Azienda de Stefano: Così le nostre bufale

Migliorare gli standard produttivi valorizzando i terreni aziendali. È l’obiettivo principale di questa azienda zootecnica della provincia di Salerno. Spiega il titolare Francesco De Stefano: «Tenuto conto della peculiarità orografica della zona, la suddivisione dell’azienda in tre settori rappresenta la soluzione tecnica ideale per gestire la mandria in modo ottimale»


bufale

L’azienda de Stefano è una realtà secolare, che affonda le sue radici alla fine del XVII secolo, quando Gaetano de Stefano fondò l’omonima azienda agricola che si è poi tramandata di padre in figlio.

Ricostruisce Francesco de Stefano: «L’attività aziendale è sempre stata primariamente a indirizzo agricolo, con produzione soprattutto di olio e fichi (destinati all’essiccazione), oltre che di cereali, rubia, bachi da seta, ecc., specie tipiche di questo areale che ben si adattavano all’orografia degli appezzamenti e alle caratteristiche pedoclimatiche della zona.

Già nel XVIII secolo una parte dell’attività era rivolta all’allevamento bufalino, che però venne successivamente interrotto. A metà del novecento, al fine di migliorare il reddito aziendale, all’attività agricola si è stabilmente affiancata quella dell’allevamento animale, prima di bovini da carne e più recentemente, di bufale per la produzione di latte».

Francesco de Stefano, con i figli Piero, Isabella e Maria Fiorenza, è oggi a capo dell’azienda bufalina, situata in agro di Ogliastro Cilento e Agropoli (Sa).

Da una decina di anni, continua, «appurato che i miei figli erano intenzionati a continuare l’attività, malgrado le condizioni ambientali sfavorevoli alla zootecnia tradizionale in cui l’azienda operava, abbiamo deciso di rilanciare l’impresa migliorandone il reddito, mettendo a frutto proprio le peculiarità della proprietà. Considerato che la produzione della mozzarella di bufala campana di elevata qualità riscuoteva sempre maggiore successo, in collaborazione con i miei figli, ci siamo quindi posti l’obiettivo di migliorare le performance produttive e qualitative dell’allevamento, che oramai si era consolidato, adattandolo esplicitamente alle condizioni territoriali e pedoclimatiche dell’azienda. Al contempo, abbiamo deciso di puntare a standard qualitativi elevati del latte prodotto che rispondessero appieno alle nuove richieste dei mercati».

Il rilancio dell’attività è in linea con le nuove tendenze che vedono un rispolvero del settore primario e un ritorno all’attività agricola di una parte della popolazione urbana.

Per questo, l’azienda de Stefano ha iniziato un’opera di miglioramento degli standard produttivi, valorizzando sia gli aspetti dell’alimentazione degli animali sia quelli del benessere.

Valorizzazione dei terreni aziendali

«Tenuto conto della peculiarità orografica della nostra azienda, con terreni prevalentemente collocati in collina e non particolarmente fertili – spiega Piero -, avevamo necessità di trovare una soluzione tecnica in grado di soddisfare le nostre esigenze. Abbiamo quindi suddiviso l’azienda in tre settori: il primo, collocato in pianura, rappresenta il corpo principale dedicato alla produzione; una seconda zona, sempre collocata in pianura, è dedicata alle bufale in asciutta, che devono partorire, e ai vitelli, mentre l’ultima area, collinare, ospita le giovani bufale nel periodo primaverile/estivo durante il quale gli animali sono tenuti al pascolo».

Grazie a questa organizzazione, l’azienda de Stefano riesce a valorizzare al meglio il suo territorio e a gestire la mandria in modo ottimale.

L’area “produttiva”

«Nella zona produttiva – spiega Isabella de Stefano, che cura l’aspetto riproduttivo dell’allevamento – sono presenti le bufale in lattazione, collocate in apposita stalla dotata di una sala di mungitura a tandem e di un’altra per la refrigerazione del latte».

Negli ultimi anni, grazie a piani alimentari ad hoc e alla destagionalizzazione dei parti, le performance produttive aziendali sono migliorate sensibilmente.

Più latte in estate

«Due anni fa abbiamo iniziato a praticare diffusamente l’inseminazione strumentale – continua Isabella – inseminando animali adulti e una piccola percentuale di giovenche. Ci siamo resi conto che i migliori risultati si ottenevano con gli animali giovani e così abbiamo aggiustato il tiro: l’anno scorso abbiamo ottenuto risultati lusinghieri con il 70% di femmine ingravidate a febbraio – marzo».

Quest’aspetto dell’allevamento ha portato, tra gli altri benefici, anche quello di ottenere maggiori quantità di latte durante il periodo estivo.

«È certamente un vantaggio – continua Isabella – considerato che la richiesta di mozzarella è maggiore in estate. Per adesso questa tecnica è praticata solo su una parte della mandria e le bufale che non risultano positive all’inseminazione strumentale sono coperte naturalmente. Il prossimo passo sarà ridurre l’intervallo tra i parti per ottenere una migliore media produttiva nel corso dell’anno».

L’area “asciutta”

Anche l’area destinata alle bufale in asciutta è collocata in pianura e, nonostante non siano tra le più evolute, le strutture presenti in questo corpo sono funzionali allo scopo, come riferisce Maria Fiorenza: «Il nostro obiettivo è tenere separate le partorienti e i vitelli fino al loro svezzamento. Dopo i primi giorni in cui sono alimentati con il colostro della madre, i vitelli passano in gabbie separate dove sono svezzati. In seguito vengono spostati in box collettivi, distinti in base all’età e qui restano fino all’età adulta».

Il pascolo

Nel periodo che va da aprile ad agosto, tutti gli animali, a eccezione di quelli in produzione, sono trasferiti al pascolo in collina, in regime di stabulazione libera.

«L’area collinare a disposizione delle bufale – prosegue Maria Fiorenza – è di circa trenta ettari, adeguatamente recintati. All’interno del recinto gli animali sono liberi di muoversi e di pascolare; tuttavia, ogni due giorni forniamo un supplemento di mangime che integra l’alpeggio».

Per rendere il pascolo più ricco, gli imprenditori provvedono ad apposite concimazioni: «Dovendo migliorare la componente “leguminose”, somministriamo annualmente del concime fosfatico che favorisce queste specie e migliora la composizione del foraggio. Oltre a ottimizzare lo stato di salute degli animali, la soluzione del pascolo ci consente un certo risparmio, considerato che la voce “alimentazione” è quella che incide maggiormente sui costi produttivi».

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 15/2016

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