F.lli Carrino – Allevamenti foggiani al passo coi tempi

A parlarci di queste realtà è Cristoforo Carrino, veterinario e contitolare della società agricola Fratelli Carrino di Lucera (Fg), azienda che alleva 300 capi di cui 150 bufale in lattazione. «Sono allevamenti al passo coi tempi, che dedicano particolare attenzione al benessere e all’alimentazione degli animali, oltre che alla produzione di latte a elevata resa casearia»


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Intensivi ed estensivi, in genere moderni, gestiti con molta attenzione al benessere animale. Non numerosi, ma sicuramente validi, in grado di contare su un’ampia superficie aziendale e quindi su una maggiore disponibilità di foraggio, leguminose e cereali autoprodotti. È così che Cristoforo Carrino, veterinario e contitolare della società agricola Fratelli Carrino di Lucera (Fg) che alleva 300 capi di cui 150 bufale in lattazione, presenta e qualifica gli allevamenti bufalini foggiani.

«Gli allevamenti bufalini della Capitanata – continua Carrino – sono poco meno di una trentina, per circa 12mila capi. Sono concentrati maggiormente in aree un tempo paludose: la zona che da Manfredonia va verso Foggia e Cerignola, abbracciando anche i territori pianeggianti di San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e dello stesso capoluogo; l’area prospiciente i laghi di Lesina e Varano, che comprende gli agri di Apricena, Lesina e San Nicandro Garganico; la fascia che da Foggia si spinge verso Ascoli Satriano, Lucera e Torremaggiore. Comprendono in media dai 50 ai 600 capi, oltre a un allevamento con più di 1.000. Vantano, tutti, superfici di terreno adeguate al numero dei capi.

Il pascolo per favorire il benessere

«Quasi tutte le aziende zootecniche bufaline della Daunia – spiega Carrino – dispongono di moderne strutture e attrezzature. Inoltre alcune, come la nostra, prevedono pure che le bufale e il giovane bestiame vadano al pascolo. La ginnastica funzionale a cui gli animali vengono sottoposti andando al pascolo favorisce il loro benessere e aiuta a prevenire patologie legate alla sfera genitale. Qualche azienda offre ai bufali anche la possibilità di sguazzare tranquillamente nell’acqua, da essi molto apprezzata».

L’80% della razione è autoprodotta

In ogni allevamento almeno l’80% delle materie prime alla base della razione alimentare delle bufale in lattazione, in asciutta e del giovane bestiame proviene dalla stessa azienda oppure viene acquistato presso aziende agricole vicine: fieno di avena o di veccia-avena; insilato di orzo, di avena, di triticale, oppure misto di questi cereali con una piccola percentuale di leguminose per aumentarne il contenuto proteico; insilato di mais o di sorgo; paglia.

«La razione – aggiunge Carrino – viene bilanciata aggiungendo al foraggio materie prime provenienti per lo più dai terreni aziendali, quali orzo, avena, triticale, favino e pisello proteico in granella, somministrate in quantità variabile in funzione della categoria di bufale da alimentare».

La selezione per l’indice genetico Pkm

Da diversi anni, di pari passo con il miglioramento dell’alimentazione, si è diffusa la pratica della fecondazione artificiale per accelerare la selezione genetica degli animali.

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«La bufala viene selezionata per l’indice genetico Pkm (produzione kg mozzarella), cioè in base alla resa del latte in mozzarella, che è il prodotto principale derivante dalla sua caseificazione. Un toro, sottoposto a prove di progenie, le cui figlie producono latte ricco in grasso e proteine e ad alta resa di caseificazione, acquisisce un ruolo importante nella definizione dei programmi di miglioramento genetico. Esso verrà sicuramente utilizzato dalle aziende bufaline che, pur avendo alte produzioni di latte, vogliono migliorarne la qualità».

Inoltre la fecondazione artificiale, associata alla sincronizzazione dei calori, permette di programmare i parti per il periodo primaverile-estivo, in cui vi è maggiore richiesta di latte bufalino e quindi di mozzarella.

«Ritengo tuttavia – conclude Carrino – che sia opportuno non forzare eccessivamente la natura delle bufale, per non indebolirne i caratteri di rusticità e longevità. Inoltre penso che, per valorizzare ulteriormente il latte della specie, si potrebbe produrre altre tipologie di formaggi bufalini e cercare di far conoscere la bontà della carne bufalina, che è ricca di proteine e ferro e povera di grassi e colesterolo».

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 8/2016

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