Latte, con la legge 91 un po’ più di ordine

Convertito il decreto 51: misure sulle quote 2015 e rafforzamento dei produttori nei rapporti di filiera


latte

Sul filo di lana, pena la decadenza, il decreto 51 è stato convertito definitivamente anche dal Senato. Con l’approvazione parlamentare sono così pienamente vigenti diverse misure che erano state volute dal governo attraverso lo strumento del decreto-legge.

Si tratta della legge 2 luglio 2015, n. 91 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51 (G.U. n.152 del 3-7-2015), dalla quale emergono in particolare gli interventi a favore del comparto lattiero, che toccano diverse questioni: alcune contingenti legate alle quote latte, dalla rateizzazione delle multe 2015 all’ampliamento dei criteri ci restituzione; altre più strutturali miranti a rafforzare i produttori nei rapporti di filiera.

Sulle quote latte 2015

Innanzitutto viene confermata la scelta del nostro Paese di concedere la rateizzazione delle multe sugli splafonamenti delle quote latte, così come progettata a livello comunitario. I dati sino ad ora raccolti indicano che proprio nell’ultima campagna di applicazione del regime del prelievo supplementare (2014/2015, terminata lo scorso 31 marzo) la produzione nazionale ha superato la quota a noi assegnata.

Dunque vi saranno delle sanzioni a carico dei produttori, la cui entità precisa deve però ancora essere calcolata da Agea. In ogni caso, con la conversione del decreto-legge viene istituito il pagamento in tre anni senza interessi. La regolarizzazione del pagamento è ammessa anche con una fideiussione assicurativa, oltre che bancaria. Gli allevatori interessati potranno presentare domanda all’Agea entro il 31 agosto 2015.

Sempre sulle multe di quest’anno, una norma del decreto convertito in legge prevede un ampliamento della compensazione/restituzione. Fino ad ora era possibile compensare entro un massimo del 6% della quota individuale. Ora vengono istituite altre tre fasce: 12 -30%, 30-50%, oltre il 50%, che potranno godere della restituzione del prelievo eventualmente pagato in accesso. Una restituzione che dovrà comunque mantenersi nella misura massima del 6% del quantitativo disponibile individuale.

Un ampliamento notevole, ma la cui concretezza e incisività saranno tutte da verificare, in quanto lo spazio effettivo di compensazione (differenza tra la somma degli splafonamenti individuali e la somma delle mancate produzioni individuali) non facilmente supererà di molto il “vecchio” 6%.

Sull’articolo 62

Oltre alle misure legate alle quote latte 2015, e dunque contingenti, nella legge 91/2015 vi sono aspetti più strutturali. A cominciare dalla modifica apportata all’articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, rispetto al quale vengono introdotte alcune novità. Intanto si afferma che la durata minima dei contratti tra stalla e latteria non potrà essere inferiore ai 12 mesi.

Viene anche ribadito che lo stesso contratto deve espressamente contenere il prezzo da pagare alla consegna che può essere fisso o legato a fattori determinati, come indicatori di mercato, volume consegnato e qualità o composizione del latte crudo. Un’allusione non troppo velata a meccanismi di indicizzazione.

Il decreto 51 convertito dalla legge 91 punta anche al rafforzamento del contrasto alle pratiche sleali di mercato, e lo fa attraverso una revisione e un rinvigorimento del già citato articolo 62 del decreto-legge 1 del 2012. In pratica viene previsto il monitoraggio dei costi medi di produzione del latte crudo da parte di Ismea, secondo le metodologie stabilite dal Ministero delle politiche agricole. I dati verranno elaborati mensilmente e costituiranno un benchmark ai fini di eventuali segnalazioni all’Antitrust. Inoltre sono previste sanzioni fino al 10% del valore delle transazioni in caso di violazione dei contratti-tipo estesi erga omnes; infine l’Ispettorato repressione frodi del Mipaaf (Icqrf) potrà segnalare all’Antitrust le violazioni riscontrate.

Sull’interprofessione

Seguono “misure tese a rafforzare la filiera”, come le definisce lo stesso Mipaaf, che il decreto lo ha promosso. In particolare si punta “alla creazione di un unico organo interprofessionale, che potrà prendere decisioni valide erga omnes, a determinate condizioni, come accade in altri Paesi europei come la Francia”, come recita un comunicato del Ministero delle politiche agricole.

Si stabilisce anche che per favorire l’aggregazione, l’organizzazione interprofessionale deve avere una determinata dimensione, e cioè arrivare a una rappresentatività pari al 25% degli operatori del settore; inoltre si indica che nella predisposizione di contratti-tipo per la cessione del latte si debba rispettare quanto previsto dall’articolo 62 del decreto legge n.1 del 2012 e dalle sue disposizioni attuative, che per riconoscere le organizzazioni interprofessionali è prevista un’intesa tra Mipaaf e Conferenza Stato Regione, che l’Interprofessione ha un campo d’azione che comprende le regole di produzione, la commercializzazione, la promozione, i contratti tipo, la tutela ambientale e la ricerca.

 

I COMMENTI – Dal ministro, a Coldiretti, a Confagri

«Mettiamo un altro tassello importante per il rilancio dell’agricoltura italiana» È stato questo il primo commento del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. «Siamo intervenuti su settori chiave come quelli del latte e dell’olio – ha proseguito Martina – con azioni che mirano alla tutela del reddito dei produttori».

«Il decreto legge agricoltura contiene importanti misure per una maggiore trasparenza nella filiera lattiero casearia dove ora occorre andare avanti con definizione operativa del fondo latte per supportare un settore che oggi si trova ad affrontare anche la scandalosa richiesta di utilizzare la polvere di latte per formaggi e yogurt». È quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione dell’approvazione definitiva del decreto legge agricoltura da parte del Parlamento. Nel provvedimento, sottolinea Moncalvo, «si afferma un principio importante per assicurare una maggiore trasparenza nella filiera latte attraverso l’obbligo di contratti scritti, della durata di dodici mesi, in cui si vincolano gli acquirenti di latte crudo a corrispondere un prezzo che non vada sotto ai costi medi di produzione».

Il Dl Agricoltura, ora convertito in legge, «è una risposta concreta per fronteggiare alcune importanti emergenze che si registrano in settori agricoli fondamentali per il nostro Paese. Nel testo approvato ci sono importanti modifiche che avevamo sollecitato». È questo il commento di Confagricoltura. In particolare, l’organizzazione degli imprenditori agricoli valuta con favore le misure per riequilibrare il mercato del latte e per la compensazione delle quote. Le uniche perplessità di Confagricoltura sono per le disposizioni in materia di organizzazioni interprofessionali che, per essere realmente rappresentative, avrebbero dovuto essere dotate di quote significativamente maggioritarie delle attività economiche interessate.

Anche per il mondo cooperativo il decreto appena approvato è da giudicare positivamente. «Esprimiamo il nostro apprezzamento per le modifiche apportate dal Parlamento al Decreto Legge Agricoltura, alcune delle quali sono frutto di specifiche rivendicazioni della cooperazione agricola», ha infatti commentato il presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari Giorgio Mercuri.


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