IGIENE –

I suggerimenti pratici per una razionale gestione del rischio mastiti indicati da Antonio Barberio, dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie

Terapia e prevenzione per una mammella sana

mammella

Come deve impostare, l’allevatore di bovine da latte, un’ottimale gestione delle problematiche sanitarie della mammella dell’animale? Domanda estremamente impegnativa alla quale ha cercato di dare risposte pratiche e operative (iniziativa forse ancor più impegnativa) Antonio Barberio nel corso di un incontro tecnico tenutosi recentemente in Friuli. Barberio è dirigente veterinario dell’Izsve (Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie), sezione di Vicenza. L’incontro era stato organizzato dall’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Ersa Agricola, e si era tenuto presso l’azienda Marianis dell’Ersa a Piancada di Palazzolo dello Stella (Udine).
Le mastiti, ha premesso Barberio, non provocano soltanto una contrazione della produzione di latte, ma anche un  innalzamento della presenza di cellule somatiche (vedi box) nel latte stesso.

Infezioni batteriche 

Le mastiti sono malattie infiammatorie “condizionate” causate da batteri. Nella maggior
parte dei casi sonodovute a infezioni batteriche che si sviluppano in seguito all’esposizione dell’animale a determinati fattori di rischio, fra i quali – ed è per questo che ne parliamo in questo dossier – una cattiva igiene di mungitura.

Comunque: «La mastite è un processo infiammatorio, una reazione di difesa dell’organismo della bovina quando un fattore (ad esempio una invasione batterica) ne altera l’integrità)». Un processo che si sviluppa in quattro fasi: 1. Invasione. 2. Infezione. 3. Infiammazione. 4. Guarigione (oppure, al contrario, cronicizzazione).

Prima fase, invasione. Questa fase si realizza, spiega l’esperto, quando i batteri penetrano nella mammella per via ascendente, attraverso il capezzolo (vedi figura A). «Un fase che dipende da fattori legati ai batteri e da fattori legati alla bovina. Fattori legati ai batteri: numero (carica infettante) e capacità di superare le difese della bovina. Fattori legati alla bovina: lesioni al capezzolo, condizioni dello sfintere del capezzolo.

Seconda fase, infezione. I batteri penetrano nei dotti galattofori e negli alveoli mammari replicandosi attivamente e producendo delle lesioni conseguenti alla liberazione di tossine.

Anche in questo caso si può usare lo schema già usato parlando della fase precedente: «La fase di infezione dipende da fattori legati ai batteri e da fattori legati alla bovina. Fattori legati ai batteri: capacità di diffusione e replicazione in mammella, capacità di resistere al sistema immunitario. Fattori legati alla bovina: capacità del sistema immunitario di inibire la moltiplicazione batterica».

Terza fase, infiammazione. L’infiammazione, continua l’esperto veneto, è la reazione dell’organismo indotta dalla presenza dei batteri. Si compone di tre momenti: vasodilatazione, migrazione dei leucociti, fagocitosi dei batteri.

Quarta fase, guarigione o cronicizzazione. In seguito alla risposta immunitaria dell’organismo della bovina infettata, dice ancora Barberio, si possono verificare questi eventi:

– Guarigione completa dell’animale: quando la risposta immunitaria è stata rapida ed efficace.

– Guarigione con fibrosi di parte del quarto o di tutto il quarto: quando la risposta immunitaria è stata efficace nell’eliminare i batteri ma non sufficientemente rapida da evitare danni permanenti al tessuto mammario.

– Cronicizzazione: si verifica quando la risposta immunitaria riesce a circoscrivere il focolaio di infiammazione ma non a eliminare l causa del processo.

Epidemiologia

Si distinguono principalmente due forme di mastite con modalità di insorgenza diversa, ha continuato Barberio: mastiti contagiose e mastiti ambientali. Le mastiti contagiose «sono causate da batteri in grado di sopravvivere esclusivamente o prevalentemente nella mammella. La via di trasmissione è il latte della bovina infetta, nel quale sono presenti i batteri che determinano l’insorgenza della malattia».

Le mastiti ambientali, invece, sono causate da batteri che vivono e si replicano nell’ambiente di stabulazione delle bovine. La malattia compare quando aumenta il numero di batteri nell’ambiente o calano le capacità di difesa della bovina. In alcuni casi l’infezione può essere veicolata anche da insetti (mastite estiva).

I sintomi

I sintomi delle forme iperacute, sempre secondo la trattazione di Barberio, sono questi:

– Sintomi generali: febbre, abbattimento

– Mammella gonfia, fredda, pelle rossa e poi bluastra.

– Latte diventa sieroso rossastro e con bolle di gas.

– Si può avere perdita del quarto o morte dell’animale.

– Sono causate solitamente da E. coli o da alcuni ceppi di Staphylococcus aureus.

