Quote latte, il Tar di Parma accoglie il ricorso di cinque allevatori

I commenti degli assessori all’agricoltura della Regione Veneto e della Regione Lombardia



“La sentenza del Tar di Parma, che il 7 giugno ha annullato il prelievo sulle quote latte comminato da Agea nei confronti di cinque aziende agricole, dimostra che avevamo ragione a incalzare il ministro Martina per una gestione diversa del Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario. E ora non lo dice solo la Regione Veneto, ma anche la giustizia”. Così l’assessore veneto all’Agricoltura commenta la sentenza depositata il 7 giugno in segreteria dal Tar dell’Emilia-Romagna (sezione staccata di Parma), che ha accolto il ricorso degli allevatori e annullato l’atto con cui Agea aveva disposto il prelievo per le consegne di latte 2014-2015, l’ultima annata con il regime delle quote latte.

“La sentenza dei giudici di Parma – dichiara il referente delle politiche agricole del Veneto – evidenzia l’ ’irragionevolezza dell’imposizione’, la ‘mancanza di qualsiasi forma di controllo della produzione’ per l’anno in questione e la carenza delle ‘emergenze motivazionali’ del decreto impugnato. I giudici amministrativi censurano, inoltre, l’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura per non aver preventivamente consultato la Commissione europea, come imposto a ogni Stato membro”.

“La gestione di Agea sulla questione delle quote latte è apparsa agli allevatori e alle Regioni quantomeno inefficiente – prosegue l’assessore – Ora questa sentenza apre un varco e fa da apripista anche per gli allevatori veneti. Di fronte al pronunciamento dei giudici il ministero delle Politiche agricole dovrà prendere posizione ed individuare una soluzione condivisa che non sia nuovamente impugnabile dagli allevatori. Più volte avevo sollevato la questione con il ministro Martina chiedendo  una gestione diversa del Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario. Ora che lo dice anche la giustizia, il ministro e i suoi tecnici dovranno ammettere che avevamo ragione”.

Anche l’assessore all’agricoltura della Regione Lombardia, Gianni Fava, ha commentato la notizia.

La sentenza del Tar di Parma, che il 7 giugno ha annullato il prelievo sulle quote latte comminato da Agea nei confronti di cinque aziende agricole, “è la Caporetto del latte per il ministro Martina, che non ha mai voluto ascoltare i suggerimenti della Lombardia per una gestione diversa del Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario. E ora non lo dice solo Fava, ma anche la giustizia”. Così l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, commenta la sentenza depositata il 7 giugno in segreteria dal Tar dell’Emilia-Romagna (sezione staccata di Parma), che ha accolto il ricorso degli allevatori e pesantemente censurato l’atteggiamento di Agea, colpevole di non aver nemmeno preventivamente consultato la Commissione europea, come imposto a ogni Stato membro. Temi che oggi Fava porterà all’attenzione della Commissione Politiche agricole in Conferenza delle Regioni.

“La gestione di Agea sulla questione delle quote latte è in linea con l’inefficienza e la cialtroneria già mostrata in altre occasioni dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura e ribadita, in questo particolare contesto, con il deposito fuori termine dei documenti richiesti a integrazione da parte del Tar – rincara la dose Fava -. Questo non esclude che domani possano rifare il provvedimento, motivandolo adeguatamente, ma siamo ormai al teatro dell’assurdo”. E seppure ogni Tar decida in maniera talvolta disallineata, “non si può non riconoscere che con questa sentenza si è aperto un varco e che il ministero delle Politiche agricole dovrebbe esprimere la propria posizione, indicando che cosa fare e senza costringere tutti gli allevatori non in regola con la produzione regolata dalle quote latte per l’annata 2014/2015 a fare ricorso”.

Resta il rammarico per gli errori commessi da Mipaaf e Agea, che pesano sulla pelle degli allevatori, in un momento di grave crisi del settore lattiero caseario. “Più volte avevo sollevato la questione – ribadisce l’assessore lombardo – venendo sistematicamente subissato dai latrati dei tirapiedi del ministro Martina, per il quale evidentemente la zootecnia da latte non è un problema da risolvere. Peccato, perché il ministro, a furia di non ascoltare quanto gli avevo suggerito, si è andato a schiantare sul Fondo Latte, bocciato non solo dalla Lombardia, ma ora anche dai tribunali”.

Quanto alle multe per la campagna 2014/2015, l’ultima col regime delle quote latte, la revisione dei valori della materia grassa avrebbero potuto scongiurare le sanzioni ai produttori, ma la proposta di alcuni Stati membri venne cassata in sede comunitaria, con l’Italia del governo Renzi schierata in favore della bocciatura di un provvedimento invece lungimirante.

“Purtroppo sul tema anche parte del mondo agricolo non capì che gli allevatori avrebbero potuto beneficiare di un adeguamento del tenore di grasso – ricorda Fava -. Lo stesso presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel luglio 2014, si affrettò a dichiarare che aveva fatto bene il ministro Martina a rigettare le proposte di alcuni paesi del Nord Europa per chiedere una misura di correzione al tenore di grasso nel latte che si sarebbe tramutata in un aumento della quota latte (…); sarebbe stata discriminatoria verso coloro, e sono la stragrande maggioranza degli allevatori, che hanno provveduto ad acquisire quote latte o a contenere le produzioni. Sarebbe stato meglio allinearsi alla proposta europea, piuttosto che accanirsi su un fondo ministeriale che è causa sia della stragrande maggioranza delle multe, ma anche di profili di illegittimità della norma in contrasto col regolamento europeo”. Inspiegabile la finalità, “a meno che non fosse raccogliere fondi da distribuire a chi era in regola o agli amici degli amici”.


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