Bufale: managament e genetica all’Az. Migliaccio

Piani di accoppiamento mirati, razioni equilibrate e una maniacale conduzione di tutte le fasi di allevamento garantiscono performance elevate a questa azienda di Carinola (Ce), che conta 1.200 bufale. Ecco come lavorano i giovani conduttori Fabio ed Enrico Migliaccio


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«Quando circa sei anni fa abbiamo incrementato il livello della selezione genetica avevamo circa 1.500 bufale, oggi se ne contano poco più di 1.200, ma la produzione annuale di latte è aumentata complessivamente di circa il 20%». Sono questi i dati che ci illustrano Fabio ed Enrico Migliaccio, giovani allevatori che conducono un’azienda di 1200 capi (tutti iscritti al libro genealogico) a Carinola (Ce), e che testimoniano l’intenso lavoro di miglioramento genetico operato sulla mandria, finalizzato ad alzare il livello qualitativo dell’azienda.

«In passato – aggiunge Enrico – l’azienda è stata ingrandita effettuando investimenti per incrementare le strutture e i capi in allevamento. Questo trend si è invertito quando abbiamo individuato in miglioramento genetico, alimentazione e management aziendale le tre leve decisive per migliorare le performances produttive dell’azienda. I riscontri sono stati fin da subito positivi e ci hanno spinto a perseverare in queste tre direzioni».

Il miglioramento genetico

Il miglioramento genetico ha il proprio fulcro nella scelta delle nuove generazioni: attraverso piani di accoppiamento mirati si cerca di incrociare le migliori linee di sangue aziendali con i più interessanti tori di FA disponibili sul mercato.

«Si effettuano mediamente 650 inseminazioni/anno – ci dice Enrico – con il risultato che oltre il 60% della rimonta è frutto di inseminazione strumentale. Notevole impegno viene dedicato alla precisa identificazione delle linee genetiche tramite dna, che garantisce la certezza delle “linee di sangue” e si completa il tutto con l’attenzione maniacale agli aspetti alimentari e igienico sanitari necessari per ottenere vitelli sani, con adeguata crescita e mortalità prossima allo zero».

Nell’allevamento si procede all’inseminazione strumentale sul 70% delle manze aziendali e sul 60% delle bufale, iniziando gli interventi a gennaio per concluderli a ottobre.

«Per le manze (sulle quali abbiamo un attecchimento del 60%), qualora il primo intervento non abbia avuto esito positivo, effettuiamo anche una seconda inseminazione a 36 giorni dalla prima, poiché le percentuali di ingravidamento del resync sono buone (circa 45%). Le bufale, invece, presentano un attecchimento di circa il 55% e a distanza di 15 giorni dall’unico intervento di inseminazione sono collocate assieme al toro, anche per non allungare troppo l’intervallo interparto (circa 400 giorni l’interparto aziendale), visto che la percentuale di successo del resync è piuttosto bassa; sarà poi il veterinario, tramite diagnosi ecografica, a stabilire se l’intervento strumentale è andato a buon fine oppure no».

Alla nascita i vitelli sono immediatamente identificati e si procede a separare quelli che resteranno in azienda da quelli che saranno venduti perché non interessanti dal punto di vista genetico.

«Per avere la certezza dei genitori, aggiunge Fabio Migliaccio, si procede al deposito presso un laboratorio accreditato del dna del vitello che servirà a determinare con certezza gli ascendenti ed escludere qualsiasi errore. Dalla nostra esperienza, infatti, abbiamo ricavato che, nonostante la particolare attenzione prestata nel post parto, si commette un errore nell’identificazione dei vitelli pari a circa il 3%. Tale valore, che può sembrare basso, rischierebbe di inficiare il faticoso lavoro di miglioramento genetico poiché ci si potrebbe ritrovare per errore a investire risorse su vitelli poco interessanti da un punto di vista genetico».

