Così nascono nuove imprese –

Cinque casi di vitalità imprenditoriale in zootecnia. Mentre tante aziende chiudono, non manca al contrario chi investe, o cerca soluzioni gestionali innovative, per far partire nuove iniziative.

DAL BIOGAS ALLA CARNE BOVINA

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È nata a Castelfranco Emilia (Mo) una nuova cooperativa di produttori zootecnici, Bonlatte, con due allevamenti e un caseificio. Inaugurato nel Trevigiano uno dei più grandi impianti biogas del Nord Est: lo hanno realizzato la stalla sociale di Monastier (Tv) e l’azienda Mt-Energie Italia, specializzata in questo tipo di tecnologie.

Sei allevatori pugliesi si riuniscono nella società Barialleva, realizzando insieme una stalla per l’ingrasso dei vitelli; obiettivo concentrare l’offerta e valorizzare meglio le carni bovine prodotte. Varato a Milano il Consorzio regionale produttori carne bovine: aggrega 575 produttori di carne della Lombardia. Gli allevatori di Cuneo costituiscono una nuova cooperativa, Compral Latte, per far fronte alla richiesta di un’industria locale che ha bisogno di 5mila quintali di latte al giorno.

Cinque esempi di vitalità imprenditoriale, quindi, e se ne potrebbero fare diversi altri. In tempi di crisi di redditività, in cui le notizie di chiusure di aziende zootecniche sono sempre più frequenti, acquista un risalto particolare apprendere invece che altri imprenditori dello stesso settore non pensano a chiudere ma al contrario fanno nascere nuove realtà. Non è tutto, perché analizzando queste cinque esperienze aziendali si possono ricavare molte indicazioni pratiche su come si può provare a reagire alla crisi (strategiche, commerciali, gestionali, organizzative) applicabili anche in senso generale.

MODENA, PARMIGIANO
A fine novembre, a Castelfranco Emilia (Mo), è stata varata dunque Bonlatte, una nuova impresa cooperativa di produttori agricoli; il presidente è Albizzo Zaccaria, il vice è Bruno Mongiorgi. Con 15 soci, 800 ettari di terreno a foraggere, due allevamenti e un caseificio, la cooperativa è destinata, dice Franco Michelini, responsabile del comparto lattiero-caseario di Legacoop Modena, «a diventare una delle imprese zootecniche più importanti del territorio modenese e del comprensorio del Parmigiano-Reggiano».

Legacoop ha un ruolo in questa iniziativa: «ha favorito la costituzione della cooperativa agricola, insieme al Consorzio Granterre di Modena.

Gli scopi della nuova impresa sono la coltivazione di terreni, l’allevamento di bovini da latte, la caseificazione e il magazzinaggio del Parmigiano prodotto. E il conferimento a Granterre di formaggio, panna e siero rimane determinante per la successiva valorizzazione commerciale dei prodotti caseari della coop».

Lo scambio mutualistico dei 15 soci cooperatori che hanno sottoscritto in novembre l’atto costitutivo, continua Michelini, sarà quindi il conferimento di foraggio, cereali, paglia e altri prodotti necessari all’alimentazione del bestiame. «La nascita di Bonlatte è parte di un più ampio progetto che vede al centro l’evoluzione del Gruppo Granterre: questo cederà a Bonlatte 350 ettari a foraggere (in affitto) nella zona di Castelfranco Emilia, due allevamenti per un totale di circa 2mila bovini, oltre al caseificio di Riolo che trasformerà in Parmigiano Reggiano gli oltre 115mila quintali di latte prodotto».

Nel nuovo progetto aziendale sono impegnati, oltre al Consorzio Granterre, altri 14 soci che con ulteriori 450 ettari forniranno le produzioni agricole necessarie all’alimentazione del bestiame. Meritano di essere citati: Azienda agricola Mongiorgi; Claudio Bellucci; Massimo Clò; Cmla Samoggia; Francesco Cuoghi, Società agricola Donello Dino e Giuseppe; Fattoria Podere Melega di Clò e Garuti; Fattoria San Rocco; Dante Lolli; Roberta Patrizia Manni e Rita Amidei; Pietro e Gianni Montaguti; GiorgioNicolini; Paolo Pallotti; Massimo Bastoni. Nell’elenco dei soci non compare Zaccaria perchè è il delegato del socio Granterre.

