DOSSIER MECCANIZZAZIONE –

Così i tecnici del Crpa interpretano lo sviluppo della meccanizzazione nella raccolta dei foraggi

Foraggicoltura. Macchine più grandi e con più elettronica

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Nella foraggicoltura di questi ultimi anni si è assistito ad un generale aumento delle dimensioni delle macchine allo scopo di una maggiore produttività del lavoro. Naturalmente, come in tutti i settori, si è assistito anche all’evoluzione dei sistemi elettronici quali i sistemi di controllo trattrice-attrezzo (Isobus) e l’introduzione del concetto di agricoltura di precisione per il miglioramento degli aspetti produttivi e gestionali del processo di lavorazione.

 

L’industria meccanica non ha poi mai perso di vista l’obiettivo del miglioramento della qualità del prodotto, attraverso la ricerca continua di soluzioni progettuali che consentano maggiori capacità di lavoro, ma anche migliore qualità del prodotto finale. Oltre alle grandi macchine, non vengono quindi trascurate le piccole realtà aziendali – così diffuse nel territorio nazionale. Un esempio può essere il costante interesse del mercato verso le macchine di dimensione più contenuta che permettono di operare nelle zone più difficili.

 

E il futuro? I tecnici prevedono evoluzioni dell’elettronica oltre allo sviluppo di nuovi motori, nuovi materiali e anche di nuove soluzioni tecniche orientati a maggiori risparmi in termini di efficienza energetica e produttiva.

 

Di questo ed altro abbiamo parlato con alcuni tecnici del Crpa di Reggio Emilia che si occupano proprio del settore della foraggicoltura: Stefano Pignedoli e Fabrizio Ruozzi.

In modo rapido

 

Quest’ultimo parte da una premessa: «Oggi è imprescindibile una fienagione realizzata da un cantiere efficiente. E’ un dato di fatto che in questi anni gli allevatori sono diminuiti. E quelli che sono rimasti devono saper gestire superfici aziendali e foraggere molto più estese rispetto a quelle di un tempo. Da un lato, questa situazione ha reso necessario disporre di cantieri per la fienagione in grado di gestire le operazioni nel modo più rapido possibile. Dall’altro, negli ultimi anni abbiamo avuto una sorta di riscoperta del fieno nell’alimentazione del bestiame. Vale a dire che si è passati da una situazione in cui si utilizzava il fieno come riempitivo o come stimolante della ruminazione solo dopo una buona quantità di concentrato ad una situazione in cui si misura il livello di qualità del fieno per integrarlo poi con il concentrato».

 

Proprio quella del Parmigiano Reggiano viene identificata come una delle zone dove si riserva maggior cura e attenzione alla produzione di foraggio. Il fieno ha ritrovato dunque la sua giusta importanza, e questo anche grazie all’impegno del Consorzio del Parmigiano Reggiano, nel cui disciplinare è previsto che almeno il 50% della sostanza secca dei foraggi debba essere apportata da fieni.

 

Ruozzi ricorda ancora un altro paragrafo del disciplinare in cui si dice che «almeno il 50% della sostanza secca dei foraggi utilizzati deve essere prodotta sui terreni aziendali, purché ubicati all’interno del territorio di produzione del formaggio Parmigiano Reggiano» e che «almeno il 75% della sostanza secca dei foraggi deve essere prodotta all’interno del territorio di produzione del formaggio Parmigiano Reggiano».

 

Prosegue Ruozzi: «Nella zona del Parmigiano Reggiano quasi tutte le aziende zootecniche che producono latte da conferire ai caseifici sono anche aziende agricole che coltivano foraggio e, nella maggior parte dei casi, questo foraggio è erba medica. A loro volta, le aziende agricole della zona che non producono latte scelgono di inserire i foraggi nella rotazione delle colture, perché sanno che qui (in base alla norma del disciplinare citata sopra, ndr) possono collocare facilmente il prodotto».

 

Nella loro quotidiana attività di analisi dei foraggi, i tecnici del Crpa osservano un aumento della qualità in generale. Commenta Ruozzi: «Questa maggiore concentrazione di superficie foraggera nelle mani di pochi ha reso necessario un miglioramento delle tecnica di fienagione per ottenere un alimento in grado di contribuire in modo significativo a soddisfare i fabbisogni alimentari delle bovine».

Maggiore produttività

 

A proposito di innovazione in campo, dunque, vediamo quali sonoi le principali novità che si sono imposte negli ultimi anni e che cominciano a vedersi nelle aziende agricole e zootecniche italiane.

 

Stefano Pignedoli, esperto di meccanizzazione agricola al Crpa, spiega: «Il cambiamento degli ultimi anni ha riguardato il dimensionamento delle macchine per la foraggicoltura. Vale a dire che vengono utilizzate macchine sempre più grandi per aumentare la produttività del lavoro, allo scopo di abbassare i costi di manodopera e, si può dire, anche per reagire tempestivamente ai sempre più repentini mutamenti climatici. In questo senso l’essiccazione in due tempi del foraggio, già da diversi anni in uso, soprattutto nelle zone dove l’elevato valore qualitativo del foraggio giustifica i maggiori investimenti, consente di ridurre i tempi di essiccazione in campo del foraggio che in questa fase risulta esposto alle condizioni meteorologiche che possono essere difficili soprattutto ad inizio e fine stagione».

