Dalla A alla Z, le corrette procedure allevatoriali per avere vitelli in buona salute

La gestione alimentare, le problematiche sanitarie, gli aspetti legislativi durante la fase di svezzamento. Alcune indicazioni pratiche


vitelli

Lo svezzamento è un fisiologico passaggio da una dieta prevalentemente lattea a quella solida tipica dell’animale più adulto che nel vitello generalmente avviene tra le 6 (precoce) e le 10 (tardivo) settimane di vita. In questo periodo il latte costituisce l’alimento più importante e dovrebbe essere mantenuto per minimo sei settimane di vita.

In questo articolo vengono fornite alcune indicazioni pratiche sulla gestione alimentare nella fase di svezzamento, sulle problematiche sanitarie tipiche di questa fase e sugli aspetti legislativi che sono obbligatori per i vitelli. Prima di tutto si parla però di corretta colostratura perché è un passaggio imprescindibile per ottenere vitelli sani e forti al momento dello svezzamento.

La colostratura

Il colostro è la secrezione della ghiandola mammaria delle prime 48 ore dopo il parto, particolarmente ricco di anticorpi materni, di importanti fattori nutrizionali oltre che di un elevato valore nutrizionale, è in grado di fornire la copertura immunitaria necessaria fintanto che il vitello non sarà in grado di proteggersi con il proprio sistema immunitario.

La corretta assunzione del colostro è imprescindibile per ottenere un vitello sano con un ottimo indice di accrescimento nelle prime settimane, al fine di raggiungere un peso adeguato al momento dello svezzamento.

Per verificare la qualità del colostro è necessario misurarne la concentrazione di immunoglobuline. Gli strumenti che ci permettono di farlo direttamente in campo sono il densitometro, che correla la densità del colostro alla concentrazione di anticorpi, e il rifrattometro, che invece la ricava correlandola all’indice di rifrazione del colostro. Presso alcuni laboratori è inoltre possibile eseguire l’elettroforesi che, oltre a essere più precisa, ci quantifica le singole classi di anticorpi presenti.

Un colostro viene definito di buona qualità quando ha un contenuto di immunoglobuline (anticorpi) ≥ 50 g/l.

Per ottenere una buona colostratura, va considerata oltre alla qualità del colostro anche la quantità ingerita, che oggigiorno si è concordi nell’essere di 4 litri nelle prime 12 ore di vita, di cui 2,5- 3 litri nelle prime 6 ore. Non va dimenticato che la colostratura è un obbligo di legge secondo quanto espresso dal punto 15 dell’Allegato 1 della Direttiva Ce 2008/119, che cita: “ogni vitello deve ricevere colostro bovino quanto prima possibile dopo la nascita e comunque entro le prime sei ore di vita”. Il metodo più efficiente per raggiungere questo obiettivo risulta la somministrazione forzata con sonda, seguita dall’alimentazione con biberon e dall’alimentazione naturale [1].

Una buona prassi aziendale è quella di creare una banca del colostro per le situazioni in cui si renda necessario averne a disposizione, stoccando del colostro di vacche che lo producono di buona qualità. Questo potrà essere refrigerato fino a 3 giorni, o congelato fino a un anno, senza alterarne significativamente la qualità.

Aspetti sanitari

Le principali patologie neonatali del bovino sono le cosiddette gastroenteriti neonatali che si manifestano con diarree a diversa insorgenza, frequenza e persistenza; presentano caratteristiche variabili in base all’agente eziologico e risultano tutte condizionate dalle modalità di gestione dell’allevamento: un’adeguata colostratura dei vitelli, l’igiene e le procedure di disinfezione degli ambienti di stabulazione diventano così i principali mezzi per prevenire e controllare tali patologie, associate qualora necessario a mirati trattamenti farmacologici o vaccinali, sia a scopo profilattico che terapeutico.