Il lavoro di miglioramento genetico ha consentito all’azienda di selezionare un razzatore, Obelix Mig, attualmente funzionante presso il “Centro tori Chiacchierini” di Perugia.

La gestione dei vitelli

I vitelli, fin dalla nascita, sono sistemati in gabbie singole in ordine di nascita e seguiti dal veterinario aziendale che riveste un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

«Le gabbie sono collocate in zone diverse dell’allevamento secondo l’età dei vitelli (più calde e con lettiera nelle prime settimane di crescita). Gli animali sono inizialmente alimentati con colostro aziendale e poi con latte in polvere ricostruito e man mano svezzati tra gli 80 e i 90 giorni dalla nascita attraverso una routine settimanale di valutazione dell’ingestione di mangime».

Razioni di qualità

La produzione dei foraggi è l’altro punto di forza dell’azienda Migliaccio che può contare su 100 ettari di superficie coltivata con la tipica rotazione di mais ed erbai.

«La qualità del latte dipende dalla bontà della razione – aggiunge Enrico – perciò le nostre bufale sono alimentate principalmente con insilati e fieni di produzione aziendale, con solo una modesta quota di concentrati (farina di mais, farina di soia, farinaccio, ecc.) a cui si aggiunge un pacchetto di integratori ad hoc. In azienda inoltre sono presenti tre pascoli per un totale di circa 80 ettari, che sono destinati alle manze e alle bufale in asciutta nel periodo che va dal mese di maggio a tutto ottobre. La possibilità di movimento data dal pascolo e la sua rigogliosità agevola il corretto sviluppo psico-fisico delle nostre bufale e sicuramente ne accresce il benessere; solo l’arrivo delle piogge autunnali ci costringe ad abbandonare il pascolo e a farle rientrare in stalla».

Per ottenere i massimi risultati dall’alimentazione i fratelli Migliaccio suddividono la mandria in 4-5 gruppi a seconda delle tipologie di bufale.

«I gruppi di alimentazione – precisa Enrico – sono rappresentati dalle primipare, dalle pluripare “fresche” in alta produzione, dalle “fresche” in bassa produzione e, infine, da 1 o 2 gruppi di bufale in fase di “stanca” ovvero che hanno superato i 180 giorni di lattazione e vanno verso l’asciutta».

Produzione e destinazione latte

L’azienda munge tra un minimo di 400 e un massimo di 550 animali a seconda dei periodi dell’anno e tale operazione avviene attraverso un sistema a tandem da 20 postazioni con riconoscimento elettronico degli animali.

Inoltre l’ausilio di un software collegato alla sala mungitrice consente in tempo reale a un operatore comodamente seduto in ufficio di monitorare tutta la mungitura capo per capo.

Il latte è conferito in parte a un Caseificio che produce Mozzarella di Bufala Campana dop ubicato a Cancello e Arnone (Ce) di cui i Migliaccio sono soci, mentre la parte restante è indirizzata a diversi caseifici (in tutto nove) che apprezzano la qualità del nostro prodotto.

 

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Da sinistra: Donato Chiumiento (Cargill – Purina), Fabio Migliaccio, Stanislao Pellino (Cargill – Purina), Enrico Migliaccio e Giulia Di Matteo (Cargill – Purina).

LA SCHEDA AZIENDALE

Azienda Migliaccio

Località: Carinola (Caserta).

Numero capi: 1.200 capi, tutti iscritti al Libro genealogico.

Produzione di latte: 2.700 kg/capo.

Tipo di allevamento: paddock semicoperti in cemento, 152 gabbie individuali e animali a pascolo da maggio a ottobre.

Superficie aziendale: circa 200 ettari, di cui 100 coltivati in rotazione mais-loietto (o altri erbai), 10 ettari medica, 80 ettari di pascolo e il resto dedicati alle strutture.

Mungitura: due volte a giorno con un impianto tandem da 20 posti.

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 8/2017

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