 

Stesso discorso vale per l’utilizzo della falciacondizionatrice che, consentendo un evaporazione dell’acqua uniforme tra stelo e foglia, fa sì che si riducano i tempi di essiccazione. Aggiunge ancora Ruozzi: «Se le falciacondizionatrici da 10-15 anni a questa parte erano presenti soltanto nelle grandi aziende, oggi le troviamo anche in quelle più piccole. Questo per dimostrare che agricoltori e allevatori hanno capito come non si possa fare del buon foraggio se non si sa gestire un cantiere innovativo».

 

Quanto al dimensionamento delle macchine, è chiaro che questo non deve andare a scapito della qualità del foraggio. Sottolinea a questo proposito Pignedoli: «L’obiettivo è sempre quello di mantenere alta la qualità di prodotto. In questo senso risultano sempre molto importanti anche le scelte che gli operatori fanno del tipo di macchina da utilizzare in funzione delle proprie esigenze. Ad esempio, per chi deve operare con foraggi delicati come le leguminose, sono più indicati i condizionatori a rulli, mentre per le graminacee possono risultare più efficaci i condizionatori a flagelli. Anche la scelta dell’accoppiamento trattrice-attrezzatura risulta spesso determinate per il contenimento di costi e dei consumi di carburante. Si devono utilizzare sempre trattori di potenza adeguata: né troppo elevata, né troppo bassa in funzione del tipo di operazione. Vale a dire che la potenza del trattore deve essere proporzionale alle necessità dell’attrezzatura. Da alcuni anni sono apparsi poi anche sul mercato nuovi sistemi di regolazione che consentono alle falciatrici di seguire il profilo del terreno anche a velocità di lavoro sostenute».

 

I vantaggi dei sistemi studiati per contrastare le eventuali irregolarità del terreno vanno dall’aumento della qualità del foraggio, in termini di minor inquinamento da terra, alla maggiore uniformità dell’altezza di taglio con conseguenti migliori e più omogenei ricacci.

 

«Anche per gli andanatori è cambiata la dimensione», interviene Ruozzi. «La parte operativa della macchina è passata dai 2 ai 6 metri e oltre. Di conseguenza è aumentata anche la capacità di lavoro».

 

E Pignedoli sottolinea anche un altro aspetto: «Se la grande dimensione è la novità di questi anni, tuttavia tali macchine non sempre si possono adattare in tutte i contesti produttivi.  Per questo l’industria meccanica rimane comunque attenta anche ai più piccoli. A dimostrarlo è l’attenzione rivolta verso le macchine di media e piccola dimensione, per cui la parola d’ordine rimane operatività in situazioni difficili, sicurezza, manovrabilità e facilità d’uso. Questo interesse può essere interpretato anche come attenzione alle zone marginali del territorio».

 

Un’altra novità ancora riguarda le rotoimballatrici. Spiega Ruozzi: «Accanto alle prime, cosiddette «a camera fissa», per la produzione di balle a cuore tenero di 20 anni fa, si sono sviluppate le rotoimballatrici a camera variabile che producono balle a densità di pressatura variabile, in grado di diminuire i costi e di abbassare i tempi di trasporto. Va inoltre considerata l’introduzione di dispositivi che effettuano il taglio del foraggio prima dell’ingresso nella camera di compressione con vantaggi nel successivo utilizzo del foraggio in stalla».

La tecnologia Isobus

 

Anche se non direttamente connesso con la foraggicoltura in senso stretto si possono menzionare ancora le soluzioni che consentono la completa automatizzazione della distribuzione dell’alimento in stalla: in particolare il carro robot che porta l’alimento unifeed   direttamente in mangiatoia. Questi sistemi automatici sono in grado di distribuire e miscelare i foraggi con altri alimenti, e di somministrarli diverse volte al giorno, svincolandosi dalla presenza costante dell’uomo.

 

Che ormai la tecnologia sia entrata in stalla nonché in campo è dunque un dato di fatto. Precisa Pignedoli: «Pensiamo ad esempio alla tecnologia Isobus, lo standard universale per lo scambio dati fra trattrice e attrezzo. Direttamente dal posto di guida del trattore è possibile, tramite computer, ricevere dati e di fatto controllare il lavoro dell’attrezzatura, attraverso la registrazione dei dati e delle informazioni, consentendo all’operatore facilitazioni nell’esecuzione delle operazioni anche attraverso regolazioni automatiche di supporto.

Motori ibridi, materiali leggeri

 

E il futuro? Precisa Pignedoli: «Nel futuro è impensabile l’utilizzo di macchine per la foraggicoltura, come per qualunque altro settore agricolo, che siano energivore. Anzi, si auspica la possibilità di arrivare ad utilizzare motori ibridi, diesel ed elettrici». E poi aggiunge: «Negli anni a venire potremo assistere, oltre allo sviluppo di nuovi propulsori ad elevate prestazioni con bassi consumi, all’introduzione di nuovi materiali più leggeri e resistenti in grado di migliorare le performances delle attrezzature».

 

Così come potrà essere importante, ove possibile, il recupero energetico anche e soprattutto derivato da fonti rinnovabili come il calore necessario per il funzionamento degli impianti di essiccazione artificiale.

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