Caldo, razioni di qualità e aumenta l’ingestione

L’obiettivo da raggiungere è quello di ottenere una razione caratterizzata da una maggiore concentrazione di nutrienti, che riesca allo stesso tempo a minimizzare la quantità di calore extra prodotto


formigoni

La relazione negativa tra stress da caldo e produzione della bovina da latte è da anni argomento di studio di ricercatori e materia di lavoro per i tecnici e gli allevatori.

Specialmente gli animali con alto merito genetico manifestano maggiore sensibilità al caldo perché la zona di termoneutralità si sposta verso valori più bassi di temperatura, quando la produzione di latte, l’ingestione e la produzione di calore aumentano.

Relazione tra produzione e calore da smaltire

Relazione tra produzione e calore da smaltire

Infatti è noto che i processi associati con il mantenimento, la digestione, l’attività fisica, il metabolismo e la produzione generano una grande quantità di calore.

Inoltre l’elevata produzione di latte, richiedendo l’assunzione di elevate quantità di nutrienti, comportando quindi una maggiore produzione di calore.

Secondo risultati di ricerche divenute ormai “pietre miliari” di questo argomento, bovine con elevata (31.6 kg/giorno) e medio-bassa (18.5 kg/giorno) produzione di latte producono una quantità di calore che è rispettivamente maggiore del 48.5% ed al 27.3% nei riguardi del calore prodotto da bovine in asciutta. Tuttavia dati più recenti indicano che anche le bovine in asciutta, particolarmente se in fase di transizione, sono molto sensibili a questo problema e devono essere oggetto di opportune attenzioni.

Recentemente è stato osservato come le bovine altamente specializzate per la produzione di latte dei nostri tempi iniziano a risentire di problemi di stress da caldo già a un Thi (temperature humidity index, l’indice che combina temperatura e umidità che viene usato come indicatore) di 65-68: un valore notevolmente inferiore del tradizionale Thi di 72.

Inoltre recenti sperimentazioni svolte presso l’Università Cattolica di Piacenza indicano la relazione inversa tra produzione e sofferenza dello stress da caldo: infatti come la produzione di latte continua ad aumentare, il Thi dove la bovina inizia a soffrire il caldo continua a diminuire.

Fin dall’inizio degli anni ‘90 sappiamo che l’approccio migliore per controllare il problema dello stress da caldo è di tipo integrato, cioè si concretizza come una strategia combinata tra modificazioni fisiche dell’ambiente, adozione di opportune tecniche e tecnologie e interventi nutrizionali e di management dell’alimentazione.

Effetti sull’ingestione

È noto che il calo di ingestione per le bovine ad alta produzione si verifica a partire da 25-26°C: la riduzione invece diventa molto netta quando la temperatura supera i 30°C, con riduzioni superiori anche al 40%.

I ricercatori dell’Università Cattolica di Piacenza hanno descritto gli effetti dello stress da caldo a livello gastrointestinale, definendo le conseguenze più gravi:

– un minore flusso sanguigno nel tratto digestivo;

– una riduzione della motilità intestinale (transito più lento) e particolarmente dell’attività di masticazione, come conseguenza di livelli più bassi di ormoni tiroidei.

Da notare che quest’ultimo fenomeno – combinato con la riduzione di ingestione – potrebbe far pensare a un miglioramento della digeribilità, visto il maggior tempo di ritenzione dell’alimento (che ha però come rovescio della medaglia il rischio di un assorbimento maggiore di sostanze tossiche, per esempio endotossine batteriche): tuttavia si possono verificare modificazioni dei fenomeni fermentativi con un maggiore rischio di un’eccessiva produzione di acidi per diverse ragioni. Inoltre gli animali sottoposti a stress da caldo tendono a mangiare meno alimenti fibrosi, per ridurre la produzione di calore; il tempo di ritenzione ruminale è più lungo; la secrezione di saliva è inferiore per la ridotta attività di masticazione e ruminazione.

Tra gli aspetti sui quali i ricercatori si sono soffermati negli ultimi tempi vi è quello legato alla ruminazione, che diminuisce notevolmente in condizioni di stress da caldo, con conseguente calo del pH del rumine.

Questo calo si spiega, oltre che appunto con una minore ruminazione (per minore motilità e minore ingestione), con un minore flusso di sangue, una maggiore cernita a sfavore foraggi grossolani (producono + calore), una minore capacità tamponante della saliva (riduzione bicarbonati). Infine va sottolineato come i microorganismi ruminali cellulosolitici siano più sensibili al calo di pH: questo comporta una riduzione del rapporto C2/C3.

Dal mondo della ricerca è stata perciò trasferita la consapevolezza che lo stress da caldo ha un effetto diretto sul metabolismo e sulla fisiologia dell’animale.

Effetti sulla produzione

In termini produttivi e di redditività economica si può sintetizzare che lo stress da caldo comporta: minor quantità di latte (20-35%); un peggioramento della qualità del latte; riduzione della fertilità; abbassamento delle difese immunitarie; peggioramento delle problematiche sanitarie (mastiti, zoppie, ecc..).

Il punto cruciale su cui tutto il mondo della zootecnia concorda, sta nella riduzione dell’ingestione di sostanza secca. Solo la scarsa disponibilità di acqua comporta effetti negativi maggiori: per questo ormai da tempo tutti gli allevamenti badano a garantire abbondante disponibilità di acqua di bevanda (pulita e a temperatura non troppo alta) alle bovine.

I ricercatori hanno già da tempo individuato come l’entità della riduzione di produzione sia di circa 0,23 kg di sostanza secca a ogni aumento unitario di Thi oltre i 18°C.

