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Frumento foraggero, mais di secondo raccolto, caseificio aziendale, spaccio aziendale, normale produzione di latte ma con i vitelli maschi che vengono allevati e macellati in proprio. Sono le originali scelte gestionali che rendono un esempio questa esperienza imprenditoriale

L’allevatore dell’anno: per il 2014 è il rodigino Luca Marangoni

foto decapitato tagliata

Alleva 230 capi bovini, di cui circa 80 in lattazione. Produce circa 8.300 quintali di latte all’anno, destinato alla Granarolo per la filiera certificata alta qualità (l’azienda è socia di Granlatte). Le strutture della sua stalla, situata in provincia di Rovigo, non sono avveniristiche né gigantesche, ma normali, improntate alla sobrietà, alla sostenibilità economica e all’efficienza.
E nonostante tutta questa normalità l’Informatore Zootecnico ha assegnato proprio a Luca Marangoni il titolo di “Allevatore dell’Anno 2014”. D’altra parte per un imprenditore zootecnico non è obbligatorio fare investimenti miliardari, o tuffarsi nella genetica più raffinata, o adottare la robotica più estrema, affinché la sua esperienza aziendale possa essere vista dagli addetti ai lavori come un esempio da tenere in considerazione. Tanto più che non c’è solo normalità (anche se questa, quando funziona, rimane sempre il risultato più importante per ogni imprenditore) nell’esperienza aziendale di Luca Marangoni.
C’è anche tanta originalità: spaccio aziendale, allevamento e macellazione in proprio dei vitelli maschi, caseificio aziendale, scelte foraggicole d’avanguardia… a testimonianza della versatilità e della creatività di questo imprenditore zootecnico. Ed è anche grazie a queste scelte fuori dagli schemi, in grado di integrare il reddito, in grado di costituire un esempio da seguire, che l’Informatore Zootecnico è arrivato a riconoscergli, per il 2014, il titolo di Allevatore dell’Anno.
La foraggicoltura
Ma lasciamo parlare i fatti. Le coltivazioni foraggere citate nella scheda aziendale hanno l’obiettivo di rifornire l’allevamento di alimenti chiave come l’insilato di mais, il pastone di mais, il fieno di medica, ma anche di alimenti meno consueti nelle stalle del Nord est come il frumento insilato e la medica trinciata e insilata fasciata.
Fra le motivazioni: la disponibilità di insilato di frumento permette di ridurre a solo un kg, nella razione, l’impiego del fieno secco, che è molto più impegnativo da produrre e costoso.
Altra scelta foraggicola originale, da parte di Marangoni, il doppio raccolto. In pratica in autunno semina il frumento, che poi raccoglie in maggio, sfalciato allo stadio di botticella, preappassito in campo (un giorno) e poi insilato. Liberato così il terreno che ospitava il frumento, 7 ettari, Marangoni vi semina mais, destinato alla produzione di insilato o di pastone.
Insomma, nuove scelte tecniche che potranno esser prese in considerazione anche da altri foraggicoltori, come quelli che sono alla ricerca di nuovi alimenti zootecnici, o di nuove occasioni di risparmio.
E Marangoni aggiunge: «Teniamo molto alla qualità dei foraggi prodotti in azienda, soprattutto per quanto riguarda la digeribilità della fibra di fieno di medica (si sfalcia mediamente ogni 22-24 giorni) e degli insilati di frumento e di mais; per questi ultimi poniamo particolare attenzione a scegliere le varietà più interessanti».

L’allevamento dei bovini

Situazioni di rilievo anche nell’ambito della più generale attività di allevamento di bovini. Marangoni alleva bovine da latte, in media ne sono in lattazione 80, destinando il prodotto alla Granarolo per fare latte di alta qualità, filiera certificata. E conduce questo allevamento seguendo le disposizioni del disciplinare di produzione richiesto dal gruppo lattiero caseario bolognese.
Fin qui piena normalità. Ma c’è un passaggio di grande originalità: i vitelli maschi, in media 80, non li vende. Ma li cresce, li alleva con i metodi della bovinicoltura da carne (un’altra tipologia zootecnica, dunque), fino a che non raggiungano l’età della macellazione, 16 mesi. La razione alimentare media, per questo gruppo di animali, prevede 8,5 kg di insilato di mais, 6,5 kg di pastone, 1 kg di soia, 0,4 kg di paglia, 0,4 kg di colza.
Al macello, una struttura professionale di media grandezza situata nelle vicinanze, ogni vitellone così “ingrassato” offrirà una carcassa di 340-350 kg. Non è tutto: le mezzene in questo modo ottenute dal macello ritornano all’azienda di Marangoni, dove vengono lavorate nel laboratorio aziendale; tutta la carne bovina così preparata, infine, viene commercializzata al dettaglio tramite lo spaccio aziendale.
Ulteriore scelta gestionale fuori dal consueto, anch’essa in grado di integrare il reddito offerto dall’attività produttiva principale, è la destinazione di una piccola percentuale del latte prodotto, circa 120 quintali l’anno, alla trasformazione casearia in un minicaseificio aziendale. Marangoni ne ricava caciotte, yogurt, panna cotta, anche questi commercializzati nello spaccio.
L’azienda è socia dell’Apa di Padova: «Usufruiamo del servizio completo, anagrafe bovina, assistenza tecnica in allevamento, consulenza sanitaria per spaccio e caseificio, pratiche amministrative (domanda Pac, carburanti, Psr, buste paga, eccetera), sicurezza sui luoghi di lavoro». 

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