I più importanti agenti eziologici della diarrea del vitello sono: batteri (colibacilli; salmonelle; clostridi), virus (rotavirus; coronavirus e BVD-virus), protozoi (criptosporidi; giardia; coccidi) e nematodi (strongili gastrointestinali).

Nella diarrea neonatale, oltre ai comuni agenti infettivi, va considerata anche la possibile origine multifattoriale, in cui si includono anche cause nutrizionali.

Oltre alle malattie enteriche, anche le patologie polmonari giocano un ruolo fondamentale nella salute dei primi mesi di vita del vitello. Come nel caso delle diarree, i diversi agenti eziologici possono causare malattia da soli o in associazione, anche se un ruolo importante è svolto dall’ambiente in cui vivono gli animali.

I virus sono generalmente agenti primari di bronco-polmonite e i più importanti sono: virus respiratorio sinciziale bovino (BRSV); herpesvirus bovino di tipo 1 (BHV-1), agente della rino-tracheite infettiva bovina (IBR); virus della parainfluenza 3 e coronavirus bovino.

Gli agenti batterici di solito sono agenti secondari che insorgono dopo un’infezione virale e nel bovino i principali sono: Mannheimia haemolytica; Pasteurella multocida; Histophilus somni e diverse specie di Micoplasmi.

Aspetti alimentari

Come già detto, il latte risulta indispensabile al vitello fino ad almeno le prime sei settimane di vita (svezzamento precoce) o, caso più frequente, fino alle dieci settimane. Se si adotta un’alimentazione a base di latte intero, l’ideale sarebbe prelevare il latte direttamente dalla cisterna e non quello di scarto (munto da animali con mastite o trattati con antibiotici), scaldarlo a 40° e somministralo giornalmente come indicato nella tabella 1 [2].

Se invece si opta per un’alimentazione a base di latte in polvere, è fondamentale la qualità e la quantità dei sostituti del latte presenti, l’igiene dei contenitori e la qualità della preparazione (assenza di grumi, temperatura di somministrazione, qualità microbiologica).

La somministrazione giornaliera è da ripartirsi come indicato nella tabella 2 [3].

Ciascuno dei due tipi di alimentazione presenta i propri vantaggi e svantaggi.

Gli alimenti da ricostituire, che possono essere latte scremato in polvere o latto siero, sono costituiti da grassi (in entrambi) e proteine (nel latto siero) di origine vegetale [3], le quali presentano una digeribilità minore delle proteine del latte, e per alcune (es. concentrato di soia o di patata) si rendono necessari trattamenti per ridurne i fattori anti nutrizionali [4,5]. Il latte intero inoltre, coagulando a livello abomasale, diminuisce il tempo di svuotamento gastrico e favorisce una migliore digeribilità dell’alimento, con un effetto positivo sulla salute intestinale.

Tuttavia, mentre con l’alimento ricostituito si riescono ad avere svezzamenti all’8ª-9ª settimana (l’allevatore tende a ridurre la quantità di latte in polvere sciolta e così facendo il vitello consuma più alimento solido), col latte intero si rischia di avere svezzamenti tardivi, poiché la quantità di latte disponibile è spesso elevata (generalmente chi adotta questo tipo di alimentazione lo fa per sfruttare gli eccessi di produzione). Bisogna far attenzione a non andare oltre la 12ª settimana, per non incorrere in disturbi gastrointestinali dovuti a una ritardata e diminuita ingestione di solidi. Una buona soluzione può essere quindi quella di avviare un’alimentazione a latte intero per sostituirla dopo la 4ª settimana con un’alimentazione a base di sostituti del latte e, eventualmente già dalla 5ª settimana, iniziare a limitare progressivamente i volumi.

L’obiettivo è di portare il vitello, che ha raggiunto un’ingestione totale di 330 litri (nel caso di latte intero) o di 45 kg (nel caso di latte in polvere), a non assumere più alimento liquido dopo la 10ª settimana.

