La possibilità di commettere errori è sempre presente, nello svezzamento della vitella da latte. Le conseguenze vanno dal mancato sviluppo del rumine alla depressione del sistema immunitario.La prevenzione ancora secondo i ricercatori statunitensi

Salute. Quando errori nutrizionali portano a patologie

IZ_14_17_vitello_svezzamento

Gli allevatori del Nord America scelgono di svezzare le vitelle basandosi, nel 43% dei casi, sull’età dell’animale, nel 26,9% dei casi sul consumo volontario di cereali e nel 26,4% dei casi sul peso vivo raggiunto. Si tratta dei risultati di un’indagine condotta nel corso del National Dairy Heifer Evaluation Project, con la partecipazione del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda). Il Progetto ha poi condotto all’elaborazione di linee guida per ottimizzare la crescita e agevolare lo svezzamento delle vitelle, grazie alla collaborazione di varie Associazioni di allevatori statunitensi (Aabp, Adsa, Afia). Le linee guida si soffermano su cinque punti critici dell’alimentazione delle vitelle (colostro, latte e suoi sostitutivi, acqua, mangime starter e foraggio) che racchiudono le maggiori possibilità di errore. In particolare, gli ultimi tre aspetti possono compromettere il periodo dello svezzamento, con conseguenze a lungo termine sulla carriera della lattifera (A guide to dairy calf feeding and management, Optimizing rumen development and effective weaning, 2003, edito da Bamn, Bovine Alliance for Management and Nutrition, Usa).

Rumine e razione

Gli errori alimentari nel corso dello svezzamento possono danneggiare il vitello se vi è stata una pregressa cattiva preparazione dello sviluppo del rumine. Nella delicata fase di transizione alimentare (dalla seconda o terza settimana di età fino allo svezzamento) viene introdotto nella dieta alimento solido, per innescare le prime fermentazioni ruminali. In questo periodo, il vitello consuma latte o suoi succedanei, mangime starter ed acqua, ed il rumine si sviluppa sulla base della dieta fornita. I principali responsabili dello sviluppo del rumine sono gli acidi grassi volatili o VFA (acetato, propionato e butirrato) che si producono a partire dai carboidrati introdotti con il mangime starter ed apportano energia. Il foraggio, in particolare il fieno, contiene carboidrati complessi che il rumine del vitello non svezzato non è in grado di fermentare correttamente. Per questo, le linee-guida Bamn sconsigliano di somministrare fieno ai vitelli non svezzati al di sotto delle 8-10 settimane d’età, sebbene sia una pratica diffusa in alcuni allevamenti. La somministrazione di foraggio o fieno, infatti, rallenta lo sviluppo del rumine e riduce il contenuto energetico della razione. La scelta ideale, secondo gli esperti delle varie associazioni Usa, consiste nel fornire piccole quantità di fibra solo se il vitello consuma in grande quantità il mangime starter, al fine di prevenire il timpanismo del rumine o dell’abomaso.

Ruolo della fibra

La ragione per cui il fieno è sconsigliato nei vitelli molto giovani è riferita da Hugh Chester-Jones (Professore del Department of Animal Sciences) e da Neil Broadwater (Extension Educator) dell’ Università del Minnesota (Usa). Il fieno non apporta una grande quantità di energia ed il suo effetto è principalmente meccanico, in quanto “sfrega” contro le pareti del rumine e impedisce alle papille ruminali di ricoprirsi di uno spesso strato di cheratina, che ostacola l’assorbimento delle sostanze nutritive. Nel vitello non svezzato, il principale obiettivo è promuovere lo sviluppo dell’epitelio e delle papille ruminali fornendo soprattutto mangime starter. La somministrazione del fieno è controproducente, al momento dello svezzamento, se il rumine non è stato adeguatamente preparato, in quanto occupa spazio e non apporta elementi nutritivi. Anche nel caso dello svezzamento precoce (4-5 settimane d’età), il fieno andrebbe introdotto non prima delle 6-7 settimane di vita (H. Chester-Jones e N. Broadwater, Calf Starters, 2009, presentazione al Minnesota Dairy Days Workshop, Università del Minnesota, Usa).

Foraggio: sì o no?

