Da Ava Veneta: così foraggi e insilati

Sono i trend che devono contrassegnare l’uso di queste due categorie di alimenti, nell’allevamento delle bovine da latte ad alta produzione. È il messaggio di un recente convegno tecnico organizzato a Padova dall’associazione Ava Veneta


foraggi

“Come cambia il ruolo di foraggi ed insilati nell’alimentazione della bovina da latte ad alta produzione, obiettivo efficienza nutrizionale e sostenibilità economica”. Questa problematica è stata il filo conduttore di un partecipato convegno organizzato dall’ Associazione Veneta Allevatori (Ava), in collaborazione con Cps e Comizo il 17 febbraio scorso a Padova. L’occasione ha visto la presenza di oltre 280 tra allevatori e tecnici del settore per affrontare le interessanti tematiche sviluppate dai due relatori della giornata, il professor Andrea Formigoni dell’Università di Bologna e il collega professor Giulio Cozzi dell’Università di Padova.

Si tratta di un’iniziativa nuova per l’Ava ma nel segno della continuità con i convegni organizzati in precedenza dall’Apa di Padova sul tema della foraggicoltura e sulla stretta connessione che esiste tra la stalla e la gestione agronomica dell’azienda zootecnica da latte. La qualità dei foraggi, impiegati nell’alimentazione delle bovine da latte, è un prerequisito indispensabile per garantire elevati standard quali-quantitativi della produzione, nel rispetto della salute degli animali, dell’ambiente e della sicurezza alimentare.

Gli allevatori sono obbligati a perseguire l’obiettivo di un buon raccolto, dal punto di vista nutrizionale per poter impiegare maggiori quantità di foraggi nella dieta delle loro bovine ma questa strategia deve trovare anche l’avvallo della sostenibilità economica. La programmazione agronomica deve mirare ad ottenere la massima resa dalla campagna in relazione ai fabbisogni delle bovine in lattazione e della rimonta.

Nei convegni degli anni precedenti era stata sottolineata l’importanza di una gestione dinamica dei sistemi colturali che consenta di modificare le scelte in funzione della disponibilità di terreno, di attrezzature, di stoccaggio, di irrigazione, di manodopera e costo per l’affitto. Una conduzione ottimale del comparto agronomico dell’azienda deve essere un supporto fondamentale ad una efficiente gestione globale della mandria.

Formigoni: L’efficienza nutrizionale dei foraggi

Il professor Andrea Formigoni durante il suo intervento ha posto l’attenzione sull’importanza che rivestono i foraggi nella dieta per bovine da latte sotto l’aspetto nutrizionale, in quanto alimenti essenziali per garantire un buon equilibrio dell’ecosistema ruminale. I foraggi inoltre svolgono anche un ruolo dietetico in quanto sostengono le principali funzioni digestive influenzando la masticazione e motilità dei prestomaci.

Il relatore ha continuato illustrando come alla luce delle moderne evidenze scientifiche, la componente fibrosa degli alimenti (NDF) debba essere in primo luogo decurtata di una frazione minerale residua che, nel caso di foraggi raccolti ad un elevato tenore di umidità o in prodotti contaminati con terreno può risultare anche rilevante. La fibra così ottenuta (aNDFom) presenta quindi una frazione digeribile (pdNDF) e una frazione indigeribile (uNDF) sostanzialmente rappresentata dalla lignina. Nella frazione digeribile si distinguono due componenti: una rapidamente fermentescibile (fast pool) e una degradata più lentamente (slow pool) (Figura 1).

I diversi rapporti tra le componenti dell’NDF determinano la velocità di passaggio dei foraggi nel rumine influenzando di conseguenza la capacità di ingestione delle bovine, mentre la presenza di elevati valori di NDF indigeribile (uNDF), tipica dei foraggi raccolti a maturazione avanzata, aumenta i tempi di permanenza nel rumine degli alimenti. La risposta all’uso di foraggi con alta digeribilità della fibra è più elevata nelle bovine più produttive. In conclusione alla prima parte del suo intervento il prof. Formigoni ha affrontato altri aspetti chiave per l’alimentazione delle bovine da latte ad alta produzione quali: l’importanza della lunghezza dei foraggi negli unifeed finalizzata alla stimolazione della masticazione e della ruminazione.

è possibile produrre foraggi migliori?