Indipendentemente dall’alimentazione scelta, l’alimento secco va messo a disposizione fin dai primi giorni di vita. Inizialmente, fino alla 3a settimana, il vitello ne consuma relativamente poco (circa 100g al giorno), mentre successivamente, contemporaneamente alla riduzione della quantità di latte ingerito, aumenta la quantità di sostanza secca ingerita (circa 2,5 kg/100 kg peso vivo). Quando il vitello raggiunge i 90-100 kg di peso, generalmente tra l’8° e la 10° settimana [2], è il momento di svezzare, eliminando completamente l’alimento liquido a favore di una alimentazione esclusivamente a base di alimento secco. L’alimento secco dev’essere il più possibile appetibile e digeribile, per questo nel primo mese di vita andrebbe privilegiato un alimento in fiocchi. In generale, le materie prime più indicate sono granella di mais, avena intera, polpe e crusca, erba medica disidratata, pannello di lino, soia, colza, melassa di canna.

Un classico mangime pre-svezzamento dovrebbe avere indicativamente i seguenti valori nutrizionali (per kg di s.s.): 0,95 Ufl (Unità foraggera latte), 16-18% proteina totale, di cui 100 g Pdi (Proteina digeribile intestino), 8-10% cellulosa grezza, 6 grammi fosforo (P), 11 grammi calcio (Ca).

Aspetti legislativi

La normativa in vigore che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli è la Direttiva Ce 119 del 2008, recepita in Italia dal Dl 126 del 2011. Qui di seguito vengono citati senza alcuna modifica i punti più importanti contenuti nella normativa citata. I vitelli, definiti come i bovini di età inferiore ai sei mesi, oltre a dover ricevere colostro entro le sei ore di vita, devono ricevere un’alimentazione adeguata alla loro età e al loro peso e conforme alle loro esigenze comportamentali e fisiologiche, onde favorire buone condizioni di salute e di benessere. Gli alimenti devono avere un tenore di ferro sufficiente per raggiungere un tasso di emoglobina di almeno 4,5 mmol/litro. Dopo la seconda settimana di età deve essere somministrata a ogni vitello una dose giornaliera di alimenti fibrosi e dell’acqua fresca in quantità tale da permettergli di soddisfare le proprie necessità.

Per quanto riguarda gli alloggi, fino alle otto settimane, è permessa la stabulazione singola. Le gabbiette individuali devono avere larghezza pari ad almeno l’altezza al garrese del vitello, e lunghezza pari ad almeno la distanza dalla punta del naso all’estremità posteriore della tuberosità dell’anca (ischiatica) moltiplicata per 1,1; inoltre non devono avere muri compatti bensì pareti divisorie traforate che consentano un contatto diretto, visivo e tattile, tra i vitelli ed essere costruiti in modo tale da consentire al vitello di coricarsi, giacere, alzarsi e accudire se stesso senza difficoltà. Dopo l’ottava settimana, è obbligatoria la stabulazione in gruppo, a meno che: un veterinario certifichi che per motivi sanitari il vitello dev’essere stabulato da solo; il vitello sia stabulato insieme alla madre; l’azienda in questione abbia meno di sei vitelli. Per i vitelli allevati in gruppo, lo spazio libero disponibile per ciascun vitello deve essere pari ad almeno 1,5 mq per ogni vitello di peso vivo inferiore a 150 chilogrammi; ai fini del controllo dell’alimentazione, i vitelli possono venire legati per massimo un’ora al momento del pasto.

Infine, è bene ricordare che, indipendentemente dall’età e dalla stabulazione, i vitelli devono essere nutriti e ispezionati almeno due volte al giorno e devono beneficiare di un’illuminazione almeno equivalente alla durata di illuminazione naturale normalmente disponibile tra le ore 9.00 e le ore 17.00.

 

(¹) Dipartimento di Medicina animale, produzioni e salute dell’Università degli studi di Padova.

(²) Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie – Legnaro (Pd).

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 15/2016

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