Se il fieno viene introdotto troppo presto nella razione del vitello non svezzato, una conseguenza è un accrescimento inadeguato. Ciò accade anche se l’età è corretta, ma contemporaneamente il consumo di starter è limitato. Un’altra conseguenza è uno sviluppo del rumine insufficiente, a causa della scarsa produzione di acidi grassi volatili. Se si procede comunque allo svezzamento, si assiste all’incapacità del vitello di digerire ed assimilare la nuova razione. Una fonte di fibra prima dello svezzamento è sempre controproducente? Secondo i due professori del Minnesota tutto dipende dal regime alimentare seguito nelle settimane che precedono e accompagnano lo svezzamento e riportano i risultati di due ricerche svolte in Nord America. In uno studio condotto in Minnesota, ai vitelli venne somministrata una dieta contenente mangime starter pellettato (17,4 % di Proteina Grezza e 35,1% di Fibra Neutro Detersa) e una quota variabile di farina di foglie d’erba medica (0, 12,5 e 25%). Come risultato, all’aumento del contenuto di farina di erba medica corrispondeva una diminuzione dell’efficienza alimentare e del consumo volontario,tuttavia non sono state rilevate differenze nell’incremento ponderale. In un’altra ricerca condotta presso la Iowa State University, i vitelli alimentati con una dieta a base di starter contenente fiocchi di mais grossolani e fieno di bromo ungherese trinciato a 8-19 mm (7,5%) hanno presentato una migliore performance di accrescimento e di produzione di acidi grassi volatili (H. Chester-Jones e N. Broadwater, Calf Starters, 2009, presentazione al Minnesota Dairy Days Workshop, Università del Minnesota, Usa).

Acidosi in agguato

La somministrazione di fieno prima dello svezzamento può prevenire la comparsa di una patologia legata alla dieta starter non corretta: l’acidosi ruminale. Il professor James D. Quigley (Department of Animal Sciences, Università dell’Iowa, Usa) spiega come i vitelli possano sviluppare una forma di acidosi ruminale subacuta (Sara) a seguito di errori alimentari, nel corso dello svezzamento. La Sara si può manifestare quando il pH ruminale raggiunge un valore convenzionale di 5,8, tuttavia in molti vitelli tale valore si presenta frequentemente. Quigley ritiene che l’acidosi subacuta si verifica se il pH si mantiene a valori inferiori a 5,6 – 5,8 per lunghi periodi. Il professore statunitense riferisce i risultati di uno studio condotto presso l’Università del Tennessee (Usa) e cui ha partecipato, condotto su alcuni vitelli che sono stati alimentati con una dieta convenzionale a base di succedanei del latte e starter pellettato e svezzati a 8 settimane. La misurazione del pH ruminale a due ore dopo il pasto ha mostrato un declino progressivo nel corso delle settimane, fino a giungere a 5, intorno alla dodicesima settimana d’età. In pratica, già a 2 settimane di vita i vitelli presentavano acidosi ruminale subacuta (Figura 1). In un secondo studio si è osservato che il pH scendeva rapidamente subito dopo il pasto e si manteneva a valori critici per circa 10 ore (Figura 2). Le ragioni di tale situazione – molto diffusa nei vitelli sottoposti a diete convenzionali – sono di origine alimentare, secondo Quigley. L’acidosi può essere favorita da una razione ricca di zuccheri e amidi rapidamente fermentescibili, dall’inattivazione della popolazione protozoaria quando il pH scende sotto a 6,0, dalla cheratinizzazione delle papille ruminali (a causa della scarsità di fibra efficace) che riduce l’assorbimento degli acidi grassi volatili, dalla scarsa produzione di saliva e dal mancato effetto tampone (J.D. Quigley, Subacute rumen acidosis in calves, 2012, www.milkproduction.com).

Un aiuto dal fieno

Anne Hermen Laarman, ricercatrice del Department of Animal, Food and Nutritional Science dell’Università di Alberta (Canada) ha condotto uno studio sul ruolo del fieno, nel prevenire la Sara al momento dello svezzamento. Si è rilevato che la somministrazione di 0,08 kg/giorno di fieno aiuta a mantenere il pH ruminale al di sopra dell’area di rischio (5,8), specialmente quando i vitelli sono alimentati con una miscela di starter e succedanei del latte (Figura 3). La spiegazione, secondo la ricercatrice canadese, risiede nella prolungata masticazione della fibra, che determina un aumento nella produzione di saliva e conseguente effetto tampone sul pH ruminale (A.H. Laarman e colleghi, Effect of calf starter on rumen pH of Holstein dairy calves at weaning, pubblicato sul Journal of Dairy Science vol. 94, 2011).

