei carboidrati a livello ruminale e digestione a livello intestinale (dati non riportati). Anche l’equilibrio minerale nelle urine non è risultato influenzato dal diverso livello di inclusione di bicarbonato nella dieta. Da un’analisi dell’efficienza riproduttiva si evidenzia inoltre un miglioramento del numero di animali gravidi (56% vs. 44%) con media di giorni parto-concepimento migliori nel gruppo ad alto livello di inclusione di bicarbonato (124 vs. 134).

Conclusioni

In conclusione vacche da latte alimentate con una dieta a più elevato contenuto di bicarbonato (Bicar® Z) hanno ottenuto una maggior produzione di latte pari a 1,6 litri nei primi 140 giorni di lattazione con effetti positivi su alcuni parametri indicatori di buona salute epatica senza effetto apparente sull’escrezione di minerali nelle urine.

Nel complesso la fisiologia digestiva sembra migliorare suggerendo un minor carico organico potenzialmente fermentescibile in grado di raggiungere il tratto inferiore dell’intestino. Inoltre, animali alimentati con una dieta a più alto contenuto in bicarbonato hanno ottenuto parametri di performance riproduttiva (percentuale di animali gravidi e intervallo parto-concepimento migliori rispetto al gruppo controllo.

 

Per saperne di più, visitare il sito internet www.acidosiruminale.it.

 

Gli autori sono dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 9/2016

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