Questa domanda è stata al centro della seconda parte dell’intervento di Andrea Formigoni, molto apprezzato dagli allevatori presenti in cui sono state proposte una serie di indicazioni volte a migliorare la fase di produzione dei foraggi in campo. La qualità dei foraggi e in particolare la digeribilità dell’NDF è influenzata dal patrimonio genetico delle piante, dall’ambiente di produzione, dal andamento termico e da eventuali stress (idrici, meccanici…). Tecniche agronomiche volte ad aumentare la densità di semina, una insufficiente fertilizzazione del terreno, la raccolta a maturazione avanzata e l’utilizzo di tecniche di irrigazione inappropriate portano ad un peggioramento del dNDF dei foraggi.

Un aspetto decisamente innovativo della relazione ha riguardato la possibilità di migliorare la digeribilità della fibra dei foraggi attraverso alcune strategie nutrizionali e gestionali (Figura 2). In particolare è stato sottolineato come la presenza di una miscelata prepara in modo corretto evitando la scelta da parte delle bovine così come la disponibilità continua dell’unifeed in mangiatoia rappresentano elementi fondamentali per garantire a tutte le bovine presenti nel gruppo un’ingestione ottimale a cui corrisponde una stabilità nelle condizioni dell’ambiente ruminale.

Nella parte conclusiva del proprio intervento, Formigoni ha sottolineato l’importanza della qualità nella produzione foraggera invitando i presenti a conoscere in modo approfondito le caratteristiche nutrizionali dei propri alimenti aziendali per garantirne un ottimale utilizzo. Foraggi di qualità non eccellente possono trovare una valorizzazione adeguata in razioni destinati ad animali improduttivi (asciutta) o al giovane bestiame da rimonta, mentre i prodotti eccellenti devono diventare i protagonisti delle diete destinate agli animali in lattazione.

Cozzi: foraggi aziendali e sostenibilità economica

Nella seconda relazione della mattinata, il professor Giulio Cozzi ha affrontato il tema della produzione dei foraggi aziendali quale possibile strategia per migliorare la sostenibilità economica della moderna azienda da latte. Il punto di partenza di questa analisi è che nello scenario attuale, la redditività della moderna azienda da latte deve fondarsi su un’associazione tra positivi risultati produttivi e soddisfacenti performance per quanto riguarda la sfera riproduttiva e sanitaria della mandria.

In quest’ottica, il professor Cozzi ha presentato i risultati di un’indagine, realizzata in collaborazione con i tecnici dell’Associazione Veneta Allevatori che ha preso in considerazione un campione di 46 allevamenti di bovine da latte della regione (Tabella 1).

In ciascun allevamento, attraverso un questionario aziendale sono stati raccolti i dati produttivi (quantità e qualità del latte) relativi al mese di Gennaio 2016 insieme ad una serie di informazioni relative alla composizione della mandria aziendale (incidenza della quota di rimonta), alla salute delle bovine e alle lor performance riproduttive. Per quanto riguarda il programma di alimentazione delle bovine in lattazione, l’indagine ha previsto l’acquisizione dei dati analitici e di composizione alimentare delle diete e specificatamente per i foraggi sono state acquisite informazioni relative alla loro provenienza (aziendale vs. mercato) e alle modalità e al costo reale di produzione. Cozzi ha quindi proposto il calcolo per ogni allevamento di un indice di qualità della gestione aziendale utilizzando una serie di parametri produttivi, riproduttivi e sanitari che vengono presentati nella Figura 3.

Per ciascuno di questi parametri, ogni azienda acquisiva un punteggio da 1 a 4, calcolato sulla base dei suoi dati rispetto alla distribuzione dei valori rilevati per lo stesso parametro nella altre 45 realtà produttive inserite nel campione. La procedura applicata ai 6 parametri che componevano l’indice ha permesso di calcolare per ciascun azienda un punteggio finale che poteva variare da 6 (6×1) a 24 punti (6×4) e i risultati del campione aziendale analizzato sono stati quelli della tabella 2.

In base a questo punteggio è stato possibile individuare il 25% di allevamenti più virtuosi che hanno presentato un valore dell’indice maggiore uguale a 18,0 punti. Questo gruppo di 12 aziende, identificato come TOP, è stato posto a confronto con le rimanenti 34 aziende inserite nel campione. Le aziende TOP si caratterizzano per una produzione media per capo significativamente più elevata (35,0 vs. 31,0 kg/) con un minore conta delle cellule somatiche. A questi favorevoli dati produttivi e sanitari, si univano anche risultati estremamente interessanti relativamente alla sfera riproduttiva che vengono riportati nella Tabella 3.

