Antibiotici, prudenza

Veterinari e allevatori sono chiamati a un uso razionale degli antibiotici. Antibioticoresistenza, problema grave ma non mancano le risposte


antibiotici

Dalla scoperta della penicillina in poi, l’uso copioso e spesso improprio degli antibiotici ha portato alla comparsa di microrganismi multi-resistenti che, da qualche tempo, sono oggetto di grande attenzione in Sanità pubblica perché responsabili d’infezioni umane divenute pressoché incurabili. Nella Comunità europea si stimano 25mila morti ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti e costi sanitari aggiuntivi ingenti.

Considerando la gravità di questo fenomeno, si sta cercando di intervenire a livello globale con attività volte alla riduzione del consumo di antibiotico sia in campo umano che in medicina veterinaria. In che modo la medicina veterinaria e le attività zootecniche sono coinvolte in questa problematica sanitaria?

Esiste uno scambio continuo e reciproco di microrganismi tra animale, ambiente e uomo. Questo può avvenire attraverso il contatto diretto uomo-animale, tramite i reflui dispersi nell’ambiente oppure ancora tramite gli alimenti di origine animale.

Le resistenze che si creano in allevamento, quindi, possono diffondersi nella comunità. Ad oggi non è noto quale sia il reale impatto delle resistenze di origine zootecnica sulla totalità del problema, ma veterinari ed allevatori sono chiamati con forza ad un uso razionale e prudente dell’antibiotico.

Le possibilità di trattamento

Alcune tipologie di trattamento, come l’uso profilattico o metafilattico dell’antibiotico, nelle quali la molecola viene assunta sia da animali infetti o malati che da animali sani, sono indicate come pratiche fortemente coinvolte nella selezione di microrganismi resistenti, così come l’utilizzo dell’antibiotico per tempi e dosaggi diversi da quelli registrati.

In generale i trattamenti di massa con antibiotico dovrebbero essere limitati alle situazioni strettamente necessarie. In quest’ottica assume importanza maggiore anche la corretta diagnosi eziologica, ossia l’identificazione del microrganismo responsabile della malattia, essenziale per un utilizzo mirato dei farmaci antimicrobici. Inoltre, l’isolamento in laboratorio del batterio responsabile della malattia, permette anche l’allestimento di test di sensibilità che diventano i migliori alleati per impostare una terapia efficace, che si traduce inoltre in costi minori, eliminando terapie inutili.

La prevenzione delle malattie infettive rappresenta uno strumento essenziale per potere ridurre l’uso di antibiotici in zootecnia. Essa deve essere perseguita tramite l’implementazione ed il rispetto di pratiche efficaci di biosicurezza (per limitare le possibilità di introduzione e circolazione di microrganismi patogeni in allevamento), una profilassi vaccinale adeguata ed un appropriato livello di benessere animale (per consentire agli animali di esprimere al meglio le proprie difese nei confronti delle infezioni).

Tutte le attività volte a ridurre l’uso dell’antibiotico sono oggetto di diversi progetti di in ambito comunitario, nazionale e locale e diversi Paesi europei hanno già iniziato percorsi più o meni vincolanti.

Il progetto emiliano

In Regione Emilia-Romagna, all’interno del Piano di Sviluppo Rurale 2016-2020, è stato finanziato un progetto di innovazione che vede la collaborazione di allevatori aderenti ai consorzi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e dell’Università di Bologna. Scopo del progetto è definire procedure aziendali per intraprendere un percorso di riduzione dell’antibiotico attraverso la puntuale quantificazione e caratterizzazione dell’utilizzo del farmaco, il ricorso metodico alla diagnosi di laboratorio, l’identificazione dei punti critici anche in ambito di biosicurezza e benessere animale e l’attuazione di interventi mirati.

Dopo l’effettuazione di una iniziale attività di formazione rivolta agli allevatori, in tutte le aziende aderenti al progetto verrà misurato periodicamente il consumo del farmaco, tramite il conteggio delle DDD (Defined Daily Dose), unità di misura che esprime la dose giornaliera di principio attivo assunto per il mantenimento della terapia. Questo parametro, accuratamente codificato e standardizzato a livello europeo, permette di confrontare i consumi di antibiotico fra realtà differenti (dagli allevamenti ai diversi Paesi).

Tale dato, quindi, diventa propedeutico alla valutazione complessiva dell’allevamento associato alle pratiche di biosicurezza e allo stato di benessere, al fine di individuare i punti critici della gestione per intervenire con azioni mirate. Inoltre, il conteggio delle DDD diventa un parametro di monitoraggio per valutare l’efficacia delle azioni che verranno introdotte con l’obiettivo di ridurre l’uso complessivo dell’antibiotico.

Il progetto verrà attuato in alcune aziende pilota che, in collaborazione con veterinari appositamente formati dall’Istituto zooprofilattico e veterinari aziendali, si impegneranno per identificare i punti critici, valutare le azioni correttive e monitorarne l’effetto,

La collaborazione tra enti di ricerca, allevatori, veterinari aziendali e i diversi attori della realtà zootecnica diventa così il punto di incontro e di partenza per la gestione condivisa del problema antibiotico resistenza nella prospettiva di una veloce disseminazione ad altre aziende di quanto la ricerca va producendo.

 

 (1) Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.

(2) Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano.

 

Leggi l’articolo su Informatore Zootecnico n. 3/2017

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