TREVISO, BIOGAS

L’inaugurazione del nuovo impianto biogas in provincia di Treviso è avvenuta solo il 12 dicembre scorso. Protagonisti la cooperativa agricola Stalla sociale di Monastier (Tv), che ospita l’impianto e lo rifornisce di materia prima, e la ditta Mt-Energie Italia, specialista nelle tecnologie del biogas, che lo ha realizzato nella pratica con la consulenza tecnica di Pierluigi Navarotto dell’Università di Milano. L’investimento totale si aggira sui 5 milioni di euro, finanziati con un mutuo concesso dalla Bcc di Monastier e del Sile.

L’impianto viene alimentato con le deiezioni prodotte dai capi all’ingrasso presso la cooperativa (circa 3.500 bovini allevati in un anno) e con biomasse vegetali, in prevalenza silomais, coltivate allo scopo sui terreni aziendali (400 ettari coltivati).

Ogni giorno nei digestori di questa struttura vengono introdotti 34,5 t di biomassa vegetale e 58 mc fra liquame e letame bovino. Così la centrale elettrica arriva a una potenza di 999 kilowatt/ora ed è in grado di produrre circa 8 milioni di kilowatt l’anno, sufficienti da soli a soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 2mila famiglie. Si tratta di uno fra i maggiori impianti di biogas del Nordest, il primo di queste dimensioni nella Marca trevigiana.

Spiega il presidente della Stalla sociale di Monastier, Gianni Nichele: «Già qualche anno fa avevamo cominciato ad interrogarci sui possibili sviluppi del settore zootecnico, sempre meno redditizio. La creazione della cooperativa nel ’69 fu la risposta occupazionale a un gruppo di famiglie contadine che non volevano lasciare la terra. Come rinnovare oggi quella soluzione? Come dare un futuro alle giovani generazioni? Così nel 2005 all’interno della stalla sociale abbiamo avviato un percorso di riflessione, che a fine 2009 ci ha portato alla realizzazione dell’impianto di biogas».

Comunica Veneto Agricoltura: «Per il biogas, le richieste di contributo presentate in Regione, ad agosto 2009, sono state in totale 40: 13 nel 2007, 16 nel 2008 e già 11 nei primi otto mesi nel 2009. Le province con maggior numero di domande sono state Rovigo (11), Verona (9) e Vicenza (7)».

MILANO, CARNE
Altro evento delle ultime settimane la nascita, in Lombardia, del Consorzio regionale produttori carne bovine. È una società consortile a responsabilità limitata costituta il 10 dicembre scorso a Milano; vi hanno aderito l’associazione Produttori bovini da carne di Bergamo, il consorzio Carni bovine scelte di Brescia, il consorzio Qualità carne bovina di Milano, il consorzio Carni bovine doc di Mantova, la Coldiretti Lombardia. Le dimensioni del nuovo consorzio sono di tutto rispetto: in totale 575 soci, 180mila capi allevati, 216 milioni di plv.

Il presidente Gianluigi Zani sintetizza così i vantaggi di questa aggregazione: «Ora possiamo contare su una struttura di coordinamento che ci consentirà di ottimizzare i costi tecnici di mantenimento, di dare un valore aggiunto alla carne prodotta dai singoli consorzi e di dare maggior competitività alla carne bovina lombarda. Questo anche realizzando una nuova attività informativa e promozionale: obiettivo divulgare il valore della certificazione di prodotto regionale nonché le rispettive peculiarità provinciali, senza escludere future azioni comuni di marketing e commercializzazione. Inoltre ci rapporteremo direttamente con la Regione Lombardia chiedendole di supportare le attività che il Consorzio individuerà a favore del comparto».

Aggiunge Nino Andena, presidente di Coldiretti Lombardia: «si tratta di un’operazione veramente importante e strategica per il futuro del comparto zootecnico da carne in Lombardia. Un comparto che vede attive oltre 2mila aziende specializzate e realizza una plv di circa 800milioni di euro, ma che come gli altri comparti produttivi della nostra agricoltura è alle prese con grandi difficoltà legate a costi di produzione in costante aumento e a prezzi di mercato che non riconoscono la qualità e la sicurezza delle produzioni».


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