Avicoltura, tavolo filiera

Biosicurezza, monitoraggio del regolamento Ue sul biologico, etichettatura e sistemi di qualità nazionale, norme ambientali, import ed export. Questi i principali temi trattati con l’obiettivo di trovare soluzioni concrete ai problemi più urgenti che coinvolgono il comparto


avicoltura

Un tavolo di filiera promosso dalla Regioni del Nord, cuore dell’avicoltura made in Italy. L’obiettivo coinvolge più aspetti, egualmente urgenti, per rilanciare un comparto che nel giro di un anno ha visto perdere sensibilmente i margini di profitto e che spera di poter godere di maggiori attenzioni dalla prossima Politica agricola comunitaria, dalla quale i produttori di polli da carne e uova sono esclusi.

Nei giorni scorsi, a Mantova, l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, che ha presieduto il tavolo interregionale sull’avicoltura, ha affermato: «Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sono pronte a sollecitare i ministeri delle Politiche agricole, della Salute e dell’Ambiente per incitare la risoluzione di temi quali la biosicurezza, il monitoraggio del regolamento europeo sul biologico, l’etichettatura e i sistemi di qualità nazionale, le norme ambientali e i flussi di import ed export».

Attenzione massima dunque ai circa 3.000 allevamenti fra ovaiole, polli da carne, tacchini, riproduttori delle tre realtà regionali, che proprio pochi giorni prima del tavolo avicolo avevano incassato un altro successo insperato, ma di grande utilità per i redditi della filiera suinicola.

«Il risultato positivo ottenuto con la regionalizzazione della certificazione sanitaria per esportare la carne suina in Cina è un precedente che ci spinge a continuare con la formula della Macroregione agricola, che vede Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai vertici per la produzione di uova – ha spiegato Fava -. Non c’è alcuna volontà di contrapposizione col ministero, ma è innegabile che molto spesso la burocrazia e gli strumenti individuati a Roma non brillano per tempestività o efficacia».

A portare i problemi dell’avicoltura al tavolo interregionale era stato il direttore di Assoavi, Stefano Gagliardi. «Sempre di più l’agricoltura diventerà merce di scambio sul piano dei rapporti internazionali, con accordi bilaterali o fra blocchi di Paesi – ha esordito Gagliardi -. Si pensi al negoziato sul Ttip o agli accordi col Marocco e altri Paesi del Nord Africa in cui l’avicoltura, gli agrumi, l’ortofrutta o altre produzioni sono oggetto di baratto con altri settori, dalle attrezzature all’ingegneria meccanica. Non ci sarebbe nulla di male nella cooperazione, se fosse però equilibrata. Non possiamo far finta di niente, quando i costi di produzione in Italia sono superiori del 20-25% rispetto ai paesi extracomunitari, che non rispettano norme sanitarie, regole del Pacchetto igiene, prescrizioni in materia di costi o diritti del lavoro».

Certo, anche l’Italia deve perseguire obiettivi ben definiti, come la riduzione dei costi, il contenimento della burocrazia, norme in grado di dare risposte efficaci sugli aspetti sanitari, ambientali, di qualità, per gli allevamenti convenzionali o biologici. «Oggi è fondamentale avere una gestione omogenea, per rilanciare i consumi di pollame e di uova che, per la deriva vegetariana e vegana che si è innescata – ha proseguito il direttore di Assoavi –  stanno mettendo in ginocchio le aziende».

Altro grave problema è quello legato alla demonizzazione dell’allevamento con le gabbie. «Le uova di categoria 3, cioè ottenute da galline ovaiole allevate in gabbia, sono viste come il malocchio, eppure parliamo di allevamenti in regola, che rispettano le normative sul benessere animale e che hanno investito milioni di euro per adeguarsi alle direttive dell’Unione europea».

Servirà dunque una campagna mediatica in grado di mettere in chiaro tutti questi aspetti. Ma la preoccupazione del settore è anche legata alla definizione del regolamento sul biologico. In caso di presenza intermittente del ministero delle Politiche agricole, gli avicoltori hanno sollecitato le Regioni a svolgere attività di monitoraggio e di pressing per evitare che passi un regolamento eccessivamente penalizzante per l’Italia.

Assoavi ha sollecitato anche le Regioni a sostenere il progetto legato al Sistema di qualità nazionale (Sqn), affinché la grande distribuzione organizzata preveda spazi idonei sugli scaffali.

Il presidente di Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini, ha portato alla luce il problema legato alle importazioni. «Spesso entrano uova dall’estero e il prodotto arriva al consumatore come prodotto italiano – ha esordito -. Non conosciamo la quantità dell’import, mentre è arrivato il momento di rendere pubblico il percorso della filiera dell’uovo». Per questo ha chiesto che venga modificato il sistema dell’etichettatura dell’uovo. «Abbiamo una serie di codici che sono incomprensibili ai più – ha accusato – e si tratta di numeri che si trovano stampati sul guscio, ma non sulla confezione, con la conseguenza che il consumatore li viene a conoscere dopo l’acquisto».

Opinione condivisa anche dal presidente di Cofagricoltura Lombardia, Matteo Lasagna. «Sul sistema di etichettatura e sulla verifica delle importazioni dovremo contattare i ministeri delle Politiche agricole, ma anche della Sanità e dell’Industria», ha puntualizzato, sollecitando un’azione a più largo raggio.

Attenzione anche alla Pac post-2020. «Se non ci muoviamo oggi per cercare di cambiare le regole della nuova Pac, indipendentemente dalle risorse, inevitabilmente il settore avicolo sarà sempre escluso – ha affermato Prandini -. Dobbiamo partire con il coordinamento delle Regioni».

Secondo il numero uno di Cia Lombardia, Giovanni Daghetta, «dobbiamo lavorare su strumenti di assicurazione del reddito, come fanno da decenni gli americani; così si metteranno le aziende in condizione di superare le cadute verticali dei prezzi».

Anche i Programmi di sviluppo rurale potrebbero rappresentare una formula vincente per superare lo stress dei mercati. Ne è assolutamente convinto Alessandro Baronchelli di Copagri. «Meglio correggere gli squilibri interni ai Psr – ha detto – che non promuovere i contratti di filiera, che non premiano completamente gli allevatori».

Il settore merita la massima attenzione. Lo ha raccomandato Gianni Comati, presidente del Distretto avicolo lombardo. «La produzione di uova si colloca, in termini di valore, solo dietro al latte in Lombardia – ha sostenuto Comati -. Meritiamo la massima attenzione. Abbiamo di fronte progetti ambiziosi e scelte che non possono più essere rimandate e le priorità sono un’assicurazione sul reddito, per non andare in default e chiudere le aziende e un programma per sostenere l’intera filiera e fare in modo che arrivi un messaggio chiaro al consumatore della qualità delle uova italiane. Non è concepibile che oggi si assista alla demonizzazione degli allevamenti in gabbia, quando le norme vengono rispettate».

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 17/2016

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