QUOTE LATTE –

La produzione, il mercato, le multe dopo la grande svolta del primo aprile 2015

Fine quote latte

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Secondo quanto stabilito, il regime europeo del
prelievo supplementare nel comparto lattiero avrà validità sino alla campagna
2014-2015. Dunque cesserà formalmente di esistere il 31 marzo 2015. Il che
significa che dal primo aprile 2015 per il latte non esisterà più alcun vincolo
quantitativo: la scelta di aumentare la produzione di ciascuna stalla europea
sarà solo in funzione della convenienza economica del singolo imprenditore
agricolo.

È una svolta epocale per il comparto lattiero
europeo. Pochi settori agricoli sono stati segnati e influenzati dalla politica
comune come quello della produzione di latte, proprio grazie al sistema delle
quote. Per questo è importante iniziare a comprendere cosa prevedibilmente
accadrà sia all’approssimarsi del momento in cui le quote scompariranno, sia
nella fase immediatamente successiva a tale data.

Si continuerà a pagare multe?

Direttamente legato al regime delle quote c’è il
prelievo supplementare, cioè quella sorta di “multa” che l’agricoltore è costretto a pagare quando
supera la propria quota latte. È un elemento essenziale dell’intero meccanismo
perché funge da deterrente economico a non oltrepassare il proprio tetto
produttivo e contenere così la produzione di latte, che è lo scopo fondamentale
del regime delle quote.

Oggi il prelievo vale 27,83euro
ogni 100 kg di latte corretto in grasso consegnato alle latterie oltre il
proprio tetto.

È arcinota la situazione di grande difficoltà che
l’Italia vive da molti anni nell’ambito delle quote latte, e l’enorme monte di
multe pregresse non incassate che si sono accumulate. Questo almeno sino alla
campagna lattiera 2008-2009, perché successivamente, ovvero nelle ultime tre annate produttive, un aumento del quantitativo di
riferimento nazionale (la quota latte complessivamente assegnata all’Italia)
intervenuto nel 2009 ha tenuto il nostro Paese al riparo da altri
splafonamenti.

Nel frattempo però
anche la produzione è aumentata di anno in anno, tanto che a marzo 2012, cioè
alla fine dell’ultima campagna, si è avvicinata pericolosamente alla quota
nazionale. La dinamica positiva della produzione sta proseguendo, così è
probabile che nella campagna corrente (che terminerà il 31 marzo 2013) si torni
a registrare un superamento di quote, con il corollario di multe.

Questo meccanismo
proseguirà anche nella campagna 2013-2014 e 2014-2015. Ma il 2015 sarà l’ultimo
anno in cui sentiremo parlare di “compensazione”,
“restituzioni” e “prelievi”; fatte salve le code dovute a
eventuali multe pregresse non versate.

Lo studio della Commissione Ue

Ma al di là degli
aspetti tecnici relativi alla fine del regime delle quote, i produttori si
stanno chiedendo cosa accadrà al comparto lattiero sotto diversi altri aspetti:
dal punto di vista economico, dei
mercati, del prezzo che si riverbera direttamente sul reddito aziendale.

Un’analisi in questo
senso è stata realizzata da uno studio voluto dalla Commissione Ue affidato a
un gruppo di ricerca interuniversitario denominato Economic impact of the
abolition of the milk quota regime
. Per l’Italia se ne è occupato
tra gli altri il professor Daniele Rama, della Smea – Alta scuola di management
ed economia agro-alimentare dell’Università Cattolica.

A bocce ferme i prezzi salirebbero

L’approccio per capire quale sarebbe l’impatto
dell’eliminazione delle quote latte è innanzitutto di provare a prevedere cosa
accadrebbe in futuro a politiche invariate rispetto a oggi: ovvero con il
mantenimento del regime delle quote. È stata prevista una simulazione al 2020 e
i risultati sono i seguenti.

La produzione totale di latte in Italia
crescerebbe, in questa ipotesi, dello 0,7% rispetto a un punto di riferimento
fissato dal modello al 2003-2005. Una crescita così poco marcata della
produzione di latte si tradurrebbe in un aumento del prezzo piuttosto
consistente: +8,8% al 2020.

Gli stessi parametri calcolati per l’intera Unione
europea a 27 paesi segnalano una produzione di latte in aumento del 1% e un
prezzo medio in crescita del 10,9%.

Consistente sarebbe poi l’aumento in Italia della
produzione di burro (+12,8%) e di formaggi (+28,9%); mentre a livello europeo
la quantità di burro calerebbe del 9,2% e quella di formaggio aumenterebbe del
17,7%.

Senza quote invece prezzi in flessione

A questo punto lo studio inizia il confronto con la
situazione che dovrebbe realizzarsi: l’abolizione del regime delle quote latte.
In questa ipotesi, e sempre come riferimento temporale l’arco tra il 2005 e il
2020, la produzione di latte in Italia dovrebbe aumentare del 2,9%, mentre
nella Ue a 27 l’incremento dell’offerta di latte sarebbe dell’ordine del 5,4%.

Come ne risentirebbero i prezzi? In Italia si
avrebbe una diminuzione dello 0,8%; mentre a livello Ue si registrerebbe un
aumento dell’1,1%.

Produzione di burro e formaggi in Italia sarebbero
paragonabili a quella vista con le quote latte: +12,9% per il burro e +29,1%
per il formaggio. Mentre nella Ue avremmo un –4,6% e un +19,7% rispettivamente
per burro e formaggio.

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