Dossier: dalla ricerca –

Il metodo di valutazione delle condizioni di benessere dell’animale alla catena messo a punto dal Centro di referenza nazionale sul benessere animale di Brescia.

Benessere bovino nell’allevamento a posta fissa

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Negli ultimi decenni, il rispetto e la protezione degli animali da reddito hanno assunto un interesse sempre maggiore da parte dell’opinione pubblica e queste attenzioni sono ritenute necessarie in una società moderna e avanzata come quella attuale.
I consumatori tendono ad associare allo stato di benessere dell’animale la salubrità e la qualità dei prodotti derivanti, identificando in uno scadente livello delle condizioni di vita con un rischio per la salute dello stesso e sulla sicurezza alimentare.
Ricerche di mercato evidenziano che l’87% dei consumatori ritiene importante il benessere animale (Kjaerness U., 2009) pertanto è una attenzione che la filiera produttiva del latte e della carne bovina non può ignorare.
Il punto di partenza per definire il benessere degli animali da reddito è senz’altro il rispetto delle 5 libertà, definite nel dicembre del 1979 dal rapporto Inglese del Fawc (Farm Animal Welfare Council), ovvero la libertà dalla fame e dalla sete, dai disagi ambientali, dal dolore e dalle malattie, dallo stress e dalla paura e di poter manifestare il proprio repertorio comportamentale.
L’allevamento a stabulazione fissa, fino a qualche decennio fa, considerato come il tipico sistema di stabulazione dei bovini, sia per i grandi allevamenti di vacche da latte, che per quelli da carne, da lavoro o da ingrasso, prevede che l’animale sia vincolato alla sua posta, con una catena che gli permette esclusivamente i movimenti necessari per mangiare, bere e sdraiarsi. In questa situazione, è facilmente comprensibile come non possa muoversi in uno spazio sufficiente in compagnia dei conspecifici e manifestare il proprio pattern comportamentale pertanto, questo tipo di stabulazione non soddisfa una delle “cinque libertà fondamentali degli animali”.

 

 

La Ue non ha trovato soluzioni


La mancanza di libertà di movimento e di espressione dei comportamenti naturali hanno reso difficile la definizione e la regolamentazione di un livello minimo di benessere da garantire; la Comunità Europea infatti, non ha ancora trovato soluzioni che possano risolvere il problema, rinviando la stesura di una norma specifica per l’allevamento del bovino adulto. Le attuali norme che regolano il benessere degli animali da reddito si distinguono in verticali, rivolte verso la singola specie o categoria di animali, e orizzontali, che riguardano invece tutte le specie allevate.
Per la specie bovina sono state prodotte norme specifiche solo per il vitello (Dir. 2008/119/CE recepita con il D.L.vo 126/2011), mentre mancano specifici riferimenti normativi per l’animale adulto (oltre i 6 mesi).
Per quest’ultimo, dal punto di vista normativo, ci si deve riferire alla Direttiva 98/58/CE (recepita in Italia con il D.L.vo 146/2001) che regolamenta in generale la protezione di tutte le specie allevate e nella quale non è previsto il divieto di mantenere un animale legato alla catena per tutta la vita.

 

 

 

Media poco coinvolti


In realtà, un altro fattore che non rende urgente la stesura di una norma ad hoc è rappresentato dall’opinione pubblica, a nostro giudizio non molto sensibile a questa mancanza di libertà. Ad esempio, i media hanno spesso riportato le proteste verso l’allevamento dei volatili in gabbia, oppure verso gli animali all’ingrasso stabulati in spazi ridotti che ne limitano il movimento (suino, vitello, coniglio) ma, raramente, hanno espresso l’insofferenza sociale verso la condizione di molti bovini adulti allevati costantemente legati alla catena. Questa minore sensibilità è probabilmente da ricondurre al fatto che, da oltre 5mila anni, la presenza del bovino allevato alla catena accompagna la vita dell’uomo, a tal punto che nemmeno il consumatore moderno la considera una violazione della condizione di benessere. Ciononostante, anche se questa tipologia di allevamento è una realtà difficilmente modificabile, non è possibile considerarla normale o naturale per l’animale ed è quindi compito della comunità scientifica studiare le soluzioni atte a risolvere la situazione.

