Accordo prezzo latte, i quattro aspetti positivi

È stato un “accordo quadro”. Ha dato continuità e garanzia al rapporto di cessione del latte di molte stalle. Ha introdotto la novità dell’indicizzazione. Ha stabilito quotazioni minime e crescenti


latte

Se l’accordo sul prezzo del latte firmato a dicembre scorso tra le organizzazioni professionali agricole e Italatte non è la soluzione di ogni problema, è però un buon segno. I sindacati agricoli hanno raggiunto una minima unità d’intenti: tutti hanno firmato l’accordo (anche se separatamente).

Inoltre hanno lavorato insieme alle principali organizzazioni di prodotto; infine c’è stato un buon dialogo con l’industria di trasformazione; tanto che alla firma dell’accordo tutti erano relativamente soddisfatti.

Un accordo quadro

Quello firmato è un “accordo-quadro” che riguarda il rinnovo dei contratti di somministrazione di latte tra molte stalle lombarde e Italatte, la principale azienda di trasformazione di latte crudo operante in Italia. Sebbene sia limitato alle parti firmatarie, l’accordo è importante in termini generali perché, ormai da anni, quanto stabilito in Lombardia fa da riferimento in una ben più vasta area nazionale vocata alla produzione lattiera.

Ma cos’è un accordo quadro? Lo stesso documento firmato a dicembre fa esplicito riferimento al Regolamento Ue 1308 del 2013 e al Decreto legge nazionale numero 51 del 2015. Il primo, all’articolo 148 considera la possibilità per ogni stato membro dell’Unione europea di rendere obbligatoria la stesura di contratti scritti tra le parti. Possibilità ripresa in Italia dal decreto-legge 51 del 2015 (convertito dalla legge 91 del 2015) che codifica le caratteristiche dei contratti scritti e considera la possibilità di stipulare contratti-tipo, che dettano le norme generali e le linee guida, concordate tra i rappresentanti delle parti, per la successiva stesura dei singoli contratti aziendali. In questo ambito è stato elaborato e firmato l’accordo quadro di cui stiamo parlando.

Continuità

Ma vediamo più nello specifico di cosa si tratta, precisando che il patto è stato sottoscritto, come accennato, dalle organizzazioni sindacali agricole in forza di deleghe appositamente rilasciate dalle aziende associate, dunque in nome e per conto di esse.

Innanzitutto con l’accordo le parti hanno inteso prolungare a fine 2017 sia contratti già in essere al momento della firma (il dicembre scorso) e prossimi alla scadenza del 31 dicembre 2016, sia quelli che sarebbero scaduti il prossimo 31 marzo. Si è voluto così dare continuità e garanzia al rapporto di cessione del latte di molte stalle.

Italatte ha poi accettato di eliminare ogni riferimento a penali per quantitativi di latte da consegnare oltre una predefinita quantità. Si tratta di un elemento non secondario: nei contratti precedenti veniva stabilito un quantitativo di latte (in genere riferito alla vecchia “quota latte”) entro il quale il prezzo concordato veniva versato integralmente e oltre il quale il prezzo veniva fortemente ridotto. Togliere questa clausola significa non solo eliminare un peso all’elasticità produttiva della stalla, ma considerare che oggi la fase di sovrapproduzione di latte è forse alle spalle.

Indicizzazione

E veniamo all’elemento centrale dell’accordo: il prezzo del latte crudo alla stalla oggetto della somministrazione all’industria. In questo ambito la novità è importante perché, dopo molti anni che se ne parla, si è tentata la via dell’indicizzazione del prezzo (negli ultimi contratti c’era solo un aggancio al prezzo europeo). Si è dunque deliberato di fissare un prezzo base e un doppio meccanismo di indicizzazione: da un lato al costo europeo del latte, e dall’altro al prezzo di uno dei principali prodotti caseari italiani: il Grana Padano.

Sono stati perciò definiti tre valori base:

– quello del latte crudo oggetto di cessione a € 37/100 litri;

– quello del latte di riferimento europeo detto “Ue-28” a 32 euro/100 litri (si tratta dell’Eu historical prices, nella colonna weighted average, ritrovabile nel sito http://ec.europa.eu/agriculture/market-observatory/milk);

– quello del Grana Padano a 6,82 euro/kg, ovvero il prezzo medio mensile (media tra maggiore e minore) del formaggio a stagionatura di nove mesi o oltre, quotato alla borsa merci della Camera di commercio di Milano.

Nella costruzione e applicazione dell’indice, il prezzo Ue-28 peserà per il 70%, mentre la quotazione del Grana Padano peserà per il 30%. Ciò significa che solo il 70% delle variazioni percentuali di quotazione del prezzo Ue dei prossimi mesi andrà a maggiorare il prezzo del latte alla stalla oggetto dell’accordo; allo stesso modo, per il Grana Padano, solo il 30% della eventuale crescita percentuale del suo prezzo peserà su quello del latte alla stalla (si veda il box).

Livelli minimi

Comunque, al di là del meccanismo di indicizzazione, è stato deciso che il prezzo del latte crudo non potrà scendere al di sotto di alcuni livelli prestabiliti: 37 centesimi di euro/litro per gennaio 2017; 38 centesimi per febbraio; 39 centesimi al litro per marzo e aprile.

Un prezzo crescente e dunque un altro indizio di relativa fiducia nel mercato dei prossimi mesi.

 

TRE ESEMPI DI INDICIZZAZIONE

Una riprova dell’importanza dell’indicizzazione del prezzo del latte nell’accordo quadro tra le organizzazioni professionali agricole e Italatte, si può desumere dal fatto che lo stesso documento sottoscritto a dicembre riporta alcuni esempi di applicazione di questo metodo, creato per legare il valore del latte crudo all’andamento di mercati ad esso in qualche forma collegati. Vengono così riportati tre esempi che illustrano tre diverse situazioni, vediamoli.

PRIMO ESEMPIO. Il primo riporta semplicemente il caso di variazione zero sia del prezzo “Ue-28” sia del Grana Padano. Situazione che ovviamente non comporterebbe variazioni nel prezzo del latte crudo alla stalla, che rimarrebbe quindi fisso al livello base di 37 centesimi di euro al litro.

SECONDO ESEMPIO. Nella seconda ipotesi viene lasciato stabile il prezzo del Grana Padano ma si muoverebbe il valore del latte “Ue-28”, che dal valore base di 32 centesimi al litro andrebbe a 33 centesimi al litro.

Si tratterebbe di una variazione del 3,125% che, ponderata per il relativo coefficiente pari a 70%, scenderebbe a 2,1875%. Quest’ultima rappresenterebbe la percentuale di aumento del prezzo base del latte: 37 x 2,1875% = 0,81.

Ecco che, in questo secondo esempio, il prezzo del latte alla stalla aumenterebbe al livello di 37,81 centesimi di euro al litro.

TERZO ESEMPIO. Nel terzo esempio viene lasciato immutato il valore del latte “Ue-28” mentre viene ipotizzata una crescita del prezzo mensile del Grana Padano a 6,95 euro al kg. Ciò significherebbe uno scostamento dell’1,906% dal prezzo base fissato nell’accordo a 6,82 euro al kg.

Questo scostamento viene “pesato” per il fattore di ponderazione relativo al Grana (30%), scendendo a 0,5718%, che rappresenterebbe, nel caso ipotizzato, la percentuale di aumento del prezzo di base del latte crudo: 37 centesimi x 0,5718% = 0,21.

Ecco che in questa terza ipotesi il prezzo finale del latte alla stalla salirebbe a 37,21 centesimi di euro al litro.

 

L’articolo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 2/2017

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