Le macchine Lely viste in azienda

È il caso di questa azienda reggiana da 350 bovine da latte. «Per ridurre la manodopera in stalla, mantenendo la qualità della produzione, ci siamo dotati del sistema Vector di Lely. Molti i vantaggi riscontrati, tra cui un significativo aumento della produzione». Parla così Vanni Binacchi, uno dei titolari


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Innovazione in zootecnia? Gli strumenti ci sono. E la voglia di guardare lontano, anche. Accade all’azienda agricola Binacchi Vanni e Gioacchino a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, che entro la fine dell’anno vuole ottenere la certificazione per la produzione di Parmigiano Reggiano non-ogm.

Lo scopo è quello di esportare in paesi, come gli Stati Uniti, dove la catena Whole Foods Market ha richiesto espressamente al Consorzio del Parmigiano Reggiano 30mila forme di prodotto non ogm. E per agevolare il lavoro in stalla, Binacchi si è dotato di un sistema automatico per l’alimentazione flessibile delle bovine a foraggio fresco gestito 24 ore su 24 con il minimo impiego di manodopera programmabile da remoto. Firmato dalla Lely.

Tutto questo, Binacchi lo ha illustrato all’incontro tecnico organizzato da Consorzio Agrario dell’Emilia ed EmilCap a Luzzara (Re), il 7 ottobre 2016.

L’azienda agricola Binacchi, nata nel 1996, è condotta da Vanni Binacchi insieme al padre Gioacchino e alla moglie Raffaella e in allevamento conta 350 capi, di cui 150 in mungitura.

«Quando abbiamo acquistato l’azienda – spiega Vanni Binacchi – il primo anno abbiamo munto 330 tonnellate di latte, oggi arriviamo a 1.500. Ma il nostro obiettivo è quello di toccare le 2mila tonnellate. Questo sarà possibile anche grazie ad una nuova struttura che abbiamo in progetto e che sarà dedicata alle manze».

Prosegue l’allevatore: «Per ampliare le nostre prospettive a lungo termine, vogliamo ottenere la certificazione di produttori di Parmigiano Reggiano ogm free per esportare negli Stati Uniti e non solo. Da quattro anni ci serviamo da Emilcap per il mais non ogm e da quest’anno passeremo anche alla soia e al nucleo. Per aiutarci a snellire il lavoro in azienda mantenendo la qualità della produzione, a luglio ci siamo dotati del sistema di alimentazione Vector di Lely, di cui abbiamo potuto conoscere una serie di vantaggi».

Il Vector di Lely

La macchina Lely, che trincia e miscela il foraggio, ha una capienza di 2,5 m³. Serve sui 130/140 capi da latte per la rimonta e mantiene pulita la corsia accostando il foraggio alla mangiatoia durante il suo percorso.

La movimentazione avviene, all’esterno della stalla, lungo una striscia di guida e, all’interno, con uno strumento a ultrasuoni lungo la rastrelliera.

«Siamo partiti con molti “se” e molti “ma” – spiega l’allevatore -, tuttavia fin da subito abbiamo potuto constatare quanti e quali fossero i benefici che il sistema apportava al nostro lavoro quotidiano, alla sanità delle bovine, alla qualità del prodotto. Anzitutto, il segreto della macchina credo consista nel fatto che scarichi poco, ma costantemente, e che permetta di diversificare l’alimentazione per i diversi gruppi di bovine. Come sappiamo, le vacche in lattazione hanno esigenze nutritive diverse rispetto a quelle in asciutta – continua Vanni Binacchi -. E le esigenze di queste ultime variano, a loro volta, in base alle diverse fasi di questo periodo».

Oltre otto ore alla settimana di lavoro in meno

Prosegue Binacchi: «Dal punto di vista dell’impegno in mangiatoia, abbiamo calcolato come riusciamo a risparmiare oltre otto ore di lavoro alla settimana rispetto a prima. Abbiamo potuto spostare un operatore dall’attività di stalla ad un’altra attività. Poiché la cucina del sistema può conservare il foraggio necessario per tre giorni, è possibile pianificare l’attività con anticipo. Nel nostro caso, impostiamo il foraggiamento automatico con molta precisione su “quando” e su “quanto” dare all’animale. Lavorando la macchina 24 ore su 24, siamo sicuri che l’alimento si mantenga sempre fresco».

Migliora la digeribilità

Ma i vantaggi su cui insiste Binacchi riguardano soprattutto gli effetti del sistema di alimentazione direttamente sui suoi animali: «Le bovine digeriscono meglio, trovano l’alimento più appetibile e la produzione e la qualità lo dimostrano».

Spiega meglio l’allevatore: «Il sistema distribuisce porzioni ben bilanciate e ben miscelate di foraggio fresco, lasciando quest’ultimo alla lunghezza ideale per mantenere la salute del rumine. Questo aspetto, in combinazione con una maggiore assimilazione di sostanza secca, porta a un incremento della produzione di latte. Grazie alla somministrazione dell’alimento più volte al giorno in porzioni più piccole, si evita la penetrazione di ossigeno nel foraggio e il riscaldamento dell’alimento – eventi che si verificano con razioni più abbondanti e più frequenti. Facendo più pasti meno abbondanti, la bovina è stimolata a uscire in mangiatoia e trae notevoli benefici in termini di produzione. Tanto più che sono ridotti i tempi di attesa e gli scontri per la conquista di un posto alla mangiatoia e le bovine possono muoversi liberamente».

 

Leggi l’articolo su Informatore Zootecnico n. 2/2017

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