Gruppo Brazzale: pascolo e foresta

Innovazione gestionale: il gruppo Brazzale ha realizzato nel Mato Groso do Sul un rivoluzionario sistema di allevamento denominato Silvi Pastoril. Pascolo libero per duemila bovini da carne in un ambiente completamente rinaturalizzato. Con il “pascolo riforestato” l’allevamento rispetta l’ambiente


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Un modo del tutto innovativo di intendere la produzione bovina, rispettoso degli animali e dell’ambiente: è quello adottato dal Gruppo Brazzale col sistema di allevamento Silvi Pastoril realizzato in Brasile nella regione del Mato Groso do Sul. Sono stati piantati 600mila alberi di alto fusto, pari a circa 300 per ogni bovino allevato, che si estendono su un’area di 650 ettari dove pascolano liberamente 2mila capi.

Sono i numeri del sistema Silvi Pastoril del Gruppo Brazzale che con il suo “pascolo riforestato” realizza un modello in grado di offrire una risposta virtuosa alla crescente domanda di consumo di carne con un prodotto buono, sano e conveniente.

Secondo gli analisti della Fao la domanda mondiale di carne è destinata infatti a raddoppiare entro il 2050. Un dato che pone importanti interrogativi in ordine all’impatto di questa crescita sull’ambiente.

Silvi Pastoril riduce di 10 volte l’impatto ambientale dell’allevamento dei bovini grazie a un sistema di pascolo riforestato che incrementa di oltre il doppio la produzione di carne rispetto a quello convenzionale, migliora le proprietà fisiche del suolo e mitiga la quantità di gas metano eliminato dai bovini.

Protagonisti Vittorio Maronese e Piercristiano Brazzale

Grazie a innovative tecniche colturali e zootecniche, frutto di un decennio di ricerca condotta dallo staff italiano guidato da Vittorio Maronese e Piercristiano Brazzale, il rivoluzionario allevamento bovino da carne realizza un ciclo biologico sostenibile che raggiunge i più elevati standard di benessere animale e di efficienza riportando la produzione zootecnica a un equilibrio ecologico naturale.

Il bestiame vive pascolando tra gli alberi in una condizione simile a quella naturale allo stato brado. Grazie alla sinergia virtuosa tra piantagione di alberi di Eucalyptus e pascolo, il nuovo sistema permette di ottenere una produzione di carne doppia e un abbattimento del carbonio pari a dieci volte rispetto ai sistemi di pascolamento praticati oggi. I risultati sono stati monitorati da uno staff di specialisti dell’università Anhanguera-Uniderp, di Campo Grande del Mato Groso do Sul, che ha analizzato ogni elemento rilevante del progetto: suolo, carbonio e sostanza organica, parametri zootecnici, benessere animale, accrescimento degli alberi.

Il pascolo si rinnova senza concimi e irrigazione

Un vasto territorio, in precedenza sfruttato dagli agricoltori con monocolture, è stato così recuperato, seminato a pascolo nobile e riforestato dando luogo a un bosco alternato a radure. Il bestiame, costantemente controllato, vive come allo stato di natura e, salvo una manciata di sale, si nutre solo di pascolo che, grazie al microclima, si rinnova perennemente senza bisogno di concimazioni.

Vengono eliminati, rispetto ai sistemi a stabulazione, taglio e trasporto meccanizzato dei foraggi, con grande risparmio di emissioni di casserra. La fertilità del suolo, favorita dalla rilevante sostanza organica prodotta dalle alberature, viene mantenuta in equilibrio grazie al corretto carico animale per ettaro. L’orientamento est-ovest dei filari consente all’energia solare di produrre la massima fotosintesi. Il microclima del bosco preserva l’umidità dei terreni, impedendo la desertificazione e incrementando la piovosità naturale. Non si deve perciò irrigare, risparmiando enormi quantità di acqua dolce.

Per garantirne la purezza, le sorgenti e i corsi d’acqua sono stati qualificati riserva protetta, e il bestiame dispone di abbeveratoi alimentati da pompe idrauliche azionate dalla stessa corrente dell’acqua.

Biodiversità garantita e si produce anche legno

La biodiversità è garantita da un’oasi naturale di ampiezza pari al 20% dell’area, in cui è proibito sia l’accesso sia il pascolo, collegata a una rete di “bio-corridoi” nei quali la fauna selvatica si muove per centinaia di chilometri fuori da aree antropizzate.

Le operazioni di cura del bestiame avvengono secondo la più moderna etica animale in un centro “anti-stress”, che evita ai bovini agitazione e traumi fisici.

I nuovi boschi garantiscono legno pregiato per sostituire cemento e ferro in edilizia, mentre gli scarti alimentano le centrali termiche come fonte rinnovabile di energia. La carne, di primissima qualità e venduta in una filiera speciale della grande distribuzione.

Etica, ambiente, produzione, sviluppo

«È un risultato fantastico che riconcilia ambiente, etica e produzione», ha commentato Roberto Brazzale, presidente del Gruppo Brazzale, alla presentazione del sistema di allevamento avvenuta recentemente a Milano.

«Con il pascolo riforestato con 300 alberi per capo otteniamo una riduzione di dieci volte dell’impatto ambientale raddoppiando la produzione di carne, e riportiamo il bestiame a condizioni di assoluto benessere, perché vive come in natura allo stato brado. La riforestazione genera grandi quantità di legna impiegata come energia termica rinnovabile e prezioso materiale da costruzione. È la riprova che solo l’innovazione, l’apertura dei mercati e lo sviluppo dei processi produttivi potranno nutrire il mondo in modo etico, efficiente e sostenibile. Siamo felici di offrire, proprio durante Expo, delle prospettive entusiasmanti del tutto opposte a quelle depressive e irresponsabili che emergono dalla Carta di Milano e vengono promosse dei sostenitori della decrescita».

L’innovazione messa a punto dal gruppo Brazzale apre prospettive di grande interesse per tutte le regioni, come il Mato Grosso do Sul, vocate alla produzione di carne bovina, in quanto permetterebbe di incrementare la produzione riducendo drasticamente l’impatto ambientale e liberando grandi quantità di terreni oggi utilizzati in modo inefficiente. Inoltre, lo straordinario risultato in termini di benessere animale e impatto ecologico rappresenta una convincente e inattesa risposta alle crescenti riserve od ostilità del consumatore mondiale nei confronti del consumo di carne per ragioni etiche ed ecologiche.

«Il consumatore – commenta Piercristiano Brazzale, responsabile dell’area zootecnica del Gruppo – non si accontenta più di un prodotto finale buono, sano, conveniente, rintracciabile in ogni sua fase, ormai prerequisiti scontati. Chiede che l’intero allevamento sia in armonia con la natura e generi benefici ambientali. Il nostro gruppo ha deciso di investire tutte le proprie risorse innovative nello sviluppo di filiere ecosostenibili. Come per la carne, anche per il latte e i formaggi abbiamo completato una filiera di alta qualità all’insegna della ecosostenibilità unica nel suo genere».

 

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L’ALLEVAMENTO IN CIFRE

– Area totale complessiva di 660 ettari. Piantagione di ulteriori 250 ettari entro fine 2015.

– 2.000 capi bovini allevati (ottobre 2015).

– 600mila alberi piantati.

– Produzione carne: circa 450 kg./anno/ha (circa 3 capi/ha).

– Produzione legna: circa 33 mc./anno/ha.

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 3/2016

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