CONTAMINAZIONE –

Sequestrate 2.440 forme dai Nas. Analisi truccate secondo le indagini partite nel 2013

Latte alle aflatossine nel Parmigiano

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L’utilizzo del latte contenente aflatossine in misura superiore alle soglie consentite è avvenuto sin dal 2013. Solo ora è stato scoperto che era regolarmente impiegato nella produzione di Parmigiano reggiano Dop. Dopo la prevista stagionatura il prodotto stava per essere immesso sul mercato.

Il latte contaminato da aflatossine, ovviamente, è stato ottenuto da vacche alimentate con mangimi contaminati senza che il sistema dei controlli avesse avuto modo di rilevarlo se non tardivamente e dopo che il latte stesso era stata trasformato in formaggi e questi ultimi anche stagionati per oltre un anno.

Un fenomeno che si sarebbe ripetuto, quindi, dal febbraio 2013 a oggi, coinvolgendo 2.440 forme di Parmigiano reggiano in diversi caseifici del parmense, permettendo così di immettere nella produzione il prodotto contaminato che, secondo la legge, doveva invece essere consegnato all’Asl di competenza per la distruzione.

Analisi truccate e mancate denunce all’Asl su mais contaminato da aflatossine. Con queste accuse, in seguito a controlli sul latte eseguiti dai Nas di Parma, quattro persone, tra cui il direttore del Centro servizi per l’agroalimentare, sono finite agli arresti domiciliari, mentre altre 63 risultano indagate dalla magistratura di Parma. I Nas hanno sequestrato anche 2.440 forme di Parmigiano reggiano in stagionatura in diverse strutture parmensi.

L’operazione è stata condotta e portata a termine dal Nas di Parma e quindi il merito è andato al ministero della Salute la cui titolare ha però voluto gettare acqua sul fuoco e tranquillizzare soprattutto i consumatori minimizzando i numeri dell’operazione e i rischi per la salute: «L’operazione della Procura di Parma dimostra l’efficacia dei controlli sulla sicurezza alimentare nel Paese, priorità assoluta del nostro Governo e del ministero della Salute. I risultati dell’indagine ci rassicurano sulla limitatezza dei casi, che riguardano solo una parte della produzione. Possiamo tranquillizzare i consumatori italiani e stranieri – ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin –. Proseguiremo nei controlli con il massimo del rigore a garanzia del Consorzio Parmigiano reggiano, che è parte lesa»

Anche il ministro Maurizio Martina, ha voluto tranquillizzare: «L’operazione della Procura di Parma e dei Nas a tutela della salute dei consumatori e del Parmigiano reggiano è la conferma che il nostro sistema di controlli funziona».

Tempesta in un bicchiere?

Insomma, una tempesta in un bicchiere d’acqua. Scandalo annegato.

Al coro istituzionale si è aggiunta la Coldiretti affermando che «l’operazione dei Nas ha individuato prontamente le 2.400 forme a rischio, una parte limitatissima dei 3 milioni prodotti ogni anno. Ancora una volta il sistema dei controlli in Italia si rivela al top dell’efficacia in Europa per tempestività e capillarità».

Secondo Coldiretti, infatti, i controlli nel nostro Paese sono «in grado di individuare tutte le situazioni di potenziale rischio e di intervenire chirurgicamente sui prodotti a rischio», a tutela del 75% delle famiglie italiane che consuma regolarmente il Parmigiano, tre su quattro. «Un’azione a difesa dei 3.500 allevatori che forniscono latte per produrre 3,25 milioni di forme per il 2014».

 

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