MONITORAGGIO ISPRA –

Interessato non più del 10% delle superfici, tranne in Piemonte

Contrordine nitrati, l’inquinamento non è solo di origine zootecnica

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La verità sull’inquinamento da nitrati dei terreni e della falde acquifere, sta venendo fuori e la colpa non è tutta o addirittura esclusiva del settore agricolo e di quello zootecnico in particolare, come abbiamo sempre creduto.

A maggio 2011 le Regioni, nell’ambito della Conferenza Stato Regioni, firmarono un accordo per avviare un monitoraggio completo del territorio italiano al fine di accertare le fonti di inquinamento da nitrati. L’accordo era scaturito proprio dalla necessità di meglio definire le zone vulnerabili alle quali applicare le misure restrittive relativamente al carico di bestiame e alla quantità di letame da spargere sui terreni.

Il monitoraggio fu affidato all’Ispra e dopo due anni arrivano i primi risultati. La sorgente d’inquinamento non è esclusivamente l’agricoltura in quanto la maggior parte del territorio italiano, in misura variabile dal 36 al 55% a seconda delle regioni e indipendentemente dal grado di pericolo, è prevalentemente soggetta alla presenza di sorgenti multiple e quindi non esclusivamente agricole. Ma la rilevazione più importante è che il contributo di natura zootecnica, così come quello civile, interessano non più del 10% della superficie regionale smentendo, una volta per tutte la prevalenza zootecnica. Inoltre la sorgente d’inquinamento di natura minerale interessa da un minimo del 25% a un massimo del 25% delle superfici regionali.

Lo studio dall’Ispra dimostra quindi che nelle cinque Regioni sotto esame e cioè Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia, l’impatto dei nitrati di natura zootecnica interessa non più del 10% delle superfici, tranne in Piemonte dove tale tasso sale al 19%. Quindi la responsabilità del processo di contaminazione da nitrati non è attribuibile alle sorgenti “zootecnico prevalente”.

L’indagine conferma quindi che la zootecnia non è la sola responsabile dell’inquinamento da nitrati, ma concorrono in maniera determinante anche altre attività produttive.

Risultati che impongono un cambio di strategia sia a livello comunitario che nazionale per modificare una normativa che ha posto al centro della scena solo gli agricoltori e gli allevatori in quanto responsabili diretti degli inquinamenti da nitrati e, quindi, oggetto delle relative misure penalizzanti.

Il tavolo di lavoro sui nitrati riunitosi al Mipaaf il 28 maggio scorso, ha immediatamente proposto di procedere alla revisione della normativa nazionale del 2006 e di attivarsi per una modifica di quella comunitaria approfittando anche del semestre italiano di presidenza del Consiglio Ue.

Tra gli obiettivi anche la volontà di studiare una strategia di ampio respiro, che coinvolga il ministero delle Politiche agricole, quello dell’Ambiente e le Regioni in una revisione a livello europeo della Direttiva nitrati, che prenda in esame l’effettiva capacità di assorbimento dell’azoto da parte delle colture, in modo integrato e intersettoriale.

Confagricoltura, che ha sempre sollecitato una revisione delle attuali norme, ha dichiarato che «sull’applicazione della direttiva europea sui nitrati si apre quindi una nuova fase con un nuovo approccio integrato degli interventi che tenga conto delle specificità e di tutti gli sforzi già fatti dagli agricoltori in questi anni, sulla base dei piani d’azione regionali, che hanno permesso di ottenere rilevanti miglioramenti della qualità delle acque superficiali e profonde».

 

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