Mastiti cliniche: i sintomi delle forme acute e croniche sono invece questi:

– Lesioni localizzate alla mammella senza sintomi generali.

– Mammella gonfia, spesso dura, possono essere presenti ascessi. Presenza di dolore al tatto.

– Alterazione del secreto mammario: fioccosità, presenza di grumi, catarro, pus o sangue; aumento o riduzione della viscosità; colore citrino, brunastro, rosato.

– Si può avere perdita di parte del tessuto mammario e cronicizzazione.

– In caso di cronicizzazione presenza di noduli fibrosi nel tessuto mammario.

Abbiamo infine le cosiddette mastiti subcliniche, per le quali non ci sono sintomi visibili, ma ugualmente si registrano situazioni oggettive come un aumento delle cellule somatiche, una riduzione della produzione di latte, un peggioramento delle caratteristiche reologiche del latte (minore caseina, difficoltà di coagulazione).

Diagnosi, terapia, controllo

La diagnosi, dice ancora Barberio, può esser fatta in stalla o in laboratorio. La diagnosi in stalla può consistere nell’esame clinico della mammella, nel California mastitis test (Cmt), nella rilevazione della conducibilità del latte.

La diagnosi in laboratorio invece può prevedere la conta delle cellule somatiche, l’esame microbiologico del latte, l’antibiogramma.

Dalla diagnosi alla terapia. La terapia, continua l’esperto veneto, può essere antibiotica o di sostegno. Nel primo caso può essere locale (inoculazione degli antibiotici in mammella) o sistemica (inoculazione per via generale), si può effettuare in lattazione o in asciutta, richiede sempre di fare l’antibiogramma.

La terapia di sostegno, invece, prevede l’impiego di antinfiammatori e antipiretici, l’uso di reidratanti, lo svuotamento frequente della mammella.

In ogni caso è importante il “controllo” delle mastiti: prima di tutto per il rispetto delle normative (il regolamento Ce n.853/2004 prevede che la presenza di cellule nel latte di massa sia inferiore a 400.000/ml), poi perché in caso di mastiti il latte presenta alterazioni dei componenti che pregiudicano la caseificazione, infine perché con le mastiti aumentano i costi dell’allevamento («minore produzione di latte, riduzione del prezzo del latte, acquisto di farmaci, gestione dei trattamenti…»).

Esempio di contromisure in caso di infezioni di contagiosi: A) Identificazione degli animali infetti mediante esame microbiologico del latte. B) Formazione di due gruppi di mungitura, animali sani e animali infetti: questi ultimi vanno munti alla fine. C) Terapia antibiotica degli animali infetti. D) Eliminazione dei soggetti cronici.

Mastiti e mungitura

Tutte queste premesse hanno infine portato Barberio a toccare l’argomento del nostro dossier, la mungitura. Tra i fattori di rischio, infatti, assumono grande rilievo questi quattro: l’impianto di mungitura, l’igiene di mungitura, le condizioni fisiche delle vacche, l’igiene degli ambienti di stabulazione.

Impianto di mungitura. Come gestire dunque l’impianto di mungitura, a questi fini? Barberio suggerisce almeno tre tipi di precauzioni: effettuare almeno una volta l’anno il controllo periodico statico e dinamico; fare una manutenzione accurata, con la sostituzione delle parti di usura, ad esempio le guaine; osservare scrupolosamente le procedure di pulizia e disinfezione.

Igiene di mungitura. Questo secondo fattore di rischio, l’igiene di mungitura, si affronta mantenendo pulita la mammella, effettuando una attenta osservazione dei primi getti di latte (vedi foto), rispettando i tempi per attacco del gruppo, evitando la sovramungitura. Inoltre bisogna sempre eseguire il post dipping, e con prodotti idonei. Infine è importante che l’operatore non effettui altri lavori durante la mungitura.

Condizioni fisiche delle vacche. In questo terzo punto i consigli pratici di Barberio prevedono di evitare un rimescolamento troppo frequente dei gruppi, di evitare cambi di orario nella mungitura, di fornire buone condizioni di ventilazione, di curare il rapporto con gli animali, di fornir loro una alimentazione razionale.

A proposito di alimentazione: «Una alimentazione erronea delle bovine riduce le capacità di difesa dell’animale, ma non è sufficiente da sola a determinare l’insorgere di una mastite».

Igiene degli ambienti di stabulazione. Ultimo capitolo della prevenzione della mastite l’igiene ambientale. Servono costruzioni zootecniche razionali, avverte Barberio. Per la lettiera bisogna utilizzare materiali idonei, per esempio evitare materiali molto fermentescibili. Evitare un eccessivo carico di animali. Disporre di una buona e omogenea ventilazione. Infine è cosa utile cercare di mantenere in piedi gli animali almeno per un’ora dopo la mungitura.


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