Robot di mungitura / DeLaval – Cremonesi

Cremonesi: “Nessuna difficoltà nell’adattamento delle bovine”. Un allevamento classico, una scelta imprenditoriale all’avanguardia: installati due robot di mungitura. Tra gli obiettivi l’aumento del numero dei capi


Roberto e Gerolamo Cremonesi, con il figlio del primo.

Molto spesso, in Italia, il passaggio al robot di mungitura risponde a una carenza di personale: per le dimissioni del mungitore, oppure problemi con il medesimo, per esempio. Un altro momento in cui un’azienda rivoluziona il sistema di mungitura è quando si presenta la necessità di intervenire sulla sala, perché obsoleta o insufficiente per le dimensioni della mandria. Quest’ultimo è, almeno in parte, il caso dell’azienda di cui vi parleremo nelle prossime pagine e che ha deciso, adottando i robot, di cambiare la routine di mungitura, ma anche di aumentare la dimensione della mandria per mettere in sicurezza i bilanci della stalla.

I fratelli Cremonesi – Roberto e Gerolamo, cui si aggiungono i figli – sono i tipici allevatori italiani: un centinaio scarso di capi a Offanengo (Cr), 50 ettari di terreno da cui ricavano gran parte degli alimenti e la classica suddivisione dei compiti: uno in campagna, Roberto, e l’altro, Gerolamo, responsabile della stalla.

Pochi problemi sanitari ma, di contro, una stalla piuttosto datata. “La struttura fu pensata, originariamente, per tori da carne ed è stata successivamente adattata alle vacche con la costruzione della sala di mungitura, una 5+5 in linea. Tuttavia, due anni fa, quest’ultima aveva bisogno di lavori e dunque si profilava un investimento anche importante”, ci spiega Roberto.

A questo punto, i fratelli decidono per un cambiamento radicale, anche perché i Cremonesi vorrebbero aumentare il numero di capi: “Abbiamo ancora una pensilina libera, sufficiente per un’altra ventina di vacche e abbiamo pensato che arrivando a 120 avremmo avuto una produttività più stabile e interessante”, sottolinea l’allevatore.

La svolta nel dicembre del 2013

Detto fatto, dopo aver passato in rassegna varie possibilità, i Cremonesi decidono di convertirsi al robot: realizzano un locale adiacente alle pensiline e nel dicembre del 2013 le nuove macchine entrano in funzione.

“La scelta di dove collocare i robot ha preso parecchio tempo. Abbiamo fatto uno studio accurato, considerando tutte le possibilità. Alla fine abbiamo optato per una installazione “esterna”, ovvero in testa ai due box principali. Abbiamo preferito questa soluzione all’inserimento dei robot all’interno della stalla, perché in questo modo siamo facilitati nell’accesso alle macchine. In altre parole, quando passiamo dal cortile possiamo entrare nella sala di controllo e verificare facilmente che tutto si a posto senza disturbare gli animali”.

Previsioni di ampliamento

I Cremonesi scelgono di investire su DeLaval e acquistano due macchine dell’ultima generazione: dal momento che ciascuna di esse è in grado di gestire una sessantina di capi, lavoreranno in pieno agio per i primi tempi, ma hanno potenzialità sufficiente a consentire il programmato ampliamento della mandria. “Ora stiamo ammortizzando la spesa dei robot e completando la necessaria riorganizzazione della mandria, ma tra breve partiremo con l’incremento dei capi. Stiamo fecondando le manze con seme sessato e quindi le nuove nascite dovrebbero essere prevalentemente femminili. Non abbiamo intenzione, infatti, di acquistare vacche all’esterno ma di procedere con la rimonta interna”, spiega Roberto Cremonesi.

La mandria, attualmente, è costituita da un’ottantina di capi di frisona, cui se ne aggiungono quindici circa di pezzata rossa italiana. “Abbiamo fatto questa scelta soprattutto perché ci piace questa razza e anche, naturalmente, per la qualità del latte che produce. Per contro – continua l’allevatore – le rosse hanno più problemi di irregolarità della mammella e questo, chiaramente, con il robot è un limite”.

Due soli scarti

L’affermazione di Cremonesi ci porta a parlare dei robot DeLaval: come si sono comportati in stalla? E come gestiscono le mammelle problematiche? “Direi molto bene – interviene Gerolamo Cremonesi – dal momento che abbiamo avuto soltanto due scarti per questa causa. Si trattava di due animali che avevano i capezzoli posteriori praticamente attaccati e dunque era difficile, per il braccio del robot, agganciare gli elementi. Per il resto, non ci sono state difficoltà, nemmeno per l’adattamento degli animali. Devo dire che, prima di iniziare, non pensavo che sarebbe stato così facile”.

Un periodo di transizione comunque c’è stato, e chiaramente non è stato dei più semplici. “I primi due giorni, lo confesso, sono stati molto complicati, perché gli animali non erano abituati a farsi mungere da un braccio meccanico. Comunque, già dopo una settimana la situazione era migliorata e dopo sei mesi l’intera mandria si poteva considerare completamente convertita”.