La mancanza di movimento

Tra i fattori negativi della stabulazione a posta fissa indubbiamente quello preponderante è la mancanza della possibilità di muoversi e numerosi studi sull’argomento confermano tale criticità.
Già Melizi nel 1985 dimostrò che un esercizio regolare nelle bovine legate è in grado di aumentare il tono muscolare e la crescita ossea negli animali in accrescimento, prevenendo problemi alle gambe e ai piedi. Sulla stessa linea Philips (2002) e Popescu et al. (2013) evidenziano come le bovine a stabulazione fissa sono predisposte a problemi locomotori e devono muoversi per restare in migliori condizioni di salute.
Un regolare esercizio fisico , riduce la concentrazione degli acidi grassi non esterificati nel sangue, il che implica una diminuzione di problemi metabolici e digestivi (Adewuyi et al., 2006) e facilita le azioni fisiche per alzarsi e sdraiarsi (Gustafson and Lund-Magnussen, 1995) riducendo la percentuale di soggetti che assumono posizioni anomale (Haley et al., 2000) come quella del cavallo (Mortensen, 1971), vedi figura 1. In merito, Ladewig e Von Borell (1988) hanno calcolato che le vacche a stabulazione libera, per completare il movimento atto a coricarsi, impiegano 9 secondi contro i 59 necessari agli animali legati.
Infine, un ulteriore problema collegato alla stabulazione fissa è dato dalla comparsa in alcuni soggetti delle cosiddette «spalle aperte» (vedi foto 2). Si tratta di una postura anomala, in cui la punta della spalla si presenta portata all’esterno, accompagnata da una chiusura del gomito. Il fenomeno è da collegarsi ad una lassità del legamento soprascapolare e una minore tonicità dei muscoli propri della regione, problema assente in bovine allevate a stabulazione libera (Klotz, 2008), probabilmente perché in questa condizione l’animale non è costretto da eseguire movimenti anomali per sollevarsi o coricarsi (Mattiello, 2008).

Le altre criticità


 

 

Oltre al problema del mancato movimento, la stabulazione a posta fissa presenta altre criticità collegate all’impossibilità di sviluppare comportamenti naturali.

 

Infatti, le vacche non riescono ad esprimere atteggiamenti quali il grooming (atteggiamento che comporta il mantenimento della pulizia e dell’igiene di se stessi o di altri consimili) e le azioni connesse ad interazioni sociali che i bovini evidenziano quando ne hanno l’opportunità (Phillips, 2002).
Sempre analizzando i comportamenti naturali, lo svolgimento del parto, soprattutto quando non controllato ed assistito, è sicuramente uno dei momenti più stressanti per la vita della bovina, che non può assumere posture adeguate e naturali, spesso è costretta a coricarsi su superfici dure e sconnesse (ad esempio nella zanella) ed inoltre, non riesce a girarsi per prestare le prime cure al vitello. Quest’ultimo potrebbe inoltre cadere nel corridoio o allontanarsi, causando ulteriore stress alla madre che non potrebbe esprimere i comportamenti naturali di interazione con esso.
Anche dal punto di vista della fertilità, le bovine allevate a stabulazione fissa esprimono meno i segnali collegati all’estro rispetto a quando sono in stabulazione libera. L’allevamento a posta fissa è collegato ad un aumento della la comparsa di stereotipie da ricondursi alla mancanza di stimoli. Tra queste soprattutto il «gioco con la lingua» e il «gioco con l’acqua» (Albright e Arawe, 1997). Se si analizzassero tutti gli aspetti connessi al benessere del bovino allevato a posta fissa, sicuramente si confermerebbero i citati aspetti negativi ed anche altri, ma non si può nascondere che esistono alcune condizioni positive. Secondo Miller e Wodd-Gush (1991) il maggior numero di aggressioni nell’allevamento bovino sono una conseguenza della competizione per il cibo nei pressi dell’area di alimentazione e aumentano se vi è restrizione di accesso al cibo preferito, o quando lo spazio per l’alimentazione è scarso (Boe and Faerevik, 2003). Con la stabulazione a posta fissa tali condizioni sono di fatto impedite e quindi si riducono le aggressioni tra gli animali.
Un ulteriore aspetto positivo si potrebbe collegare alla più facile gestione delle cure individuali fornite all’animale (Efsa, 2009). Inoltre, nelle stalle con la posta fissa, avendo un ridotto livello di meccanizzazione, diventano necessari maggiori contatti con l’uomo garantendo da un lato un maggior controllo delle condizioni sanitarie e, dall’altro, un rapporto uomo-animale più stretto che riduce la paura e lo stress generati dalla relazione. Questa vicinanza, entro certi limiti, può anche essere in grado di supplire eventuali vincoli di tipo strutturale (Mattiello, 2008).