Le aziende che presentavano un i valori dell’indice di gestione più elevati hanno fatto rilevare un intervallo parto-concepimento medio inferiore di circa 1 mese e a questo favorevole dato riproduttivo hanno anche associato una minore incidenza della quota di giovani animali sulla composizione totale della mandria. Cozzi ha soprattutto insistito sul fatto di come un corretto dimensionamento della quota di rimonta aziendale giochi a favore di un ridimensionamento nel numero di bocche “improduttive” da sfamare presenti in allevamento con significativi benefici sul costo totale di produzione.

Dal punto di vista nutrizionale, non sono emerse differenze significative tra i due gruppi di aziende per quanto riguarda la composizione chimica delle diete mentre, analizzando i foraggi, le aziende più virtuose tendono ad inserire nella razione delle bovine in lattazione un numero e una quantità minore di foraggi insilati a favore dei fieni. In Figura 4 vengono riassunte le principali caratteristiche della componente foraggera della dieta nelle aziende che presentano i valori più favorevoli dell’indice di qualità della gestione.

In queste realtà, l’insilato di mais rappresenta la base del razionamento e viene totalmente auto-prodotto ponendo grande attenzione alla sua qualità finale; il foraggio viene prodotto in irriguo e con il ricorso alla lotta preventiva contro i principali parassiti della coltura. Non a caso il suo costo di produzione dichiarato da questi allevatori è risultato mediamente più elevato rispetto a quello delle altre realtà inserite nel campione dell’indagine.

Circa il 40% degli allevamenti più virtuosi per l’indice di qualità della gestione, associa al silomais un secondo foraggio insilato. Si tratta o di un erbaio di cereale autunno vernino o del sorgo ma comunque di foraggi sempre prodotti in azienda con grande attenzione per garantire la produzione di un alimento di elevata qualità nutrizionale. Un’ulteriore carattere distintivo che qualifica le aziende TOP è il più largo impiego di foraggi affienati; il fieno di medica è presente in oltre il 90% di queste diete e il fieno di prato polifita in 83% delle stesse, mentre il ricorso a questi stessi tipi di foraggio scende rispettivamente al 73 e al 65% nelle diete delle altre aziende. Per l’approvvigionamento dei fieni, le migliori aziende ricorrono con frequenza all’acquisto dal mercato, potendo così disporre di foraggi di qualità certificata ad un prezzo che spesso può anche scendere al di sotto del costo di produzione aziendale dell’alimento. Dal punto di vista nutrizionale inoltre si nota come queste aziende sfruttino la presenza dei fieni in razione per eliminare il ricorso all’utilizzo della paglia di cereali, foraggio certamente utile dal punto di vista della rumino-attività ma praticamente privo di energia utile per la bovina.

Income over feed cost

Il calcolo del costo della dieta realizzato sulla base dei dati reali forniti dagli allevatori ha messo in evidenza un valore più elevato di circa il 12% per le aziende TOP, a cui tuttavia hanno fatto riscontro le maggiori entrate derivanti dalla maggiore produzione di latte per bovina. Il ricavo medio della vendita del latte al netto del costo di alimentazione (Income over feed cost) è sempre più favorevole per le aziende con i migliori valori dell’indice di qualità della gestione (+9%) e non va dimenticato come questo positivo risultato vanno a sommarsi i vantaggi economici derivanti dalle migliori performance riproduttive e dalla più conveniente composizione della mandria. Alla luce di queste evidenze, Cozzi ha concluso invitando gli allevatori presenti a porre grande attenzione verso una nuova gestione integrata dell’azienda in cui l’obiettivo produttivo si concilia maggiormente con la fertilità, il benessere e la salute delle bovine. In questa moderna visione, la produzione dei foraggi aziendali deve mirare esclusivamente alla qualità nutrizionale, preferendo rinunciare a qualche quintale di prodotto a favore di un alimento più sano e più ricco di nutritivi, una volta parte dell’unifeed. La risposta delle bovine non potrà che essere favorevole.

 

L’autore è responsabile del servizio di assistenza tecnica di Ava Veneta. L’Ava è l’Associazione Veneta Allevatori, con sede a Padova.

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 5/2016

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