A dare le maggiori difficoltà come ovvio, gli animali più vecchi. “Con le manze non ci sono stati particolari ostacoli: è bastato indirizzarle un paio di volte al robot. Certi animali anziani, molto abituati alla sala, invece hanno fatto più fatica; del resto, era previsto ed è stata anche l’occasione per scartarne alcuni, ringiovanendo un po’ la stalla”. Il che, continuano i fratelli Cremonesi, ha portato benefici nella qualità del latte: “Con l’eliminazione delle vacche più vecchie, le cellule hanno iniziato immediatamente a scendere, una tendenza tuttora in atto”, ci dice Gerolamo.

Più lavoro umano, più soddisfazioni

Un altro significativo vantaggio del robot è l’incremento produttivo, che i due allevatori collocano al 7% circa: “La media del 2014 rispetto al 2013 dice chiaramente che abbiamo avuto una maggior produzione del 7%. Per contro, si è abbassato dello 0,1% il livello dei grassi”.

Il latte dei Cremonesi resta comunque un prodotto ben equilibrato: 3,12% di grassi, 3,26 di proteine e quota cellule a 200mila. Questo, almeno, secondo i rilievi di inizio luglio, ma gli allevatori spiegano che i dati rispecchiano abbastanza fedelmente la tendenza dell’intera stagione.

Resta un ultimo elemento da valutare: l’impatto sul lavoro umano. “In realtà, noi lavoriamo più di prima, non avendo più il mungitore. Chiaramente però è un tipo di lavoro diverso. Alla mattina spendiamo circa un’ora e mezza in stalla per il controllo dei calori, la verifica delle mastiti e l’avviamento al robot degli animali in ritardo. Poi, come ho spiegato, quando passiamo dal cortile, durante la giornata, diamo comunque un’occhiata”.

Per una miglior gestione delle vacche problematiche i Cremonesi hanno preferito il sistema semi-libero (vedi box). In pratica, prima delle postazioni di mungitura è presente una sala di attesa a senso unico: una volta entrati, gli animali non possono più uscire se non passando attraverso i robot. “Questo ci facilita nel lavoro mattutino, dal momento che basta spingere gli animali in ritardo nella pre-sala”, dice Roberto Cremonesi.

A controllare il tutto, ovviamente, pensa l’elettronica. Grazie al collare di cui è dotato ogni animale, il robot riconosce la vacca e registra tutti i dati di mungitura, oltre ad anomalie varie, come mastiti o possibili calori.

Sul terminale della sala di controllo questi problemi sono ben evidenziati e pertanto gli addetti possono, con una semplice occhiata, rendersi conto della situazione dell’intera mandria. “L’elettronica è molto sofisticata e fornisce un gran numero di informazioni. È positivo, però, che le cose basilari siano ben evidenti e facili da trovare”.

Animali tranquilli

“Tra le cose che ci piacciono di più – continuano gli allevatori – c’è la gestione automatica del frigo: quando arriva il camion, il sistema blocca i robot per permettere lo svuotamento oppure, se c’è un animale in mungitura, non dà all’addetto il permesso di scaricare il latte finché l’operazione non è terminata. Mentre è in stallo, inoltre, il robot esegue uno dei due lavaggi profondi richiesti durante la giornata, dopodiché ritorna operativo”.

L’altro aspetto che più convince i Cremonesi è, come sempre, lo stato della mandria: “Dopo il primo periodo di adattamento, in cui erano spaventati dal braccio robotizzato, gli animali sono molto tranquilli, anche più di quando erano munti con il vecchio sistema. E un animale tranquillo, naturalmente, ha meno problemi, in ogni campo”.

 

SCHEDA AZIENDALE

Denominazione: Azienda Cremonesi.

Località: Offanengo (Cr).

Mandria: circa 80 capi di frisona, circa 15 di pezzata rossa italiana.

Coltivazioni: 50 ettari, da cui si ricavano gran parte degli alimenti per i bovini.

Robot di mungitura: due macchine della DeLaval.

Collocazione dei robot: “esterna” alla stalla, ovvero in testa ai due box principali.

 

UNA RAZIONE TRADIZIONALE

I fratelli Cremonesi producono internamente la maggior parte degli alimenti per i loro animali. Coltivano infatti una cinquantina di ettari: 20 con prato stabile e una trentina di mais, trasformato in trinciato, pastone integrale e, in parte, in granella, che in forma di farina sostituirà il trinciato quando quest’ultimo si esaurisce. “La nostra razione è molto semplice e tradizionale: una ventina di chili di trinciato, parzialmente sostituito, in inverno, dal pastone integrale, poi 5 kg di fieno, mischiando i vari tagli e dando anche, finché c’è, del fieno insilato. Infine, 6 kg di nucleo”.

L’adozione del robot, concludono gli allevatori, non ha richiesto nessun intervento sulla razione: “Alla ricetta di base si aggiunge soltanto il piccolo quantitativo di mangime che il robot distribuisce alle vacche come incentivo alla mungitura, differenziando il dosaggio in funzione della produttività”.


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