Meteorismo

Un altro problema legato ad una dieta da svezzamento errata è il timpanismo ruminale cronico. Accade nei vitelli, dalle 8 settimane di vita in poi, che vengono privati del latte o suoi succedanei e ricevono una razione a base di pellettato senza una concomitante fonte di fibra, come il fieno. Può essere colpito il 10% o più dei vitelli e la sindrome si manifesta, meno frequentemente, anche nei soggetti alimentati con insilati e cereali, in assenza di un’adeguata fonte di fibra. Il meteorismo è cronico e si aggrava dopo ogni pasto, anche a causa della tendenza a bere grandi quantità di acqua, dopo aver ingerito la razione. Questa sindrome non deve essere confusa con la dislocazione abomasale a sinistra né con il timpanismo ruminale che colpisce i vitelli molto giovani e nella cui eziologia sono invece coinvolti dei batteri o un malfunzionamento della porzione toracica del nervo vago (Thomas J. Divers, Rebhun’s Diseases of dairy cattle, 2008, edito da Elsevier).

Diarrea da svezzamento

Gli esperti che collaborano con il servizio Nadis (National Animal Disease Information Service, Gran Bretagna) mettono in guardia da un problema sanitario che colpisce i vitelli nel periodo dello svezzamento: la diarrea. Si tratta di una sindrome che si sta diffondendo negli allevamenti e che si manifesta poco dopo la stabulazione collettiva, specialmente se i vitelli erano stabulati precedentemente in gabbie singole all’aperto. La diarrea è abbondante e verdastra, il manto è sporco, ma i vitelli non mostrano gravi segni di disidratazione e conservano l’appetito. La morbilità è alta e la mortalità è molto bassa. Purtroppo ne consegue un rallentamento dell’incremento ponderale, che si ripercuote poi sulla carriera della manza. La causa di questa forma diarroica è multifattoriale e ne sono escluse le forme infettive e parassitarie. Errori di management, cause ambientali e fattori nutrizionali concorrono alla comparsa di questa forma diarroica, per la quale le terapie a base di antibiotici, coccidiostatici e reidratanti sono inutili. Da un punto di vista alimentare, per prevenire tale sindrome gli esperti del Nadis consigliano di limitare l’uso di mangimi pellettati che fermentano rapidamente nel rumine e la somministrazione di soia trattata termicamente (Peri-weaning diarrhoea, Nadis, www.cattlesite.com).

Calo delle difese immunitarie

Gli errori alimentari nel corso dello svezzamento possono favorire la comparsa di patologie più complesse, come descritto dalle professoresse Sheila M. McGuirk (Medical Science) e Pamela Ruegg (Dairy Science), presso l’Università di Wisconsin-Madison (Usa). Nel corso dello svezzamento, gli errori nella somministrazione dello starter e dell’acqua, in condizioni di igiene precaria, favoriscono un calo delle difese immunitarie, per cui i vitelli divengono più suscettibili a malattie infettive, in un periodo in cui lo stress è elevato. Ogni cambio di alimentazione è fonte di stress, per questo si raccomanda di mantenere lo stesso tipo di alimento, una volta introdotto. Ad esempio, è un errore eliminare il latte e suoi succedanei, poi reintrodurli, così come proporre lo starter poi eliminarlo, se il vitello non lo gradisce. Il rischio di questo programma è che il vitello possa selezionare ed ingerire solo l’alimento più gradito. Al momento dello svezzamento il vitello potrebbe ingerire meno mangime di quello necessario a coprire i suoi fabbisogni. A causa dello stress, della depressione del sistema immunitario e del deficit energetico, si può così assistere sia ad un rallentamento dell’incremento ponderale sia ad una maggior incidenza di patologie a carico dell’apparato respiratorio e gastro-intestinale (S. M. McGuirk e P. Ruegg, Cakf diseases and prevention, 2011, www.extension.org).

Allegati

Scarica il file: Salute. Quando errori nutrizionali portano a patologie

Pubblica un commento