Varie ricerche condotte all’Università Cattolica di Piacenza indicano riduzioni medie di 3 kg di sostanza secca da parte di animali in condizioni di stress da caldo rispetto ad animali in situazioni di comfort, per animali con produzioni di latte iniziali superiori a 20 litri/capo.

Accorgimenti alimentari

Per contrastare il bilancio energetico negativo, in cui la bovina potrebbe incorrere e affrontare il periodo estivo al meglio è necessario mantenere elevata l’ingestione adottando una razione formulata con prodotti di qualità; un’attenta e coscienziosa modalità di somministrazione dell’unifeed e mettendo particolare “diligenza” nel mantenimento della qualità dell’unifeed in mangiatoia.

In particolare sarà molto utile provvedere alla somministrazione più volte al giorno, in modo da offrire sempre alimento fresco, preferendo i momenti in cui la bovina tende preferenzialmente ad assumere gli alimenti, a esempio dopo le mungiture e nelle ore meno calde della giornata (mattino presto, alla sera). Inoltre, quando possibile, è bene distribuire preferenzialmente gli alimenti nei luoghi più freschi del ricovero.

Sintesi dei cambiamenti nella vacca da latte in stress da caldo

Sintesi dei cambiamenti nella vacca da latte in stress da caldo

Particolarmente importante è provvedere all’avvicinamento dell’alimento in mangiatoia: in questo senso può essere di notevole utilità anche l’adozione di soluzioni tecnologiche (come ad esempio i robottini che agiscono nelle corsie).

Ovviamente sarà fondamentale garantire la massima salubrità degli alimenti (ossidazione lipidica e stabilità degli insilati). Inoltre in commercio esistono prodotti arricchiti con acidi organici da utilizzare direttamente nel carro miscelatore per mantenere l’unifeed fresco e appetibile.

Nelle estati della pianura padana, l’obiettivo da raggiungere è quello di ottenere una razione caratterizzata da una maggiore concentrazione di nutrienti, che riesca allo stesso tempo a minimizzare la quantità di extra calore prodotto.

Ovviamente l’aspetto energetico è quello più critico e assume particolare valenza strategica: le regole al riguardo sono semplici.

Innanzitutto privilegiare l’utilizzo di foraggi di qualità, garantire elevata digeribilità della razione, ponendo attenzione a spostare leggermente gli equilibri con una lieve riduzione del livello di fibra e l’impiego di grassi. In questo modo si innalzerà la concentrazione in energia metabolizzabile, riducendo la quantità di extra calore prodotto per caloria di energia metabolizzabile disponibile.

Per quanto riguarda l’aspetto proteico è importante porre attenzione alla loro tipologia: in pratica non si deve eccedere con la quota di proteine degradabili, mentre le fonti di proteine non degradabili utilizzate devono avere un elevato valore biologico.

In alcuni casi l’utilizzo di proteine by pass può essere una soluzione interessante.

Anche per le bovine in estate l’integrazione minerale assume un peso particolare: ovviamente i protagonisti saranno potassio e sodio, i maggiori regolatori del bilancio idrico: tuttavia particolari integrazioni con il potassio sembrano necessarie solo in condizioni di stress da caldo molto intenso e con razioni basate su alimenti mediamente poveri in questo minerale.

In condizioni di stress da caldo l’impiego di tamponi può essere utile per ridurre i rischi di problemi digestivi a livello del rumine e dell’intestino: diversi sono i prodotti che possono essere utilizzati (bicarbonato di sodio o di potassio, carbonato di calcio, ossido di magnesio). Dal momento che lo stress da caldo è causa diretta o indiretta di fenomeni di perossidazione, da più fonti viene suggerito l’utilizzo di una supplementazione con vitamina E, ß-carotene ed eventualmente vitamina C.

 

L’impiego di probioici

Da tempo si è studiato l’effetto positivo che può avere in condizioni di stress da caldo l’impiego di alcuni probiotici (Aspergillus oryzae e Saccharomyces cerevisiae) e di zeolite sodica.

Diversi studi sono stati condotti sull’utilizzo di Aspergillus oryzae: da registrare gli effetti benefici sulla popolazione microbica del rumine e anche a livello di metabolismo. Infatti secondo alcuni studi, l’impiego dell’Aspergillus oryzae ha portato a una riduzione della temperatura rettale in animali in stress da caldo, anche se l’entità della risposta è risultata variabile. Altre ricerche hanno evidenziato effetti positivi sulla produzione.

 Secondo gli studiosi la riduzione di temperatura rettale e del ritmo respiratorio, talvolta riscontrata in animali con razione additivata con Aspergillus oryzae, lascia presupporre che i metaboliti fungini agiscano direttamente a livello dei centri di controllo della temperatura corporea dell’animale.

 

Per massimizzare l’ingestione

Già da anni sono state stabilite alcune regole fondamentali finalizzate a massimizzare l’ingestione, che costituiscono una sorta di “decalogo”.

  1. continua disponibilità di alimenti;
  2. alimento “fresco” nei momenti “giusti”
  3. frequente pulizia delle mangiatoie;
  4. umidità non eccessiva;
  5. riduzione dell’“interazione” sociale (specie per primipare);
  6. acqua “facile” e abbondante;
  7. mantenimento “costanza” rumine nelle 24 ore (pasti frequenti);
  8. sequenza alimenti: prima il fieno (1,0-1,5 kg);
  9. variazioni alimentari rare e graduali;
  10. ottimo “comfort” dell’ambiente (temperatura, ventilazione, umidità, lettiera asciutta, ecc.).

Pubblica un commento