Assemblea Assolatte: l'associazione mostra i muscoli –

Continua a crescere

Lattiero caseario, export boom

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Continua a crescere l’export dei formaggi italiani: +5,8% a volume nel primo trimestre 2013. Tengono gli acquirenti storici ma soprattutto aumentano le vendite nei Paesi emergenti e si aprono nuovi mercati. Sono dati emersi nel corso dell’assemblea annuale di Assolatte, l’associazione italiana della industrie lattiero-casearie.
I prodotti lattiero caseari italiani sono una colonna portante del “made in Italy”, è stato sottolineato in assemblea, sono noti e apprezzati in tutto il mondo e sono una componente importante dell’alimentazione quotidiana degli italiani. A realizzarli sono centinaia di imprese, che danno lavoro a oltre 100mila persone e che sono presenti in tutti i continenti. Grazie all’impegno di queste aziende il lattiero-caseario è diventato il primo settore dell’alimentare italiano, con un fatturato che sfiora i 15 miliardi di euro, e uno dei più rilevanti nell’export, visto che esporta circa il 30% della produzione casearia e che aumenta di anno in anno. «Una fetta di Italia sana e laboriosa – è il messaggio lanciato all’assemblea – che però non trova una spalla adeguata a livello istituzionale ma che, al contrario, deve fare i conti con inefficienze di sistema, complicazioni burocratiche e ostacoli strutturali»
Ad Assolatte aderiscono 250 aziende che complessivamente realizzano il 90% del fatturo del settore lattiero-caseario italiano.
«Fare impresa in Italia è una corsa a ostacoli e farlo nel nostro settore lo è ancor di più, perché la zavorra che portano sulla schiena le imprese alimentari, e quelle lattiero casearie in particolare, è ancor più gravosa», ha detto il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi. «Ogni giorno siamo costretti a confrontarci con problemi specifici, che nessuno ha veramente voglia di risolvere. Mi riferisco all’atavico problema del costo del latte, la nostra materia prima per eccellenza: a parità di qualità paghiamo per il latte uno dei prezzi più elevati del mondo. E ciononostante non sembra mai sufficiente a garantire un reddito adeguato ai nostri fornitori, a causa dei loro costi di produzione. Mi chiedo però perché, in tanti anni, nessuno abbia mai accettato la nostra proposta di lavorare insieme per analizzare le cause di tali costi, rimuovere le eventuali inefficienze, diventare insieme più competitivi».
Ambrosi ha elencato altri gravi problemi che penalizzano le imprese del settore lattiero caseario italiano: una normativa di settore che imbriglia le imprese e imbroglia i consumatori, lo scandaloso ritardo dei rimborsi Iva, l’insostenibile pressione del sistema dei controlli e lo spreco di risorse pubbliche e private destinate a promuovere i prodotti italiani all’estero, in una pletora di iniziative e strutture che andrebbe razionalizzata.
L’export
L’assemblea Assolatte ha sottolineato in particolare i successi dell’export: «Non si ferma l’espansione dei formaggi italiani nel mondo. Dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Nuova Zelanda al Sudafrica, i prodotti caseari made in Italy continuano a conquistare terreno e a trainare i conti del comparto lattiero-caseario nazionale». I dati consuntivi del primo trimestre 2013, presentati in occasione dell’assemblea, mostrano una crescita del 5,8% delle quantità di formaggi italiani esportate nel corso del primo trimestre 2013, arrivate a sfiorare le 70mila tonnellate.
«Questa performance, ancora più brillante se considerata alla luce della difficile congiuntura economica internazionale, conferma il trend vincente dell’export caseario italiano, che ha chiuso il 2012 superando il record delle 300mila tonnellate (+7%), arrivando a sfiorare i 2 miliardi di euro (+3,5%) e chiudendo la bilancia commerciale in positivo, per il terzo anno consecutivo».
Ha commentato così Ambrosi: «L’export caseario italiano ha raggiunto numeri importanti, che abbiamo ottenuto con fatica e che abbiamo realizzato solo con le nostre forze e la nostra grinta imprenditoriale e in un contesto davvero difficile, visto che dobbiamo sostenere costi tra i più alti in Europa e che dobbiamo seguire una burocrazia tra le più farraginose del mondo. Nonostante queste difficoltà di sistema, grazie alla loro qualità e alla loro fama i nostri formaggi sono apprezzati in un numero crescente di Paesi. Oggi non c’è continente dove non portiamo i nostri formaggi e i tassi di crescita che registriamo nelle nuove destinazioni sono importanti. Basti pensare ai risultati ottenuti nei Paesi asiatici, dove dal 2000 a oggi abbiamo triplicato i volumi di export, o a quelli africani, dove le nostre esportazioni sono cresciute del 415% in poco più di un decennio. Certamente le quantità non sono ancora confrontabili con quelle che vendiamo in Europa e nel Nord America, ma riguardano aree in cui i mercati si stanno dimostrando molto vivaci e interessanti».
Il principale acquirente di formaggi italiani resta la Francia, che nel periodo gennaio/marzo 2013, sfiorando le 13mila tonnellate, ha assorbito il 18,4% dei volumi del nostro export caseario. Al secondo posto – si tratta sempre di dati Assolatte – si conferma la Germania, con il 14,5% dei volumi esportati, e al terzo posto si colloca la Gran Bretagna (9,4%), seguita dagli Stati Uniti (9%), dalla Svizzera (6%), dalla Spagna (5%) e dal Belgio (5%). I formaggi italiani più venduti all’estero sono, nell’ordine, la mozzarella e i freschi, il Grana Padano e il Parmigiano-Reggiano, i grattugiati, il Gorgonzola, il Pecorino Romano e il Fiore Sardo, seguiti da altri formaggi della tradizione industriale italiana.       G.S.


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