Permettere un esercizio quotidiano

Alla luce di quanto detto, l’allevamento della vacca da latte a posta fissa potrebbe essere compatibile con un livello di benessere accettabile solo nel caso in cui sia possibile l’utilizzo di strutture e spazi in grado di permettere agli animali un esercizio quotidiano.
Per questo, il tentativo dell’Europa di regolamentare il benessere del bovino adulto, espresso attraverso le numerose bozze normative (l’ultima nel 2009) dice: “Dovrebbe essere data agli animali la possibilità di stare all’aperto, in un recinto, preferibilmente ogni giorno e, quando è possibile, di andare al pascolo. Vacche e manze dovrebbero poter pascolare per non meno di 60 giorni all’anno. A vacche e manze che vengono tenute legate viene concesso un esercizio giornaliero”. Ancora: “Divieto della presenza di impianti a stabulazione alla posta in strutture di nuova costruzione e in quelli ristrutturati”.
Se da una parte il legislatore europeo ha incontrato numerose difficoltà nel redigere una norma che faccia rispettare i requisiti minimi di benessere nell’allevamento bovino, dall’altra la comunità scientifica, attraverso l’Efsa (European Food Safety Authority) e il gruppo di ricerca del progetto Welfare Quality, ha cercato di definire quali sono i principali fattori di rischio collegati alla stabulazione libera e fissa cercando di collegarli ai possibili effetti psicofisici rilevabili sugli animali.
Questi studi che raggruppano in merito moltissimi lavori scientifici, danno un insieme di informazioni importantissime a chiunque voglia intraprendere lo sviluppo di un sistema di valutazione del benessere bovino.

Il metodo del Crenba di Brescia


Con queste premesse il Centro di Referenza Nazionale sul Benessere Animale (CReNBA) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, con sede a Brescia ha messo a punto un metodo di valutazione del benessere della vacca da latte a stabulazione libera, applicato dal 2011 ad oggi in quasi 600 allevamenti e, dal 2013, un secondo sistema, simile al primo, che valuta il benessere dei bovini allevati a stabulazione fissa.
Quest’ultimo metodo di valutazione è rappresentato da una check-list composta da 49 items, tra i quali troviamo sia domande da rivolgere all’allevatore sia osservazioni che deve fare il veterinario, suddivisi in 4 aree di pertinenza:
l Area A (13 items): management aziendale e valutazione degli addetti;
l Area B (16 items): strutture e attrezzature;
l Area C (13 items): Animal Based Measures(valutazioni sugli animali identificate da Welfare Quality®), sanità animale e biosicurezza;
l Area D (7 items) valutazione dei sistemi di allarme e controllo delle condizioni ambientali;
Messi a confronto, i sistemi di valutazione del benessere animale della vacca da latte a stabulazione libera e fissa presentano alcune differenze. In quest’ultimo, maggiore attenzione è rivolta verso quei fattori di rischio già citati precedentemente e che sono peculiari della posta fissa, legati quindi principalmente alle strutture e agli effetti che queste possono avere sull’animale. Nello specifico viene posta più attenzione all’adeguatezza dell’area di riposo, alla presenza di educatori elettrici, all’evidenza di stereotipie da parte degli animali, alle lesioni cutanee e alle zoppie.
Nei prossimi mesi il CReNBA perfezionerà questo sistema di valutazione al fine di raccogliere un maggior numero di dati ed avere così un quadro completo ed esaustivo di questa realtà ancora molto presente nel nostro Paese, venendo incontro alle richieste della Comunità europea e cercando di fornire ai consumatori un’informazione trasparente e veritiera su questa tematica.

 

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