Un’esecuzione della mungitura che non dia problemi alla mammella

L’attuazione di una precisa sequenza di operazioni prima, durante e dopo la mungitura, ovvero la definizione di una “routine” di lavoro, rappresenta la soluzione migliore per garantire la qualità igienico – sanitaria del latte e ridurre l’incidenza di nuove infezioni intramammarie


mungitura

La relazione tra mungitura meccanica e incidenza di mastiti è controversa. Nel 1987 l’International Dairy Federation (Idf) propose cinque meccanismi principali attraverso cui la macchina mungitrice potesse condizionare lo sviluppo di mastiti e cioè:

1) facilitando il trasferimento di batteri da una bovina all’altra, da un capezzolo all’altro (entro la stessa bovina) e aumentando le lesioni della cute e/o dell’orifizio del capezzolo;

2) influenzando l’integrità del canale del capezzolo e la congestione del capezzolo;

3) causando l’impatto di micro- e macroscopiche goccioline di latte cariche di batteri dal tubo corto del latte verso l’orifizio del capezzolo;

4) diffondendo i patogeni dal canale del capezzolo alla cisterna del capezzolo e da questa alla cisterna della mammella;

5) modificando la vulnerabilità della mammella ai patogeni, la concentrazione di patogeni sull’estremità del capezzolo e la durata dell’esposizione ai patogeni.

Problema ridimensionato

Più recentemente Mein (2014) ha ridimensionato il contributo della macchina mungitrice allo sviluppo di nuove infezioni, potendo queste avere natura multi-fattoriale. Va tenuto presente, infatti, che correlazione non implica causazione e i tentativi di correlare gli effetti di un singolo fattore con la scarsa condizione del capezzolo o la sanità della mammella può condurre a convinzioni errate (Woolford, 1995; Mein, 2014).

Secondo Mein gli effetti della mungitrice possono spiegare fino al 20% delle nuove infezioni in alcune aziende, mentre nella maggior parte degli allevamenti non più del 10% delle nuove infezioni sarebbero imputabili alla mungitrice, a patto che le impostazioni della macchina siano corrette.

Ciò ha due implicazioni principali. La prima è che la manutenzione e il funzionamento regolari dell’impianto sono fattori chiave per avere mungiture di successo; la seconda è che la gestione della mungitura e della mandria, le caratteristiche della bovina o del capezzolo possono avere un effetto maggiore e più importante sull’incidenza delle mastiti rispetto alla mungitrice.

Il tasso di nuove infezioni dovute a un effetto diretto della mungitrice probabilmente è diminuito per il miglioramento delle caratteristiche degli impianti di mungitura. In particolare vanno considerati:

– l’incremento del diametro dei tubi corti del latte fino a 10-12 mm, che ne facilita il drenaggio e riduce la velocità dell’aria che fluisce attraverso di essi;

– l’aumento del volume dei collettori, ormai ampiamente superiore ai 200 ml, che diminuisce la probabilità che macroscopiche goccioline di latte possano essere trasferite da un tubo corto del latte ad un altro;

– la maggiore attenzione nella progettazione di guaine che siano meno soggette a scivolamento.

A questo si aggiunge la consapevolezza raggiunta dagli allevatori di dover gestire adeguatamente il processo di mungitura, soprattutto per quanto riguarda la rimozione delicata e per tempo dei gruppi prendicapezzoli.

Ma due tendenze critiche

In questo quadro di generale miglioramento, tuttavia, vanno segnalate due tendenze cui è necessario prestare attenzione. La prima è che, nella maggior parte dei paesi a vocazione lattiera, a fronte di una diminuzione delle infezioni da patogeni contagiosi, negli ultimi anni si è verificato un aumento di quelle sostenute da patogeni ambientali, evidenziando la necessità di un maggior controllo dell’igiene ambientale e di un’accurata gestione della fase di asciutta.

La seconda è che il processo di selezione genetica ha portato nel tempo a un accorciamento significativo dei capezzoli. Le guaine tendono a scivolare più frequentemente sui capezzoli più corti e lo scivolamento delle guaine può aumentare il tasso di nuove infezioni (mastite da impatto). Inoltre, i capezzoli più corti hanno canali ridotti cui corrisponde un maggior rischio di nuove infezioni (Mein, 2014).

Come viene estratto il latte dalla mammella

In condizioni fisiologiche normali il latte contenuto nella cisterna della mammella e del capezzolo non esce se non viene applicata una forza esterna che superi la resistenza opposta dallo sfintere capezzolare.

È, cioè, …

 

(*) L’autore è dell’Università di Milano, Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare (Vespa).

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 11/2016

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